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Elogio di Fabio Cannavaro: sotto la fascia due palle così. Il ritratto del Capitano di Ivan Zazzaroni

L'addio del capitano azzurro a Berlino 2006: dal Napoli al Parma, dalla Juve alla Nazionale, sempre al top

Elogio di Fabio Cannavaro: sotto la fascia due palle così. Il ritratto del Capitano di Ivan Zazzaroni
Due palle così. Che possono essere, e certamente sono, un segno di nobiltà calcistica. La prima dote naturale. Torino, 7 marzo ’93, Ottavio Bianchi fa esordire contro la Juve il non ancora ventenne Cannavaro e il guaglione, impiegato sulla fascia sinistra, prende una bambola di quelle indimenticabili da Paolo Di Canio. In serata l’allenatore parla col presidente Ferlaino e gli dice: «Il ragazzo non posso rimetterlo dentro, anche se è quello che ha più coglioni di tutti». Subito dopo si rivolge a Enrico Fedele, l’agente di Fabio, e secco: «Lo faccia studiare, poi me lo riporti»

Palle sempre in canna. Canna il capitano, il campione del mondo, il Pallone d’oro che Maldini e Baresi non sono stati; Canna che ha rappresentato il Napoli e il Parma, e la Juve, e poco anzi pochissimo l’Inter, e il Real e infine l’Italia, una certa Italia, ha chiuso col calcio. Lo ha annunciato cinque anni dopo la finale di Berlino. Il cuore ne avrebbe ancora un po’, le ginocchia no: si bloccano per usura, la cartilagine è partita.
Trentotto a settembre, Canna si è formato nelle difficoltà. A tredici anni fu spedito alla GIS, la squadra B delle giovanili del Napoli, una sorta di punto di non ritorno. Per un paio di allenatori non poteva fare strada: troppo limitato tecnicamente. Beppe Materazzi, il padre di Marco, e Enrico Catuzzi, scopritori di un numero imprecisato di talenti quasi tutti baresi (De Trizio, Caricola, Loseto e altri), furono i primi a credere nelle sue capacità. Insieme, ovviamente, a Fedele, oggi 64enne, che ha seguito Fabio per un quarto di secolo condividendone soddisfazioni e amarezze, successi e sconfitte, battaglie e qualche guerra (il caso neoton, video con  flebo, il passaggio dall’Inter alla Juve, il Mondiale post-Calciopoli, Sudafrica 2010).

Proprio Materazzi, candidato a sedere sulla scomoda panchina del Bologna della coppia Gruppioni-Gnudi, decise che era il momento di investire su Canna e convinse Ferlaino a mollarlo. Ma l’offerta bolognese improvvisamente sfumò e Canna restò a Napoli. A un certo punto si fece avanti l’Acireale di Papadopulo, ex vice di Materazzi. Ma prima che l’operazione si realizzasse, intervenne Marcello Lippi, tecnico a Napoli, che dopo una suonata a Cremona fece piazza pulita della vecchia guardia bianchiana: estromise Bia, Nela e Pari per dare fiducia ai ragazzi. Contro il Toro Canna cancellò dal campo Benny Carbone e si guadagnò la maglia da titolare, la pagnotta e, ora lo sappiamo, una splendida carriera.

Due palle così. La personalità del veterano, paura di niente e di nessuno, la totale adesione ai progetti tecnici di Lippi e Capello, Cannavaro è stato uno dei difensori centrali più rapidi della storia del calcio moderno, probabilmente il più forte marcatore degli ultimi quindici anni.
 «Di Fabio conservo due delle mille telefonate ricevute» ricorda Fedele. «La prima alla vigilia della finale di Berlino (“Dovete venire anche voi, faccio cento partite in Nazionale e vinco il Mondiale”), la seconda intorno alle 2 e mezza della notte del trionfo: “Ma v’immaginate, dottore: sono campione del mondo?! Stanotte la coppa me la porto a letto, la metto tra me e mio figlio”. Che si chiama Christian e gioca bene a pallone.

di Ivan Zazzaroni

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Commenti all'articolo

  • lucabilly

    11 Luglio 2011 - 08:08

    un vero camerata, di quelli che ti guardano negli occhi ed oltre gli occhi. Senza paura, come i valorosi di altri tempi. Capitano di una Nazionale che mi ha fatto godere di gioia e che ogni volta la guardo mi riporta a momenti sublimi di orgoglio nazionale, il mio, quello che vivo tutti i santi giorni. Altro che vergogna; io da fiorentino e da italiano ho sempre il tricolore sul mio tavolo di lavoro e la fotografia del Duce nel passaporto. Onore a Fabio Cannavaro ed ai gloriosi di quel 2006. Luca

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  • paperissimo

    10 Luglio 2011 - 21:09

    sotto la fascia anche l'onta di una vicinanza con ambienti camorristici napoletani....

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  • fgem

    10 Luglio 2011 - 18:06

    complimenti al giornalista per il titolo del suo pezzo: molto, ma molto fine, davvero, una lezione di giornalismo. A pennello, d'altronde, per la testata per cui scrive.

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