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Nel fango calcioscommesse non ci finiscano anche i club

"Oggettive" sono solo le colpe dei singoli. Ecco perché chi sbaglia deve pagare, ma non le società / BIASIN

Nel fango calcioscommesse non ci finiscano anche i club
Diciotto club e ventisei giocatori nella melma: totale quarantaquattro gatti coinvolti a vario livello nella becera questione Calcioscommesse. C’è chi nella suddetta melma galleggia, chi si dimena e chi affonda a seconda delle indicazioni fornite dal celebre procuratore federale Stefano Palazzi, quello che se c’è una rogna pallonara gli tocca rimandare le ferie a Gabicce Mare, ché deve lavorare e interrogare e elaborare e produrre faldoni e sentenziare.
Così ha fatto, due mesi dopo l’esplosione del caso che poteva stravolgere il mondo del pallone nostrano a cinque anni da Calciopoli e che invece non stravolgerà proprio niente. Rischiano i singoli più che altro, quelli che a vario livello sono stati pescati con le mani nel barattolo della marmellata. Non si transige: chi ha fatto il furbetto pagherà con condanne pesanti, pesantissime, che per qualcuno (leggi Doni) potrebbero significare fine della carriera. Dipenderà dal processo sportivo, ovviamente, al via tra sette giorni per stabilire pene giuste e insindacabili (si spera).
Poi ci sono le società, quelle coinvolte per la cosiddetta responsabilità oggettiva. In parole povere: tu, datore di lavoro, te la prendi in quel posto perché chi c’ha provato è a libro paga. Ora, se non riusciamo a giustificare il curioso (grottesco?) tesseramento dell’ex calciatore Stefano Bettarini da parte del Chievo (l’hanno definita un’operazione immagine, ma se così fosse è stata decisamente pubblicizzata male: che il Betta fosse tesserato con i veneti l’abbiamo scoperto ieri...), di sicuro qualche attenuante in più ce l’ha quel poveraccio di Antonio Percassi, patron dell’Atalanta.
Ci perdonerà il “poveraccio”, ma viene difficile individuare un altro termine per definire il presidente che ha raccolto il club in uno dei momenti più bui della sua storia, gli ha ridato vita, s’è inventato manifestazioni benefiche, offerte per le famiglie, ha fatto beneficenza, ha riorganizzato il settore giovanile, ha stravinto il campionato di serie B e, infine, rischia di passare per quello che ha la coscienza sporca perché due dei suoi (oltre a Doni anche Manfredini) forse (il condizionale è d’obbligo) hanno aggiustato un paio di partite.
Roba da matti e non importa se la sanzione sarà solo pecuniaria o se i punti di penalizzazione saranno due o tre, il fatto è che non si può macchiare in maniera indelebile un club che nell’ultima stagione ha fatto di tutto per elevare il calcio italiano a una dimensione europea, sconosciuta a sud delle Alpi. Si rischia il ridicolo una volta di più. Chi sarà chiamato a giudicare valuti bene responsabilità e coinvolgimenti.

di Fabrizio Biasin

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