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Ricatti, scugnizzerie, fughe Caro De Laurentiis, mo' bbast

Il presidente lancia un Napoli trash tra sceneggiate, parolacce e "ricatti" alla città. E' divertente, però... / BIASIN

Ricatti, scugnizzerie, fughe Caro De Laurentiis, mo' bbast
L’Aurelio furioso si trasforma in iena che son da poco passate le otto. Fortuna vuole che un guaglione passi dagli studi di via Feltre a Milano proprio nell’attimo in cui al n° 1 del Napoli (e del cinematografo) parte la mitralica. «Teste di cazzo, siete delle merde!» grida rivolto al collega Cellino, ma non si capisce bene se ce l’abbia con la categoria dei presidenti, con chi ha organizzato il sorteggione nella sala mensa del calcio, con la Milano poco afosa e pochissimo accogliente o con i prodotti maleodoranti dei piccioni meneghini. Poco importa: De Laurentiis non ci sta a far la figura del fesso, De Laurentiis non lo fotti con la storiella che il computer è imparziale, De Laurentiis sceglie l’esilio volontario alla compagnia di chi manovra nell’ombra per far male al Napoli, De Laurentiis preferisce pagare 5 euro di miscela al povero figliolo in motorino e fugge via veloce come il vento. Senza casco.
Pare una scena di un film con Nino D’Angelo, ma Nino teneva i boccoli biondi e i segni dell’acne sul viso, Aurelio invece no, c’ha solo un principio d’ulcera per un’estate vissuta da reuccio del pallone. «Mi vergogno di essere italiano!» grida e «voglio tornare a fare cinema!». Ma come - sobbalza l’appassionato - più di così? E vien da pensare all’estate torrida del presidentissimo, quello che nel calcio c’è finito in punta di piedi e ora a pedate prende gli altri. Fa quello che ha perso la pazienza, ’o vittimone, e appare chiaro a tutti che la tragicommedia può essere definita “lagna preventiva”: ti lamenti a luglio per essere rispettato a settembre.
Ha capito come si sta al mondo (pallonaro), l’Aurelio: s’incazza come una biscia con un giornalista de “Il Mattino” e gli requisisce l’accredito per entrare nel covo di Dimaro (Trentino), convoca una conferenza al dì (preferibilmente in barca) per dire il cavolo che gli passa per la capa, snocciola idee tamarre come si producono sigarette alla Philip Morris e prima s’inventa la “Scugnizzeria” (sorta di “Cantera” campana da costruire con i soldi della Ue destinati alle zone depresse dell’area mediterranea), quindi presenta Inler con la maschera da leone che se c’era Er Piotta non mancava proprio nessuno, infine la spara grossa, ma così grossa, che quando la dice gli scappa da ridere: «Se il sindaco De Magistris non mette a posto il San Paolo porto il Napoli all’Olimpico di Roma a giocare la Champions. Ho già parlato con Petrucci, carico ottantamila tifosi sui treni e li porto nella capitale».
Cose pazze, e siam felici che dopo Mourinho qualcuno ci faccia fare cotante risate grasse, regali agli orfani del calcio emozioni anche alla serata dei sorteggi, una baracconata che di solito fa venire il latte alle ginocchia per frasi tipo: «Contento del calendario? Tanto prima o poi dobbiamo affrontarle tutte...». Ringraziamo sentitamente, ma ora basta. A un mese dal via del campionato abbiamo sentito parlare di “tavoli di pace” e amenità siffatte, ma poi finiamo sempre nel guano, nel pecoreccio, nelle fughe in motorino a colpi di vaffa, nelle scommesse di Scommessopoli, nelle intercettazioni di Calciopoli, nelle repliche dei santarelli che purtroppo non hanno i bei capelli biondi di Elena, la showgirl.
Parola a Enrico Preziosi, quello che dice e fa quel che gli pare: «Un’azione disciplinare nei confronti di De Laurentiis? Personalmente la auspico». Parola a Matteo Salvini, Eurodeputato della Lega intervenuto a “La Zanzara”: «Scommettiamo che adesso faranno vincere lo scudetto al Napoli? E poi il casco! Siam mica a Napoli!».  Et voilà, il papocchio è confezionato: dalla compilazione dei calendari alla guerra nord-sud in puro stile barzelletta il passo è breve. Il trash (che poi è significa monnezza) è servito. E purtroppo, Aurelio carissimo, non siam mica al cinema.

di Fabrizio Biasin

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