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Cassano, l'unica motivazione resta la maglia della nazionale

Vecchia promessa. Grasso, contestato, quasi 30enne. Antonio rischi la panchina al Milan e gli rimane soltanto l'azzurro di Prandelli

Cassano, l'unica motivazione resta la maglia della nazionale
Ho avuto la tentazione di telefonare a Fascetti per chiedergli cosa avrebbe dovuto fare Cassano adesso: poi ho pensato che mi avrebbe mandato a quel paese: da almeno dieci anni lo chiamano solo per questo e - conoscendolo - immagino che ne abbia le palle piene di interpretare il ruolo del padre putativo, del consigliere affettuoso e di parte puntualmente inascoltato visto che «Antonio fa sempre come gli pare» - del resto un paio di anni fa raccolsi lo sfogo di Beppe Bozzo, l’agente-amico del fantasista, e ebbi la conferma che l’istinto dell’artista (specie se barese) non può essere governato.

A Bari l’Attrazione ha giocato una buona partita. Prandelli l’ha messo nuovamente al centro del discorso abbinandolo al suo esatto contrario, Pepito Rossi il Soldato; Buffon e compagni hanno fatto il resto consegnandogli la fascia di capitano e Cassano si è sentito responsabilizzato al massimo e ha dato tutto quello che aveva, che ha. I possessori di genio e sregolatezza hanno un modo particolare e visibile di mostrarsi “dentro” la partita: fanno le smorfie, recitano la parte. E tra giocate e smorfie, stavolta ha convinto. Qualche giorno fa Pippo Inzaghi che con lui divide la camera e le incertezze al Milan ha spiegato che «deve essere aiutato, ma deve soprattutto darsi una mano». Aiutato?, aiutarsi? Antonio ha 29 anni, ed è questo, non qualcosa di più, di diverso o ipotizzabile: altre sorprese non possono essere contemplate. Non ha bisogno di sostegni supplementari, di suggeritori illuminati, di ulteriori spinte a uscire da situazioni che non gradisce o lo limitano: l’ultima che ha ricevuto, fin troppo energica, l’ha portato da Genova a Milanello.

Antonio ha avuto o si è creato opportunità importanti, ha conosciuto il basso e l’alto, ha fatto cose buone e altre meno buone, ha preso in giro (anche se stesso) ed è stato preso in giro. Ha diviso. Credo che a quasi trent’anni abbia insomma il diritto di essere considerato il perfetto incompiuto, un fuoriclasse capace di cambiare un risultato ma anche di autorizzare sostituzioni condivisibili e panchine. Tanto lui è ugualmente felice, soddisfatto, appagato e oltretutto ha trovato un erede che promette faville: Balotelli.

Chi sostiene che per meritare gli Europei debba lasciare il Milan dei concorrenti Pato, Robinho, Boateng, Seedorf e El Shaarawy non vuole fare i conti con la realtà: Cassano ha ancora l’azzurro nonostante la discontinuità, e non è Roberto Baggio al quale viene ciclicamente accostato: Baggio crebbe anche attraverso il dolore fisico, conobbe una serie infinita di traumi e pause e nemici, inseguì soluzioni definitive come la fede; Antonio la sofferenza l’ha certamente frequentata prima di diventare Cassano, non durante.  Ammetto che mi piacerebbe vederlo finalmente protagonista nel Milan. E quindi più convincente e decisivo del “genero”, del brasiliano giunto a rimorchio di Ibra, del promettente egiziano, del Professore e di Moonwalk: sarebbe una gran bella cosa per il cittì che continua a soccorrerlo e per un calcio, il nostro, che non sembra ancora in grado di fare a meno del Perfetto Incompiuto.

di Ivan Zazzaroni

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