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Tassotti: "31 anni di Diavolo, ora però aspetto la nazionale"

Il vice-allenatore del Milan si confessa: "Mi piacerebbe entrare nello staff degli Azzurri. Allegri? Simpatico, ma anche lui s'arrabbia"

Tassotti: "31 anni di Diavolo, ora però aspetto la nazionale"
Domenica sera si è giocato il Trofeo Berlusconi tra Milan e Juve. Mauro Tassotti, vice di Allegri, è in rossonero dal 1980 e non crede alla “maledizione”: chi lo vince perde il campionato. «Nel calcio ci sono mille riti. Noi dello staff ci trovavamo la scorsa stagione una volta la settimana a cena. Portava bene, ma poi vincevamo anche senza questa vigilia».

Quanti siete?

«Otto più il mister. L’altro vice è Andrea Maldera, figlio di Gino. Due preparatori dei portieri e 6 atletici».

Allegri come fa a essere sempre così misurato, nelle dichiarazioni?

«Si arrabbia anche lui, mai in conferenza stampa. In allenamento o partita, se non è contento alza pure la voce. Con i giornalisti non cerca frasi a sensazione».

Il contrario di Mourinho, somiglia a Carlo Ancelotti.

«Con cui ho lavorato sette anni e mezzo. Allegri ama scherzare, ha un approccio più semplice del portoghese».

Da calciatore era un fantasista, da tecnico faceva giocare benissimo il Cagliari, anche se spesso prendeva molti gol. Nello scorso girone di ritorno invece appena 7 subiti.


«La fase difensiva è fondamentale per vincere titoli. Tutto parte da lì o meglio dai palloni rubati a metà campo».

Nel ’94 al mondiale degli Stati Uniti lei rifilò una gomitata a Luis Enrique. Lo spagnolo è già sulla graticola, alla Roma.

«Feci una stupidaggine, ho chiesto scusa mille volte. Sinceramente non lo conosco, so che Sacchi lo stima molto».

È alla 32ª stagione a Milanello, quali sono stati i tecnici più significativi?

«Arrigo ha rivoluzionato il calcio italiano. Sul piano personale fu molto importante e pure per la società, portando la cultura del lavoro: prima nel calciatore era molto bassa. In tanti abbiamo sfruttato i suoi insegnamenti, diventando allenatori».

Vinse un solo scudetto ma fece l’en plein di coppe, al contrario di Capello.


«Casualità, per due grandi. Sembrava fossimo bolliti, Fabio fu capace di rimotivarci: 4 campionati in 5 anni».

Tassotti si ritira nel 1997.

«Mi affidarono la primavera sino al 2001, con due tornei di Viareggio e una finale scudetto».

La scorsa estate è stato tra i papabili per l’eredità di Ancelotti?


«Dovrebbe chiederlo in società, là decidono. Non che ci sperassi...».

A 51 anni, ha vinto tutto più volte, cosa le manca?

«Il titolo mondiale con l’Italia. Mi piacerebbe entrare nello staff, ripartecipare».

Chi contrasterà il Milan nella corsa al 19° scudetto?

«Inter e Napoli, con l’inserimento magari della Juve. Senza coppe, con una sola partita da preparare a settimana, è avvantaggiata. Conte assembla una squadra importante, si è visto giovedì al trofeo Tim».

E in Champions League?


«Barcellona e Real Madrid sono un filo davanti a tutte, il Manchester United arriva quasi sempre in fondo».

Ibrahimovic cerca il nono scudetto di fila, ma è a digiuno di Champions.

«Solo all’Inter aveva la squadra per arrivare in fondo, è strano che i nerazzurri l’abbiano vinta con il suo addio e il Barça con lui l’abbia persa».

intervista di Vanni Zagnoli

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Commenti all'articolo

  • sumeete

    22 Agosto 2011 - 13:01

    Per i più giovani: veniva chiamato Dialma Santos, uno storico terzino del Brasile. Mauro Tassotti il terzino del grande Milan che quando scendeva sulla destra sembrava un'ala da nazionale. Per me uno dei più grandi terzini,altro che Facchetti o Cabrini. Indimenticabile

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