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Stavolta le furbette sono le società Sono loro a non voler giocare

L'obiettivo segreto dei club: temporeggiare per pensare al mercato e far fuori Abete. Ecco perché tifano sciopero

Stavolta le furbette sono le società Sono loro a non voler giocare
Questa volta, forse, la colpa non è tutta dei giocatori viziati. Lo sciopero che bloccherà la prima giornata della Serie A 2011/12, sabato 27 e domenica 28 agosto, è figlio di una contesa sul contratto collettivo sì, ma non solo. Le società stanno giocando la loro bella parte nel muro contro muro (non a caso hanno rifiutato la proposta di mediazione Aic) e non solo per motivi di merito. Dietro allo slittamento del campionato di celano anche motivazioni tecniche (il mercato da ultimare, senza partite c'è più tempo per le trattative e più spazi di manovra) e politiche (con le manovre occulte per mettere il presidente federale Abete in difficoltà e possibilmente farlo saltare).

Il commento di Ivan Zazzaroni

Un’offesa al tifoso, alla gente che ama (ancora e nonostante tutto) il calcio e paga (ancora e nonostante tutto) il biglietto, l’abbonamento a stadio, pay, digitale: preso in giro chi ha anticipato di qualche giorno il rientro dalle vacanze per godersi dal vivo la prima uscita della squadra del cuore. E tutto questo per far saltare Abete, demolire il carrozzone federale e consegnare il calcio ai suoi veri e unici padroni, che sono i club, i presidenti solo apparentemente indebitati.
La disputa sul punto 7 del contratto collettivo? Una sciocchezza. Il braccio di ferro per l’attribuzione della supertassa? Un altro pretesto. Beretta, numero 1 della Lega, si è presentato all’incontro chiave con la delega alla firma di un solo documento, quello ovviamente ritenuto inaccettabile dall’Aic - vietata la virgola in più: i club hanno deciso che la Federazione dell’indecisionista Abete, oltre che di Tavecchio e Macalli, deve smettere di contare (di più) visto che chi produce lo spettacolo e manda avanti la baracca pretende la massima autonomia, vuole le mani libere.
Chiamatelo democristianamente slittamento oppure Pippo: il risultato è uno sciopero a tutti gli effetti: si tratta di astensione dal lavoro, la prima giornata non si giocherà tra il 27 e il 28 agosto come da programma ovviamente condiviso (non de Laurenitiis) ma è stata rinviata a dicembre per questioni volgarmente politiche. Ha ragione Stefano Salandin che ieri su Tuttosport ha scritto: «Le Leghe (preciso, la Lega di A) non credono più in lui  gli contestano un quadriennio di governo in cui si sono accavallati errori, scelte sbagliate, sconfitte». E - aggiungo - blocchi e mancate decisioni: sono ad esempio convinto che la Juve, attraverso l’avvocato Briamonte che come piede di porco usa il talebano Lotito, gli stia facendo pagare la posizione pilatesca tenuta negli ultimi mesi sul caso dello scudetto 2006. Per non voler scontentare nessuno, per avere diciannove scomodi amici, Abete ha finito per mettersi il (suo) mondo contro.
Ieri poi si è superato inventandosi il fondo di garanzia di 20 milioni da utilizzare per risarcire i club nel caso in cui intervenissero dei contenziosi di carattere fiscale (contributo straordinario e altro). Da dove avrebbe preso quel denaro? Dalle casse del Coni?, ovvero anche dalle nostre tasche?
PS. Tempo fa invitammo i calciatori a fare un passo indietro sul punto 7 per evitare questo scempio: sarebbero usciti vincitori (morali) da una vergognosa guerra di potere e denaro e debolezze. Non ci hanno ascoltati. Hanno perso un’ottima occasione per riavvicinarsi alla gente. Che paga. Di nuovo.

di Ivan Zazzaroni

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Commenti all'articolo

  • paolo44

    26 Agosto 2011 - 17:05

    Mangiapane a ufo della FIGC, poltronari da sempre, politici di serie B sistemati a vita su prestigiose poltrone. Se li sbattono fuori a calci fanno benissimo, fuori Abete, Palazzi, Carraro, Petrucci, tutti super riciclati ed inamovibili, anche quando non ne azzeccano una. Hanno distrutto il calcio italiano, che fino al 2006 dominava in Europa e nel mondo. Al diavolo, per sempre, e senza paracadute please!

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