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Serie A ferma: chiusa per sciopero Così i club si faranno i fatti loro

Fallisce anche l'ultima trattativa. E così le società avranno più tempo per recuperare giocatori e inserire gli ultimi arrivati

Serie A ferma: chiusa per sciopero Così i club si faranno i fatti loro
Il 5 agosto Aurelio de Laurentiis dichiarava: «Il campionato dovrebbe cominciare a metà settembre, sarebbe meglio per tutti». Qualche giorno prima, serata dei calendari, il presidente del Napoli aveva dato delle merde ai colleghi e se n’era andato chiedendo un passaggio a uno scooterista, non prima però di aver urlato al mondo «che qui c’è gente che fa e disfa a suo piacimento, e io non ci sto a fare la figura del coglione». La figura dei coglioni l’abbiamo fatta noi, appassionati, giornalisti, gli stessi calciatori. La serie A partirà con l’anticipo del sabato il 10 settembre, giusto a metà mese, come hanno deciso alcuni presidenti, i più potenti e proprio per questo fisiologicamente in difficoltà: i calciatori, i privilegiati, non c’entrano più, dissoltesi le loro colpe: all’ultimo momento hanno fatto il possibile per scongiurare lo sciopero: «La Lega è un anno e mezzo che dice no a prescindere e l’ha fatto di nuovo» ha spiegato Damiano Tommasi. «Io ho offerto un’apertura in extremis e mi sono beccato anche i rimproveri di qualche tesserato». «Quella dell’Aic era una proposta fatta per farsi dire di no, mi pare abbastanza evidente», la replica del presidente della lega Beretta. «Hanno riproposto il vecchio contratto firmato dall’Aic e da Campana. Quindi mesi di lavoro sull’articolo 7 e sulla questione centrale del contributo di solidarietà (da quando è diventata centrale?), cancellati con un colpo di spugna, sarebbe stato un enorme passo indietro. Quella dell’Aic era una proposta di immagine, tattica, ma per farsi dire di no».

Le prime crepe  - «Beretta si è dimostrato un presidente incapace. Ha gestito la situazione con superficialità», questa la chiosa di Massimo Cellino, numero uno del Cagliari. «Non lo riconosco più come mio presidente. Ho chiesto di mettere a verbale quello che ha detto in lega e ne risponderà. Lui fa altri lavori: se deve gestire la lega in questo modo, è meglio che se ne vada a casa. Non è stato in grado di fornire le informazioni in modo corretto».  Non c’era bisogno di proporre un accordo ponte per farsi dire di no perché i presidenti che insieme ai loro avvocati-pasdaran decidono per tutti e se ne fottono di Abete non avevano alcuna intenzione di dire di sì. Due le ragioni: la prima, e principale, l’abbiamo esposta ieri spiegando che è in atto un attacco al carrozzone federale da parte delle società guida che vogliono una Premier esente da blocchi istituzionali; la seconda, molto più banale e vergognosa, è che società come la Juve, l’Inter e la Roma non avevano alcun interesse a scendere in campo ora, e potendo sfruttare l’occasione hanno voltato le spalle al mondo e alla gente: al di là degli impegni dei nazionali, quindici giorni in più di lavoro sono - per loro e per altre - una mano santa.

Chi ci guadagna - Prendiamo la Juve: perché mai avrebbe dovuto fare di tutto per giocare dopodomani a Udine, quando la squadra è ancora incompleta (si accavallano gli arrivi e i malumori), l’avversario è più avanti avendo disputato i preliminari di Champions, Conte è insoddisfatto («siamo in ritardo e ancora incompleti») e prima di ogni altra cosa l’11 ha la possibilità di esordire nel nuovo stadio che inaugurerà quattro giorni prima contro il Notts County? E vogliamo parlare dell’Inter, alle prese con la rinuncia a Eto’o («non l’ho fatto per i soldi» ma va a dar via i ciap), le incertezze sul futuro di Sneijder, i rebus tattici di Gasperini e i ritardi dei sudamericani impegnati in coppa America, oltre che quelli del mercato? E la Roma, appena uscita dall’Europa, allenata da un tecnico debuttante e presuntuoso che in poche settimane s’è messo contro mezza città e Totti ed è già costretto ad annunciare che non si dimette, come l’avreste vista a Bologna?  Il dramma è tuttavia un altro: è infatti svanita anche l’ultima certezza del calcio moderno: la potenza inattaccabile delle pay tv, ovvero dei finanziatori unici. Da rifare immediatamente la campagna pubblicitaria “Solo su Sky il calcio fa miracoli”. Purtroppo per i miracoli deve attrezzarsi anche il vecchio Murdoch.

di Ivan Zazzaroni

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Commenti all'articolo

  • raucher

    28 Agosto 2011 - 05:05

    il calcio potrebbe benissimo non esistere.

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  • paolo calcogni

    27 Agosto 2011 - 15:03

    Meglio così Molto più interessante il campionato inglese

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