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Nel Barcellona dei fuoriclasse c'è un solo extraterrestre: Pep

Vittoria in Supercoppa contro il Porto: 2-0 con Messi e Fabregas. Dal 2008 per Guardiola 12 vittorie su 15 tornei: un mito

Nel Barcellona dei fuoriclasse c'è un solo extraterrestre: Pep
Due a zero al Porto, vittoria in Supercoppa europea, dodici successi su quindici competizioni dal 2008 ad oggi. Se molti già hanno incoronato il Barcellona tra le tre o quattro squadre più forti di ogni tempo, occorrerà fare altrettanto anche per il suo allenatore, Pep Guardiola. "Bravo sì, ma con quella squadra vincerebbero tutti", è la vulgata. Troppo facile con Messi, Villa, Iniesta, Xavi, Piqué, ora pure Fabregas e Sanchez? No, semmai troppo difficile per un mister mediocre, elementare solo per un uomo di intuito, pragmatismo e creatività eccezionali. Pragmatico e geniale, Pep, e nel suo caso non c'è contraddizione. Il trionfo "minore" contro i portoghesi a Montecarlo testimonia il suo merito ultraterreno: tenere sulla corda un gruppo di primedonne per tre anni di fila, restare saldamente al timone e anzi reggerlo con più forza ogni anno che passa. Riuscire a sorprendere vincendo di più, e meglio. Perché il Barça, oggi, vince anche senza brillare. Una macchina da guerra, ora splendida e gioiosa, ora semplicemente da guerra, che non conosce cedimenti né cali di pressione. Un esempio: l'Inter del triplete si è sgonfiata nel giro di qualche mese, vuoi per l'addio di Mourinho vuoi per il fisiologico rilassamento di un gruppo di campioni arrivati al massimo. Il Barcellona no, non si ferma. Acquista fenomeni, lancia talenti, ma non basterebbe se non ci fosse la mano del 40enne ex bandiera dei catalani da giocatore e in panchina appena dal 2007.

Giorni di gloria - La campagna blaugrana di conquista della storia nei tre anni di gestione Guardiola fa paura: tre Liga su tre, una Coppa del Re (nel 2010 uscì agli ottavi contro il Siviglia, l'anno scorso sconfitto in finale dal Real), tre Supercoppe di Spagna su tre, due Champions su tre (nel 2010 l'Inter fece l'impresa in semifinale), due Supercoppe europee, un Mondiale per club. Poche squadre a questi livelli in Europa: il Real Madrid negli anni Sessanta, l'Inter di Herrera nei '60, Ajax e Liverpool nei '70, il Milan di Sacchi negli '80 (ma molto meno in campo nazionale), in parte il Real tra '90 e anni 2000. Se l'impatto culturale sarà maggiore di quei miti, lo si scoprirà tra qualche anno. Per ora, basta dare un'occhiata a una partita del Barça, un gol di Messi, un guizzo del panchinaro Fabregas per innamorarsi ancora di un calcio più bello e imprevedibile di ogni videogame. E già questa è una rivoluzione.

di Claudio Brigliadori


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