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Inzaghi senza Champions SuperPippo medita l'addio

L'attaccante del Milan deluso dall'esclusione dalla lista Uefa. Tifosi contro Allegri. E il bomber pensa alla cessione a gennaio

Inzaghi senza Champions SuperPippo medita l'addio
In questo momento Pippo Inzaghi ha la stessa faccia di quegli animali selvatici tenuti in gabbia: sono tristi, non mangiano, immobilizzati dal fatto di non trovarsi più liberi nel proprio habitat naturale. A Pippo hanno tolto la possibilità di disputare la Champions League. Competizione già di per sé speciale ma ancora di più per lui. Pippo in certe serate di Champions non è solo un campione tra altri ventuno, è una scarica di adrenalina scagliata in campo, è qualcosa di molto simile a un super eroe: «Può far tutto Pippo», come dicono nelle telecronache milaniste. Pippo lo si può spiegare in una sola parola: decisivo.

La sfida a Raul - Innumerevoli vittorie e quella corsa al trono di euro-bomber che lo vedrà rimanere fermo a quota 70 reti (2 col Parma, 27 con la Juventus e 41 col Milan), a favore di Raul: primo a 71 e con una Europa League da disputare quest’anno con lo Schalke. Come si può escludere un giocatore del genere dalla lista dei 25 della Champions, benché abbia 38 anni, sia stato trequarti della scorsa stagione fermo per un’operazione al crociato (infortunato col Palermo lo scorso novembre) e abbia avuto problemi al polpaccio in questo pre-campionato?
Ce lo devono spiegare il tecnico Allegri e la società del Milan. Soprattutto lo devono spiegare a tutti quei tifosi che ieri, attraverso i blog del popolo rossonero, si sono stretti intorno al loro campione preferito e hanno criticato pesantemente i responsabili della scelta tecnica. Perché di questo si è trattato.
Allegri è stato chiaro: «Ho dovuto prendere una scelta dolorosa: escludere Inzaghi e El Shaarawy. Ho pensato che in attacco avevo quattro giocatori importanti (Ibra, Pato, Robinho e Cassano, ndr) e così ho preferito avere un centrocampista in più, vista la squalifica di Rino». È vero, Gattuso deve ancora scontare quattro delle cinque giornate prese l’anno scorso con la testata a Joe Jordan (e lo può fare solo figurando nell’elenco), ma non è questo il punto della questione.
E non vogliamo nemmeno fare considerazioni sulla cosiddetta riconoscenza: su come Pippo e il Milan si siano sempre venuti incontro reciprocamente negli ultimi anni. Su come forse, in questo caso, la società rossonera sia venuta meno la sua consueta sensibilità: se gli avessero dato prima la comunicazione, invece che due giorni fa, magari avrebbe potuto cercarsi un’altra sistemazione. No. Anche noi ne facciamo una questione meramente tecnica. Già, proprio così. Infatti, non capiamo a cosa possa servire mettere nella lista dei venticinque (a cui vanno aggiunti anche sei giovani dal settore giovanile) dieci difensori. Quattro centrali (Thiago Silva, Nesta, Yepes e Mexes) e ben sei terzini: Taiwo, Abate, Zambrotta, Bonera, Antonini e De Sciglio. Quest’ultimo poi è un classe ’92 che, con ogni probabilità, non troverà mai spazio vista la numerosa e esperta concorrenza che ha davanti a sé. Uno di questi non poteva essere sacrificato per un Inzaghi, pronto a dare l’anima anche per cinque minuti nel finale di match? Evidentemente no. Pippo è nero di rabbia e fa bene. C’è chi dice che abbia già chiesto la cessione a gennaio perché non può sopportare un simile affronto.

Avversari modesti - La cosa che poi l’ha fatto particolarmente imbestialire è il fatto che quest’anno, escluso il Barça, il Milan dovrà affrontare nel girone due squadre modeste come il Bate Borisov e Viktoria Plzen. Insomma,  Pippo si vedeva già a esultare come un pazzo nei quattro match con bielorussi e cechi, con buona pace di Raul. Invece non andrà così. Poi magari Pippo, come spesso è accaduto nella sua carriera, dribblerà scetticismi, pregiudizi e riuscirà a farsi inserire nella lista di gennaio, per la gioia sua e soprattutto dei tifosi: «Inzaghi non si discute».

di Tiziano Ivani

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