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Italia e Pazzo già a Euro2012 Ma non saremo il Barcellona

Slovenia ko 1-0: un gol di Pazzini a 5' dalla fine ci regala la qualificazione. Ma la qualità latita. Questione di uomini, non di schemi

Italia e Pazzo già a Euro2012 Ma non saremo il Barcellona
Nel gelo fiorentino, tra proteste, antipatie e svogliatezze diffuse, l’Europa ci promuove: lo fa nonostante la manovra del premier Prandelli non sia ancora approvabile. E lo fa grazie a Pazzini. Ma, si sa e ce lo ripetiamo anche troppo spesso, la nostra è una nazionale senza troppa qualità, pratica, da punti, e di solito dà il meglio di sé nelle difficoltà e nell’emergenza - tranquilli: per ciò che s’è visto negli ultimi anni e sospettiamo di rivedere nei prossimi mesi, le difficoltà e l’emergenza continueranno a segnare il cammino.  
Andiamo avanti. Confusi, fischiati, solo aritmeticamente soddisfatti. L’unico che sembra avere le idee abbastanza chiare - anche perché il convento non passa altro - è il ct: otto, forse nove undicesimi di squadra li ha già trovati, l’abito è stato tagliato, in parte modificato rispetto al disegno iniziale e infine quasi interamente cucito addosso ai suoi numerosi difetti: le variabili sono gli esterni difensivi che il ct cambia con la stessa frequenza con cui cambia i calzini e così ieri dalla coppia Maggio-Criscito si è passati a Cassani e Balzaretti, un duo collaudato a Palermo prima che lo specialista di destra si trasferisse a luglio proprio a Firenze.
Rossi (destro sul primo palo dopo una ventina di secondi) e Montolivo (di testa) le prime accensioni di una squadra apparsa - e non poteva essere diversamente - più lucida di quella vista venerdì scorso: arretrando e allargandosi, Rossi e Cassano hanno permesso al quartetto del rombo di trovare spesso uno o più punti d’appoggio e garantito densità e lunghi momenti di superiorità; al di là dei continui riposizionamenti dei centrocampisti, chiarissimi i ruoli e i compiti: prima palla e smistamento a Pirlo e avanti coi carri.
A parte alcune pause - e sotto ritmo - l’azione d’attacco siamo riusciti a elaborarla con una certa frequenza, pur se a una velocità controllabile dagli sloveni (tre volte al tiro nel primo tempo). Siamo però mancati al momento di chiuderla, l’azione: rinunciando a lungo per scelta a uno o più risolutori (solo Pepito, una seconda punta, vale la doppia cifra) e affidandoci alle incursioni di De Rossi (ripetutamente nella ripresa) Montolivo, Cassano e Motta o Marchisio, è normale che questo accada. Giusto per fare l’ennesimo (e improprio, lo ripeto) accostamento col Barcellona, sottolineo che gli spagnoli tre attaccanti naturali li presentano sempre: Messi, Villa, Pedro, quando non tocca a Sànchez.
Molto meglio l’Italia con Pazzini, Rossi e l’eroe di Sollicciano.

di Ivan Zazzaroni

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