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Casa Juve, il nuovo stadio: lanciata la sfida-civiltà

Zero barriere e tifosi in campo. Le panchine saranno in tribuna: sarà la volta buona per il rilancio definitivo della Vecchia Signora?

Casa Juve, il nuovo stadio: lanciata la sfida-civiltà
«Benvenuti a casa». Meglio dirlo in italiano, ché la dimensione europea è ancora tutta da costruire. Ma intanto hanno messo le fondamenta, con una casa-gioiello che sa di sfida: quella di un impianto salotto, per tornare ad essere allo stadio come oggi si riesce a stare solo in casa. Le tv offrono l’HD? Meglio, molto meglio averla dal vivo questa sensazione. E con i giocatori a nemmeno otto metri dalla prima fila degli spalti si sentiranno volare persino le mosche.

È una sfida in primis all’intelligenza dei tifosi, i suoi e quelli che verranno a farle visita. Via tutte le barriere, in nome di una fratellanza e di una civiltà lontana ancora anni luce dai nostri stadi. Così, al di là del consueto settore dedicato agli ospiti, una delle due curve è riservata agli abbonati “doc” e nell’altra confluiranno tutti quelli che al “Delle Alpi” prima e al “Comunale” poi guidavano il tifo dalle curve odiandosi nemmeno troppo cordialmente. Qui le curve non esistono, si viaggia a linee rette.

Dovranno imparare a convivere, così come soprattutto dovranno imparare ad essere rispettosi quelli che popolano le tribune, solitamente le vere mine vaganti dei nostri impianti. Con quelle panchine all’inglese, incastonate nella tribuna vip, si viaggia sul filo di un equilibrio difficile da trovare. Per ora la soluzione è confidare negli stewards, ma intanto almeno nelle prime tre file vicino a quei seggiolini ci saranno solo abbonati juventini, giusto per non rischiare troppo. Il presidente Agnelli, orgogliosamente commosso quando a metà della fastosa cerimonia inaugurale ha prima arringato la folla, poi tagliato il nastro tricolore, è l’uomo più fiducioso al mondo: «Abbiamo lavorato a lungo per riqualificare questa zona urbana - ha detto a Sky - quindi sono sicuro che la gente sarà incentivata a comportarsi civilmente». A scaldare i cuori la sfilata delle eminenze bianconere, da Bettega a Furino, da Tacconi a Sentimenti IV (91 anni), con la chiusura affidata ai miti sempreverdi (ed emozionatissimi) Del Piero e Boniperti.

Insomma, in casa degli altri ci si presenta con il vestito buono e questa è una casa vera e propria. Con tanto di baby parking e nidi per i più piccoli, 21 bar e 8 aree ristorazione, box per chi possa permetterseli e 3.600 posti esclusivi. E proprio accanto, come a casa, anche un riccho centro commerciale, altro potenziale punto caldo ogni qual volta la Juve giocherà qui. Perché il tifoso italiano è quello dei raid negli autogrill e qui sembra che gli si serva l’occasione su un piatto d’argento. La Juve scommette sull’intelligenza e si porta avanti, con un campionato che gioca da sola. Perché la primogenitura dell’impianto di famiglia è suo, altro che storie di 27 o 29.

di Federico Danesi

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Commenti all'articolo

  • leonhardo

    09 Settembre 2011 - 12:12

    a vivere un evento sportivo così. com'è la vita ... che a volte regala gioie, a volte delusioni ... ma senza drammatizzazioni ... E i giocatori per primi, dovrebbero dare l'esempio ...

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  • angelo.Mandara

    09 Settembre 2011 - 10:10

    Oltre la Festa e le parole roboanti. Forse un'anticipazione degli orari non sarebbe guastata ? Mi rimane, poi, da capire perchè Juventus - Parma debba essere condannata a giocarsi alle 12,30 ? Non ci si può riempire la bocca soltanto con il nuovo stadio...nel quale andava presentata una nuova difesa, che ancora non si vede ed una qualsiasi partecipazione in Coppa europea..."la Difesa incompiuta !!" (dovremo, un domani, rimproverare a Conte il mancato arrivo di Lugano e Vargas ?). Ma si vuole davvero entrare in Champions ? La Società deve tranquillizzare i tifosi di voler riprendere le "redini" della situazione, con più coraggio, non cullandosi soltanto sui passati allori...come mostrato nello spettacolo d'apertura. Nel Campionato ci sono "volpi" che non perdonano e...Giovinco è pronto a colpire ancora. Saluti. Angelo Mandara

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