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Vezzali-Montano, scherma d'oro Gli azzurri sono dei cannibali

Ai Mondiali di Catania trionfo dell'eterna Valentina nel fioretto (sulla Di Francisca) e Aldo (sciabola). Tarantino di bronzo

Vezzali-Montano, scherma d'oro Gli azzurri sono dei cannibali
Gianni Petrucci avverta i suoi ragionieri: tra nove mesi o poco più ci saranno da staccare assegni pesanti se l’Italia della scherma continuerà ad essere ancora questa. È una delle poche costanti nello sport italiano, anche cambiando i fattori: due ori, un argento e un bronzo giusto per aprire i Mondiali al cambio di Pechino sarebbero stati 305mila euro. Soldi che al Coni mancano, che da qui ai prossimi mesi dovrà fare in fretta a reperire, ché qui nessuno molla nulla, anche se sarebbe già professionalmente in età quasi pensionabile.

Valentina Vezzali il suo oro l’ha vinto molto prima della finale. Nei giorni scorsi, non rispondendo per le rime alle frecciate portate da Elisa Di Francisca. E nei quarti, quando si è ritrovata fuori ancora prima di assaporare le medaglie e come troppo spesso le è capitato di combinare in carriera ha anche saputo uscire dal baratro in un amen, tutto quello che fa la differenza tra un campione e chi non lo sarà mai. Non poteva perdere dall’onesta francese Maitrejean, eppure si è ritrovato nell’ultimo minuto sotto di cinque stoccate e a 38” dalla fine ancora con quattro da rimontare, come se in pedana in fondo non fosse salita. Le è bastato quello scampolo per demolire avversaria e detrattori, andare a vincere alla stoccata supplementare far capire che il sesto mondiale era ad un passo. Poi le ha dato più noia in semifinale l’americanina Kiefer, una che potrebbe tranquillamente essere sua figlia, che la concittadina all’atto conclusivo. È arrivata svuotata, di testa più che di fisico, la Di Francisca. Ma non toglie nulla all’ennesimo sigillo che apre un’autostrada al quarto oro olimpico da mettere assieme ai sei mondiali per chiudere una carriera già di per sé irripetibile per tutti.

È una vendetta che ha cullato un anno, da quei mondiali parigini finiti male a vedere le due più giovani (qui la Errigo è uscita al primo turno) giocarsi l’oro. Poi ancora amarezza agli Europei di Sheffield quando la Di Francisca l’ha battuta di nuovo, quasi a sancire un cambio di guardia. Come successo alla Granbassi, ha ballato (per ora) una sola estate in attesa di riprendersi, magari pure con gli interessi, tra un anno. La finale del fioretto femminile sarà anche la prima del programma olimpico, il 28 luglio: un biglietto da comprare oggi, al volo.

Montano invece è arrivato a Catania come al solito in condizioni precarie per un tendine che gli ha dato fastidio sino a poche ore prima del via, tanto che una settimana fa in Sicilia non doveva nemmeno esserci. Eppure questa volta non aveva scuse, non le voleva. È stato perfetto e concentrato dal primo all’ultimo assalto, vendicando persino il finale l’uomo simbolo della sciabola italiana, quel Gigi Tarantino che a 39 anni si è permesso il lusso di arrivare al quinto bronzo mondiale buttato fuori solo da Limbach. Finale con partenza in salita, poi sempre avanti sino al 14-11. Qui è tornato il Montano di una volta, quello che fatica a chiudere. Però questo è un Aldo nuovo, che compensa con maturità le pecche del fisico. Un messaggio al padre che non è sceso in Sicilia perché non ci credeva, ma anche anche per Matteo Tagliariol che oggi esordisce in pedana nella spada in una giornata che vedrà impegnate anche le sciabolatrici.

di Federico Danesi

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