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Il vero guaio per Valentino Rossi Sic non può dirgli: non c'entri

L'ex pilota Alex Zanardi: io tolsi un peso a chi mi aveva investito. Ma sono sicuro che il Dottore saprà riprendersi. Domani i funerali in moto

Il vero guaio per Valentino Rossi Sic non può dirgli: non c'entri
Vedi il tragico botto che dalla Malesia ci ha portato via Marco Simoncelli e la tua mente vola immediatamente al 15 settembre 2001, circuito del Lausitzring, Germania: Alex Zanardi perde il controllo della vettura mentre esce dai box e viene travolto da Alex Tagliani. Il botto è terrificante, il pilota italiano, oltre all’amputazione delle gambe, subirà sette arresti cardiaci e per 55 minuti sopravviverà con meno di un litro di sangue in corpo.
Però Alex Zanardi è anche il simbolo della rinascita, di come dopo una tragedia si possa tornare a sorridere, a fare sport. Lui, “Zanardi da Castelmaggiore”, ha saputo ricominciare: è tornato in pista al volante di quella stessa macchina che lo aveva tradito, poi è passato all’handbike e, da campione di razza, punta dritto alle Paralimpiadi di Londra. Lui, come non smette mai di ricordare, è stato fortunato «perché senza quell’incidente non avrei imparato tantissime cose», ed è per questo che la vicenda di Marco Simoncelli lo ha colpito nel profondo. Lo abbiamo sentito. Ecco quello che ci ha detto.
«In questi giorni mi chiamano tutti, forse perché mi ritengono ferrato in materia...», prova a sdrammatizzare Alex, ma dal tono della voce si capisce che questa cosa lo ha colpito come un pugno nello stomaco. «Io sono stato fortunato perché sono qui a raccontarlo a lei. A Marco purtroppo è andata peggio. E ci sono rimasto male. Ti sembrano cose inaccettabili, ma poi ti guardi intorno e vedi che cose così capitano tutti i giorni. Ma tu non riesci a farci l’abitudine».

Lei conosceva Simoncelli?
«Non bene, ci siamo sentiti un paio di volte. Però Marco era una di quelle persone che appena lo sentivi parlare avevi l’impressione di conoscerlo da sempre».
Cosa prova un pilota quando succedono queste tragedie? Dove trova la forza per ritornare in pista?
«Quando uno sceglie di fare il pilota, poi fa dei ragionamenti. Sa che ci sono dei rischi, ma ama talmente tanto quello che fa che tende a minimizzarli, ad affrontarli con rispetto, ma senza timore».
Che idea s’è fatto dell’incidente? Si poteva evitare?
«È stata una fatalità incredibile. Ma funziona così per tutti. Mia sorella era certamente meno spericolata di me in macchina, eppure è deceduta in un incidente stradale. È toccato a lei e non a me che di incidenti ne ho fatti a valanghe...».
Zanardi crede nel destino?
«Non lo so. A me piace pensare che abbiamo tutti la data di scadenza sulla schiena e quando arriva, arriva. Per questo dico sempre che nella vita bisogna fare ogni giorno cose belle. E Marco ne stava facendo di meravigliose. Peccato sia finita troppo presto».
Provi a mettersi nei panni di Valentino Rossi o di Colin Edwards. Dev’essere dura pensare di ricominciare...
«In questo momento loro hanno una pietra sullo stomaco molto difficile da rimuovere. Un senso di colpa difficile da allentare, anche se, sia chiaro, loro due di responsabilità non ne hanno nemmeno mezza».
Tempo dopo l’incidente lei incontrò Alex Tagliani. Trovandovi faccia a faccia cosa gli disse?
«Di non sentirsi in colpa, che lui non aveva alcuna responsabilità in quello che era successo. Credo di avergli allentato i sensi di colpa e dato sollievo, ma era giusto così perché quello che gli ho detto era la pura e semplice verità».
Quel sollievo che invece nessuno potrà dare a Vale e Colin...
«Solo il tempo potrà riuscirci. E ce ne vorrà parecchio. Questa sarà la parte più dura da digerire per questi due ragazzi. Certo, loro sanno che non hanno responsabilità e che quello che è successo poteva succedere anche a parti invertite. Ma sarà dura ugualmente».
E cosa succederà?
«Che entrambi sapranno andare oltre e superare questo momento molto difficile. Ma io sono sicuro di una cosa...».
Dica...
«Che se Marco potesse essere qui direbbe ad Edwards e Rossi di non sentirsi in colpa. Che loro non c’entrano nulla».

di Fabio Rubini

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