Cerca

Juve e Inter non fanno la pace Calciopoli, la guerra continua

Fallisce il tavolo voluto da Petrucci. Della Valle spiega: "Nessuno ha cambiato idea". Silenzio di Moratti e di Agnelli

Juve e Inter non fanno la pace  Calciopoli, la guerra continua

Il calcistico tavolo della pace (mai nome fu meno azzeccato) affonda: è un fallimento. La certificazione è arrivata dopo oltre quattro ore di riunione al Coni: il progetto voluto dal presidente Gianni Petrucci assume i connotati del flop. Il primo a parlare al termine dei lavori è stato Diego Della Valle: "Ognuno è rimasto civilmente con le proprie idee". Un modo elegante per spiegare che il tavolo non è servito a nulla e che tra Agnelli e Moratti la guerra è ben lungi dal terminare: Calciopoli non è finita qui. "Le posizioni restano distanti - ha spiegato il patron della Fiorentina -, e non so perché siamo stato coinvolti in Calciopoli. Noi andremo avanti per la nostra strada".

La delusione di Petrucci - Anche il presidente del Coni non nasconde il fallimento e in conferenza stampa non ha usato giri di parole: "Devo essere onesto e sincero, non sono stati fattti passi avanti. Le scorie di Calciopoli restano scottanti, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Quando ci sono processi così importanti che toccano le persone posso capire che non è facile riattaccare tutti i quadratini che si hanno nel cervello. Mi auguro che mondo del calcio possa avviare quelle riforme che sarà poi mia cura portare all'attenzione del governo. C'è stata la buona volontà ma non si sono ottenuti risultati". Così Petrucci aggiunge: "Ci penserò molto bene prima di fare altre riunioni, ma ce la metterò tutta. E non si dica che sono caduto in un trappolone del mondo del calcio. Sono deluso ma sereno perché ce l'abbiamo messa tutta e dormirò tranquillo la notte. Non è arrivato un risultato ma non è stato un fallimento e non accuserò i presidenti del calcio. E' un tentativo non riuscito e basta".

Abete certifica il fallimento - Poi il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha spiegato che "le posizioni sono sedimentate, nonostante lo sforzo non si riesce a sanare una ferita profonda, anche se si cerca di andare verso il futuro. Speravamo in un esito diverso - ammette con rammarico -, il confronto è stato civile ma resta il conflitto". Il numero uno della Figc ha spiegato che "dello scudetto del 2006 si è parlato in maniera accidentale. Il problema non è collegato agli effetti - ha specificato -, ma alla situazione che ha portato al commissariamento della Figc e al lavoro degli organi di giustizia". Poi il nodo del ricorso al Tar della Juventus, che alla Federcalcio chiede un risarcimento pari a 443 milioni per la vicenda Calciopoli: Abete ha spiegato di aver parlato con Andrea Agnelli, con il quale "i rapporti personali sono di grande serentià e trasparenza. Un eventuale passo indietro è una valutazione che farà la Juventus se e quando lo riterrà opportuno, non c'è una situazione stressata".

Il commento di Moratti
- Se la Juventus si trincera nel silenzio, una telegrafica dichiarazione sul tavolo della pace è arrivato dal patron dell'Inter, Massimo Moratti: "Un incontro è sempre costruttivo, tutto è utile", ha chiosato. Agnelli, da par suo, si è limitato a dire: "Ci sentiamo più tardi. Grazie..".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Borgofosco

    14 Dicembre 2011 - 19:07

    Distinzione del diritto sportivo da quello civile e penale. Su questo l'iniquità della Fgci ha raggiunto livelli preoccupanti. La separazione tra procedure, nel caso in esame, contempla due distinti filoni: quello civile e quello sportivo. Al tempo del calcio scommesse vennero distrutte delle società per questioni che oggi sarebbero giudicate irrilevanti. Fu necessario, per la giurisprudenza italiana, introdurre il reato di frode sportiva. Le società danneggiate dalle sentenze, cosiddette sportive, di quel tempo, non poterono in alcun modo rientrare del danno economico subito. La netta separazione del diritto sportivo, da quello civile e penale, fu stabilita per sanare una carenza dei codici italiani. Con tristezza noto che il calcio italiano non ha tratto benefici da quella vicenda. La sua credibilità è in discesa verticale. Gli odierni egoismi imperano e rendono i comportamenti, degli attori del calcio, persino peggiori rispetto ai vituperati protagonisti quel periodo.

    Report

    Rispondi

blog