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Il fallimento della Grecia comincia con le Olimpiadi

Organizzare i Giochi può significare spiccare il volo o morire. Los Angeles e Barcellona furono un successo, Atene 2004 un crac

Il fallimento della Grecia comincia con le Olimpiadi

Roma come Los Angeles o Roma come Atene? La Capitale pensa al futuro, cioè alle Olimpiadi del 2020, ma per capire se le converrà o meno organizzare i Giochi basterebbe guardare a qualche esempio del più o meno recente passato. Il Corriere della Sera ripercorre quattro casi simbolo: Montreal 1976, Los Angeles 1984, Atlanta 1996 e Barcellona 1992, promuovendo solo seconda e quarta.

Tipologie di organizzazione e risultati, economici e sportivi, totalmente differenti: Los Angeles '84, pur dimezzata dal boiccottaggio del blocco comunista, fu un successo pieno e segnò un punto di rottura con le edizioni precedenti in quanto organizzata soltanto con capitali privati. Aziende e sponsor sborsarono 500 milioni di euro attuali, con un ricavo in diritti tv di 218 milioni. Furono costruiti ex novo soltanto due impianti, lo stadio del nuoto e il velodromo, abbattendo così clamorosamente i costi. L'utile finale, non a caso, fu di 250 milioni, che fece dell'edizione losangelina la migliore (diciamo la più sostenibile) della storia. E se Barcellona 1992 fu ricordata per il faraonico progetto (riuscito) di cambiare volto alla città (budget di 6 miliardi di euro, 2,8 dai privati), molto peggio andò ad Atlanta '96 e Atene '04.

La prima fu un edizione voluta dallo sponsro Coca Cola, con una copertura finanziaria pubblica (6 dei 7 miliardi totali). La città, anche in questo caso, migliorò e non a caso i residenti ricordano quei giochi come un'occasione centrata: furono costruiti parcheggi, impianti, autostrade, si migliorarono trasporti ed edilizia pubblica e privata. I problemi semmai venivano dai costi esorbitanti per la sicurezza: 500 milioni. Otto anni dopo, l'Olimpiade più attesa, quella del ritorno a casa: Atene 2004. Una festa per lo sport, con grandi risultati tecnici e splendidi scenari. Il guaio è che la Grecia non poteva permettersi tanto sfarzo: 8,9 miliardi di euro di spesa, soltanto 1,7 dai privati. Gli introiti derivanti dai diritti tv furono altissimi (1,2 miliardi) ma non bastarono. Si veniva dallo choc Torri Gemelle e dall'attentato alla stazione ferroviaria Atocha di Madrid e non si vollero correre rischi: 1,23 miliardi di euro spesi in sistemi di sicurezza, con 45mila uomini impegnati. L'effetto immediato sull'economia greca, ricorda il Corriere, fu ottimo con un incremento del Pil dello 0,3% e un aumento del turismo. L'onda lunga di quelle spese folli, però, si è fatta sentire dopo pochi anni.

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