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Adriano, addio Corinthians Troppo grasso e strapagato

L'ex Inter, 30 anni, dice no alla prova-peso e il club lo taglia. In un anno ha giocato 8 gare guadagnando 1,7 milioni

Adriano, addio Corinthians Troppo grasso e strapagato

Adriano lascia il Corinthians per un "no" di troppo. Un "no" pesante, visto che il 30enne attaccante brasiliano ex Inter si è rifiutato di sottoporsi alla prova peso, probabilmente perché la lancetta della bilancia l'avrebbbe ancora una volta condannato: ad ottobre era tornato da un infortunio a quota 101 chili e con una condizione del 20%. E tra Natale e Carnevale, sbronze e grigliate, la situazione per l'ex Imperatore non è certo migliorata negli ultimi mesi. E così il Corinthians ha detto basta: rescissione del contratto dorato che, calcola il club di San Paolo, ha garantito ad Adriano 5.000 euro al minuto. L'attaccante, infatti, era legato al Timao fino a giugno e in 11 mesi di permanenza ha percepito un ingaggio di  circa 1,7 milioni di euro a fronte di 8 partite e 350 minuti in campo. La tariffa potrebbe diventare ancor più salata per il Corinthians: società e giocatore, secondo la stampa verdeoro, devono trovare ora l'intesa sulle prossime quattro mensilità.

Un calvario lungo sei anni - In ogni caso, si chiude mestamente la nuova tappa del calvario di uno dei più talentuosi e sprecati giocatori degli anni 2000. Uscito dal grande giro europeo praticamente nel 2006, a 24 anni, quando l'Inter inizia a dubitare della sua serietà e dei suoi comportamenti extra-sportivi. Amicizie pericolose, guai in amore, infortuni muscolari lo mandano al tappeto e tra 2008 e 2009 inizia la spola con il Brasile, dove prima cerca di rilanciarsi, riuscendoci in parte, al San Paolo, e dove, primavera di tre anni fa, fugge definitivamente dai nerazzurri. Con il Flamengo torna a segnare con regolarità, tanto che nel 2010 è la Roma a scommettere di nuovo su di lui. Grosso sbaglio: nella Capitale lo ricordano solo per gli eccessi alcolici e gastronomici e le figuracce sui prati. Quindi il Coringhians, ma questa volta non lo ha salvato nemmeno il Brasile.

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