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Da Novara a San Josè a scuola di innovazione

Da Novara a San Josè a scuola di innovazione

Novara, 16 mar. (Labitalia) - La quarta edizione di Novara Silicon Valley sembra candidarsi ad essere quella più ricca e partecipata, almeno a giudicare dal successo del primo appuntamento: più ricca, con un calendario passato da 4 a 6 incontri; più partecipata con una sala gremita per ascoltare le prime esperienze in programma, quella dei novaresi Emilio Billi e Antonella Rubicco, fondatori della A3cube Inc. a San Josè in California. E c'è attesa per il prossimo appuntamento, in programma a Novara, domani, giovedì 17 marzo, a partire dalle 17, con Stefano Giuliani, fondatore e amministratore delegato di Geo4Map.

Si cambia genere ma si resta 'settati' sull’innovazione, sull’evoluzione, in questo caso delle carte geografiche e della cartografia: Geo4Map si è spogliata delle vesti di start up per divenire ufficialmente l’azienda che ha raccolto il testimone di De Agostini per proseguirne la tradizione trasportandola nel nuovo millennio.

Fin dal primo appuntamento, dal titolo 'S come... sogno, scommessa, silicio, startup, sacrifici, soddisfazione. E naturalmente Silicon Valley', il presidente della Fondazione Novara Sviluppo, Giovanni Rizzo, ha voluto portare ai partecipanti l’augurio di poter vivere al meglio questo viaggio attraverso esperienze innovative e vincenti. Un augurio che, via skype, ha voluto ribadire anche Paolo Marenco, fondatore dell’associazione 'La storia nel futuro' e ideatore dell’iniziativa Silicon Valley Study Tour.

Un’iniziativa che si svilupperà in due fasi. La prima coincide con il ciclo di 6 conferenze di imprenditori, giovani innovatori, partecipanti alle edizioni precedenti, ricercatori: persone che racconteranno la propria esperienza di innovazione e si presteranno a rispondere alle domande del pubblico, generando un dibattito costruttivo. Dibattito che proseguirà, interamente in lingua inglese, sul forum di selezione degli studenti al sito www.siliconvalleystudytour.com, e che consentirà agli organizzatori di selezionare gli studenti più meritevoli, che potranno partecipare alla seconda fase. La seconda fase sarà proprio la partecipazione al 'Silicon Valley Study Tour': una settimana, a fine agosto, di vera e propria immersione nella Silicon Valley.

“Non pensavamo di trasferirci a San Josè nella Silicon Valley - raccontano Emilio e Antonella - almeno non agli inizi. Avevamo presentato il nostro progetto in Italia sperando di vederci riconoscere una start up. Emilio aveva già qualche consulenza negli Stati Uniti, ma nulla di più. Ma è stato proprio per questo che nel 2009, visto che non riuscivamo a partire con l’attività in Italia, abbiamo provato a venire in California. Ci hanno subito concesso tutte le autorizzazioni e siamo partiti”.

Oggi A3Cube è una realtà affermata nell’ambito dell’architettura informatica per big data, con 23 dipendenti e un’attività incessante di ricerca e sviluppo hardware.

“Posso dire che siamo stati fortunati - proseguono nel racconto - anche se la fortuna c’entra ma fino a un certo punto. La Silicon Valley è un posto che ti offre possibilità, premia perseveranza e merito ma, se non sei bravo, con la stessa velocità con cui ti consente di avviare il tuo progetto, ti respinge. Noi italiani, ma gli europei in generale, siamo un po’ vittime della 'sindrome da incompetenza'. Siamo portati a pensare che il successo che riusciamo ad ottenere qui sia tutto merito della fortuna o dell’'ecosistema' favorevole. Forse perché le opportunità nel nostro Paese sono così poche e così difficili da raggiungere".

"L’esatto opposto - avvertono - di quanto accade nella Silicon Valley, dove, tra le altre cose, noi italiani siamo considerati, in taluni settori specifici, un’elite. Nessuno qui ha dimenticato che il pc, quello su tutte le scrivanie di tutti gli uffici fu un’invenzione tutta italiana. Era il 1965 e la Olivetti lanciò sul mercato la P101, computer programmabile a schede magnetiche. Non disponeva del microprocessore, che non era stato ancora inventato, ma era dimensionata per stare su una scrivania”.

“Sì, siamo l’eccellenza - continuano Billi e Rubicco - anche se oggi il mercato è cambiato molto. Il modello macro-industriale americano ha dimostrato tutti i suoi limiti e oggi sta privilegiando una nuova artigianalità. Non pensiamo alla vecchia figura dell’artigiano, ma a una nuova figura, più innovativa, ma che comunque punta all’eccellenza. Insomma, una nuova era quella dell’artigianato, digitale e non”.

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