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Crescono in Italia gli impianti per il recupero di energia dai rifiuti urbani

Sostenibilita

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Roma, 12 apr. (Adnkronos) - Crescono in Italia gli impianti per il recupero di energia dai rifiuti urbani. Il sistema impiantistico nazionale è ormai in linea, se non addirittura all'avanguardia, con le realtà più avanzate europee, in particolar modo per ciò che concerne le tecniche adottate e le prestazioni conseguite in campo ambientale. Al 31 dicembre 2010, c'erano in Italia 53 impianti d'incenerimento dei rifiuti urbani (50 dei quali effettivamente operativi nel corso del 2010), dotati di 102 linee e di una capacità complessiva di trattamento pari a 7.123.316 tonnellate/anno (21.693 tonnellate/giorno), con una capacità termica di 2.925 Megawatt e una potenza elettrica installata di 783 Megawatt.

Tre impianti sono in grado di trattare meno di 100 tonnellate/giorno, 24 si collocano fra 100 e 300 tonnellate giorno, 17 fra 300 e 600 e solo 6 (che però rappresentano da soli il 39,7% della capacità complessiva) superano le 600 tonnellate/giorno. Solo 2 impianti (a Rufina, in provincia di Firenze, e a Messina) su 53 si limitano a bruciare i rifiuti senza recuperare energia, ma per ambedue è prevista la trasformazione in termovalorizzatori.

E' questa la fotografia scattata dal terzo "Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani" presentato oggi da Enea e Federambiente dal quale emerge che 29 impianti (con 59 linee) sono nelle regioni del Nord, 15 (23 linee) in quelle del Centro e 9 (20 linee) in quelle del Sud e Isole. Complessivamente, nel corso del 2009, rileva il Rapporto, è stato inviato a incenerimento il 12,7% dei rifiuti urbani raccolti in Italia. L'analisi dei dati del Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani nei 27 Paesi dell'Unione più Svizzera, Norvegia e Islanda, inoltre, mostra che l'Italia, con 541,3 kg/anno pro capite, si colloca lievemente al di sopra della media europea, che è pari a 512,3 kg.

A livello comunitario, rileva ancora il Rapporto di Enea e Federambiente, il 40% dei rifiuti viene riciclato o compostato, il 20% è avviato a incenerimento e il 37% viene smaltito in discarica. Le differenze tra Paese e Paese, sottolinea il Rapporto, sono molto ampie. In Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Svezia prevalgono il riciclaggio e il recupero d'energia, con un ricorso alla discarica che va dallo 0,3% della Germania al 5,1% del Belgio, mentre all'opposto Bulgaria, Lettonia, Lituania e Malta avviano a discarica oltre il 90% dei loro rifiuti.

L'Italia, con il 49,1%, si colloca nettamente al di sopra della media Ue (37,3%). Fuori dell'Unione, la Svizzera ha già centrato l'obiettivo della completa abolizione della discarica. Complessivamente nei 30 Paesi esaminati esistono 446 impianti d'incenerimento dei rifiuti urbani (398 nell'Ue27) che nel 2009 hanno trattato 69,7 milioni di tonnellate (65,1 nell'Ue27). Riguardo le tipologie degli impianti italiani, il Rapporto rileva che i combustori a griglia sono il tipo di gran lunga più diffuso (82,3% della capacità di trattamento complessiva), seguiti dal letto fluido (14,8%), dal tamburo rotante (1,8%) e dal gassificatore (1,2%). Nel nostro Paese, inoltre, il 47,8% dei rifiuti trattati è rappresentato da rifiuti urbani indifferenziati, il 34,2% da frazione secca e Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), il 18,0% da rifiuti speciali e sanitari.

Sul fronte dell'energia recuperata dai rifiuti, dal 2004 al 2010 la produzione d'elettricità dei termovalorizzatori italiani è passata da 2.436 a 3.887 GWh, nello stesso periodo la produzione d'energia termica è cresciuta da 560 a 1.212 GWh. Secondo il Rapporto, entro il 2014 è previsto un significativo incremento della capacità complessiva di trattamento e del relativo recupero energetico. Passo in avanti che avverrà per effetto della ristrutturazione e l'ampliamento di alcuni impianti, in particolare Modena, Roma e S. Vittore (Fr), e la costruzione di nuovi impianti a Torino, Bolzano, Parma, Albano, Manfredonia, Modugno, Gioia Tauro.

"Questa terza edizione del Rapporto, che è frutto di una consolidata collaborazione tra Enea e Federambiente, permette di valorizzare le competenze di carattere ingegneristico e impiantistico e l'esperienza che l'Enea ha maturato nella gestione dei rifiuti" ha commentato il Commissario dell'Enea, Giovanni Lelli, nel presentare il Rapporto oggi a Roma.

Lelli ha quindi sottolineato le competenze dell'Enea con "particolare riguardo ai trattamenti termici innovativi che consentono il recupero combinato di energia e di materia dai rifiuti, e che -ha detto- sono state messe a disposizione di Federambiente che gestisce la maggior parte degli impianti di recupero energetico da rifiuti urbani presenti sul territorio nazionale". "Questa collaborazione -ha aggiunto Lelli- è stata recentemente formalizzata con un Protocollo d'Intesa e sono fiducioso che potranno essere conseguiti risultati di elevato interesse tecnico-scientifico, trasferibili al sistema Paese".

"Restiamo convinti -ha affermato il presidente di Federambiente, Daniele Fortini- che la via maestra sia quella del massimo recupero di materia dai beni giunti a fine vita e ugualmente siamo convinti che il ricorso alle discariche debba essere necessario soltanto per i rifiuti non più recuperabili". "Auspichiamo che le conoscenze scientifiche -ha concluso Fortini- abbiano crescente divulgazione e che emergano i dati reali rispetto a timori e reticenze".

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