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Nell'era del sostenibile la 'schiscetta' diventa 'pulita' e solare per scaldare il pasto

Sostenibilita

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Milano, 16 apr. - (Adnkronos) - Portavivande o gavetta, lunch-box per il mondo anglosassone o bento-box per i giapponesi. Ovunque ci sia un lavoratore c'è un portapranzo che gli consente di portarsi dietro il pasto preparato in casa. Nel terzo millennio la tradizione resiste, ma si rinnova secondo i principi della sostenibilità che la vogliono rigorosamente riutilizzabile e solare. Nel vero senso della parola, cioè in grado di utilizzare la luce del sole per riscaldare il pasto. E' la "Solar schiscetta" che già nel nome riunisce tradizione e innovazione: 'solar' perché si ispira alle rinnovabili per ovviare al forno o al microonde, 'schiscetta' è invece una parola del dialetto lombardo che negli anni '50 indicava la gavetta.

"Solar schiscetta" è un progetto low-tech di Normalearchitettura dedicato a chi consuma i pasti fuori casa. Si tratta di un rudimentale forno solare, una tecnologia antica reinterpretata in chiave di packaging alimentare. L'energia solare è l'elemento catalizzatore di questa innovativa lunch-box che funziona esposta al sole per un tempo variabile a seconda del tipo e della quantità di cibo da riscaldare (dai 10 ai 30 minuti), grazie ai pannelli riflettenti che concentrano i raggi del sole sul sacchetto trasparente contenente il cibo, resistente ad alte temperature. Una volta riscaldato, il sacchetto è pronto per essere aperto e il cibo consumato. Obiettivo: incentivare la buona pratica del riutilizzo di un oggetto contro l'usa e getta.

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