LiberoNews.it - Libero di sfogliare... Anche OnLine http://www.liberoquotidiano.it LiberoNews.it - Libero di sfogliare... Anche OnLine http://www.liberoquotidiano.it/images/logores.jpg liberoquotidiano http://www.liberoquotidiano.it Da mister gay a devoto di Maria http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2209

La sua storia è diventata famosa - e ha innescato innumerevoli polemiche - grazie ad una canzone, quella di Povia, "Luca era gay". Luca Di Tolve è un ragazzo con una storia sofferta alle spalle: vittima dell’abbandono da parte del padre quando è ancora un bambino ed un conseguente rapporto difficile con la madre. L’adolescenza segna per Luca l’inizio di un periodo travagliato che lo porterà a mettere in discussione la propria identità. Diventa omosessuale e sembra regalare al giovane ricchezza e soddisfazioni: negli anni Novanta Luca viene eletto mister gay ed il mondo omosessuale gli spalanca le porte del successo e delle gratificazioni personali. Giovane, bello, richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli, vive ogni esperienza di trasgressione. Ma c'è qualcosa che non va, Luca non è felice. Molti suoi amici si ammalano di Aids e muoiono uno dietro l’altro e ciò conduce Luca a riflettere sulla sua vita. Si converte e, in particolare, ritrova una profonda devozione verso la Madonna. Segna una tappa importante nell’esistenza di Luca anche l’incontro con una ragazza, Terry, e con lei inizia una nuova vita. Fondano  l’associazione “Gruppo Lot” che ha come obiettivo il recupero della corretta identità sessuale. Luca racconta in un libro la propria esperienza, libro dal titolo "Ero gay", Piemme 2011, che viene presentato domani alle ore 18.00 presso la sala conferenze della sede di Roma dell'Associazione Famiglia Domani, a piazza Santa Balbina 8, incontro  a cui parteciperà lo stesso Luca.


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Wed, 08 Feb 2012 19:59:24 +0100
A Porta a Porta i cloni di Monti http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2208
Porta a Porta, il programma di Rai Uno condotto da Bruno Vespa, meglio conosciuto come la terza Camera dello Stato,  a suo modo, è lo specchio del Paese. Certo, come dicono gli esperti questa televisione questa tivvù offre allo spettatore un riflesso deformato, e deformante, tanto del Palazzo, quanto della società in cui viviamo. Un quadro catodico dei vizi privati e delle pubbliche virtù, di governanti, governatori e governati. Un qualcosa di magmatico che Giorgio Gaber chissà come avrebbe descritto oggi. Ma la puntata di lunedì sera, definita da Vespa di servizio essendo stata dedicata ai guai provocati dal maltempo, è andata oltre lo specchio, offrendoci un’istantanea dell’attuale classe dirigente sulla quale dovremmo riflettere. Certo, la serata, forse, non è riuscita a farci capire se il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, avesse torto o ragione  nell’accusare il responsabile della Protezione civile Franco Gabrielli o viceversa, o se gli altri ospiti stessero tirando palle di neve o cazzotti in cielo, ma di tutto ciò, francamente non rimarrà traccia. Ciò che resta è ben altro.
In studio, oltre al primo cittadino della Capitale, c’erano gli amministratori delegati di Eni, Ferrovie dello Stato, Enel, Autostrade e Anas.  Insomma, oltre la metà del sistema infrastrutturale del Paese, spina dorsale sulla quale sono appese le nostra braccia e le nostre gambe. L’immagine che ne è venuta fuori, al di là dei ragionamenti fatti, è stata particolarmente edificante, visto che Scaroni, Moretti, Conti, Ciucci, sembravano tutti dei piccoli Mario Monti. Tutti in grisaglia, tutti con cravatte sobrie, tutti attrezzati di gesti morbidi, parole affettate, con particolare attenzione alle maestranze (le quali hanno fatto soltanto il proprio dovere) chiedendo,  più volte, un applauso per l’impegno di questi giorni. Dedizione al lavoro, spirito di abnegazione, piani di emergenza, pianificazione, emergenza straordinaria, sono state le parole maggiormente usate, anche se dosate all’interno di ragionamenti tecnici, molto spesso criptici. E, come il loro faro guida, smaniosi di apparire in televisione,  tanto rassicuranti quanto telegenici. Ma, soprattutto, era necessario dimostrare all’Italia televisiva che un sistema Paese c’è e chi lo sta pilotando, il governo e i manager, sa cosa fa. Tanti professori per un solo fine: fare in modo che la macchina  funzioni. Ecco, a prima vista, ti viene anche la voglia di dargli ragione, di stare dalla loro parte, tanta è la sapienza nel dimostrare la bontà dei loro ragionamenti, simili  a lezioni accademiche, a “lectio magistralis”. Ma quando le luci della ribalta si spengono, gli amici se ne vanno, di quei professori, cloni di Monti in tutto e per tutto, resta solo il fumo, non l’arrosto. Di quelle belle parole senti l’eco lontano, il profumo speziato con il quale sono state incartate, ma non la sostanza. Di quella, invece, avremmo bisogno. Perché il Paese – quello vero, cioè tutti noi - rimasto senza luce, che la ritrova solo quando si accendono i fari della diretta, o gli spalatori dell’esercito all’opera a notte fonda per far vedere che ci sono anche loro, sono l’esatta rappresentazione di ciò che le parole dei piccoli Monti hanno sino ad allora negato: l’inefficienza di fronte all’emergenza. Ecco, con l’attuale premier, le cose stanno andando pressappoco così. Grandi ragionamenti,  grandi progetti, ma la sostanza tarda a farsi vedere e la crisi si fa sempre più critica. Forse avremmo bisogno di un po’ di quel colore portato nello studio di Porta a Porta da Alemanno, vestito molto casual contro l’omologazione della grisaglia. Chissà se per scelta voluta e medita rivoluzione cromatica. Di certo fuori dal coro. E di questa corale, troppo uniforme, troppo piatta, si comincia ad avvertire un certo fastidio.

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Wed, 08 Feb 2012 14:48:00 +0100
Quanto rischia il Pdl nel patto col diavolo http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2207
La decisiva intervista rilasciata da Silvio Berlusconi a "Libero" domenica scorsa inizia a dare i suoi frutti. Siamo alle parole, certo, ma una nota congiunta di Pdl e Pd su riforme e legge elettorale rappresenta una novità assoluta. Per il Pdl, lanciato dall'input del Cav, l'operazione è suggestiva ma anche ad altissimo rischio. Al momento si può giocare la responsabilità di primattore delle riforme, e il governo "strano" di Monti ha bisogno di una politica impegnata in discorsi seri se vuole durare (e realizzare un programma piuttosto "di destra" sul lavoro, almeno in questa fase). Nel medio periodo, però, la prospettiva di perdere Lega e/o Casini, o di finire da loro cannibalizzati, per il primo partito dell'Aula è alta. Così come non è da escludere che il Cavaliere non sia poi tanto legato alla "scatola" del Pdl: se sono veri anche solo metà dei retroscena che attribuiscono all'ex premier una notevole disinvoltura nell'immaginare nuove formazioni con nuovi candidati, è proprio il Pdl a essere sul filo del rasoio. Magari è l'occasione per diventare un vero partito. 
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Tue, 07 Feb 2012 22:29:07 +0100
Il gatto hoolingan conquista il web http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2206
Un po' tigrato, in parte bianco e un musetto da superfurbetto che mi ricorda il mio Nino. Eccolo lì che si prende i suoi tre minuti di celebrità, quel che basta per diventare una star e spopolare su Youtube. Il «gatto di Anfield», chiamato così dopo aver fatto irruzione nel celebre stadio di Liverpool durante la partita di Premier League di ieri con il Tottenham, vanta già un profilo su Twitter e 16mila fan.
All'undicesimo minuto di un noiosissimo primo tempo, il micione è passato a tutta velocità tra i calciatori e si è precipitato verso la porta del Tottenham. Tutto lo stadio si è fermato e i tifosi hanno cominciato a cantare «Un gatto, un gatto, un gatto!». Fiero del suo show si è poi diretto verso le tribune dove è stato affettuosamente blindato da un uomo della sicurezza.
Il boss del Liverpool Kenny Dalglish e l'assistant manager del Tottenham, Kevin Legame, riporta il Daily Mail, hanno assistito alla scena divertiti dalla panchina. E fra le risate il commentatore di Sky Sport Alan Parry ha spiegato: «Un piccolo gatto ha appena trovato la sua strada nel campo di Anfield. Come diavolo ha fatto a entrare in uno stadio di calcio?».
Semplice, ci viene da dire. I gatti possono tutto. Possono nascondersi perfettamente in una casa di 80 metri (parlo per esperienza) senza farsi trovare per ore. Altro che stadi inaccessibili. Basta armarsi di vibrisse e astuzia felina per  far fallire le più rigide misure di sicurezza.
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Tue, 07 Feb 2012 18:02:38 +0100
Nonostante tutto http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2205
Ho promesso un articolo rapido e semplice che riassuma velocemente le motivazioni, per chi non ha voglia o non è in grado di approfondire da solo. Premettendo che seguiranno pure le consuete analisi, questo è quanto, da prima parziale e veloce lettura, emerge nella parte “generale”, senza entrare nel merito delle singole frodi sportive. In buona sostanza che..

Nonostante il campionato 2004/05 risulti da dibattimento – e diciamolo a chiare lettere – “non alterato”, la frode sportiva è un reato di pericolo quindi basta il tentativo di. A prescindere. Nonostante di partite truccate manco l’ombra (ma la parte sulle singole frodi sportive la approfondiremo), basta “il cumulo” di telefonate (senza frode) italiane con quelle (teorizzate) svizzere (e chissà cosa si saranno detti…) per configurare tentativo. Quindi frode. Nonostante poi alcune partite non siano andate a favore di, la condizione necessaria è il risultato diverso, non quello a favore. Basta che è diverso. Da cosa, non si sa. Nonostante, per restare alle sim svizzere, la confessione di Nardone riguardo alla gita a Chiasso per recuperare informazioni essenziali con assenza di rogatoria, non va annullato tutto come chiede la difesa Moggi. Nonostante il “metodo artigianale” di attribuzione delle sim svizzere agli indagati e nonostante gli errori commessi dal Di Laroni sia nella non corrispondenza delle chiamate in entrata con quelle in uscita e sia nell’aggancio di alcune celle quando gli imputati erano altrove, la teoria nel complesso è credibile perchè statisticamente succede più spesso che ci azzecchino che non.

Nonostante le sim svizzere fossero intercettabili, sono definite “clandestine”. E nonostante non si sappia – anche ammesso – cosa si siano potuti dire Moggi e gli imputati, si può presumere che. Nonostante la difesa Moggi (tramite Trofino) abbia chiesto la trascrizione di nuove telefonate, e nonostante la difesa sia stata “se non in diritto, almeno in fatto, molto ostacolata nel compito” dall’ “abnorme numero di telefonate intercettate” e “dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura”, si “stima” (!) che tali telefonate non avrebbero aggiunto niente al quadro già formatosi. Nonostante le intercettazioni abbiamo danneggiato le difese e nonostante non si sia rispettato il principio di proporzione tra accusa e difesa, non si può annullare tutto. Ci spiace, non succederà più. Nonostante un paio di indagati siano stati intercettati anche se non accusati di associazione a delinquere, comunque si può accettare e lo si accetta, e amen. Nonostante le proteste (legittime) per la natura dei rapporti tra Auricchio e Baldini, e per l’anomala “lunghezza” dei verbali a fronte degli interrogatori durati ore nella fase delle indagini, non conta nulla perchè conta solo quanto si forma in dibattimento.

Nonostante i sorteggi fossero regolari.. niente: erano regolari. Avvisate la Gazzetta dello Sport. Nonostante le griglie arbitrali per loro natura fossero sottoposte alla legittima e insindacabile discrezionalità dei designatori, una scelta discrezionale è per sua natura influenzabile. Da chi ha influenza. Quindi.. “io avrei pensato a” basta. Pure se poi non viene inserito. Insomma non ve la faccio lunga (seguiranno analisi e controanalisi, come di consueto), ma è un po’ tutto così. E i nonostante non li ho scritti io, ma sono nella motivazione. L’impressione, è che sia una sentenza con molte interpretazioni e poche certezze. Altra impressione, è che un altro collegio giudicante, trattandosi di interpretazioni, avrebbe potuto emettere una sentenza diversa da questa, anche molto diversa. Questo per quanto riguarda Luciano Moggi, in attesa delle frodi. Lì, come detto, basta anche il tentativo di. Che permette di scrivere tutto e il contrario di tutto, tanto non devi dimostrare niente.

E poi c’è la Juventus. Tra tante impressioni, infatti, ci sono anche due certezze: la Juventus non rubò quel campionato (né tantomeno quello successivo, neanche oggetto d’indagine), e Moggi – secondo la sentenza – traeva il proprio potere più dalla GEA (assolto, ricordo) che dalla Juventus. Di più: si dice che non può essere trascurato “il dato del ridimensionamento della portata dell’accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende del campionato 2004/05, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, dei quali sono state accertate modalità, quanto alle frodi sportive, al limite della sussistenza del reato di tentativo, con conseguente ulteriore difficoltà dell’aggancio alla responsabilità del datore di lavoro, fornitore dell’occasione all’azione criminosa”. Ora i papiri, preparate i pop corn.

di Antonio Corsa
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Tue, 07 Feb 2012 15:54:49 +0100
Canzio chiuso per neve, bloccato il dl semplificazione http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2204
Un lettore telefona: "ma è in vigore il decreto semplificazioni che doveva allungare la vita al bollino blu anti-inquinamento? Lo devo fare domani, ma forse pago una spesa inutile...". In effetti Mario Monti il decreto semplificazioni lo ha annunciato una settimana fa. Poi il governo l'ha messo a punto e approvato definitivamente venerdì mattina. Non è in Gazzetta Ufficiale. Nemmeno in quella di lunedì 6 febbraio. E il motivo è molto semplice: la Ragioneria generale dello Stato guidata da Mario Canzio non ha potuto dare ancora un'occhiata. Venerdì i suoi dirigenti come tutti i dipendenti sono scappati dal lavoro ai primi fiocchi di neve. Sabato non hanno lavorato e domenica nemmeno. Lunedì se ne sono stati a casa, per semplificare il traffico dei romani. Se va bene martedì (a quattro giorni dalla nevicata) Canzio e i suoi tornano al lavoro e danno un'occhiata al decreto semplificazione. Che poi però dovrà essere portato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Conviene fare il bollino blu, perchè prima che il decreto entri in vigore...
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Mon, 06 Feb 2012 21:58:48 +0100
Infibulazione, 35mila bambine mutilate in Italia http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2202
Trentacinquemila bambine sottoposte a mutilazioni genitali in Italia. E altre 3mila rischiano, nonostante una legge, entrata in vigore nel 2006, punisca severamente quella pratica in uso fra le comunità originarie del dal Corno d'Africa, del Mali o dell'Egitto. Ma l'Italia non ha finora firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Il parlamento europeo stima che 500mila donne e bambine residenti in Europa portino su di sé le conseguenze permanenti dell'infibulazione e che altre 180mila siano a rischio ogni anno. Sono cifre impressionanti, ma nulla di fronte ai 140 milioni di donne mutilate nel mondo, al ritmo di 6mila ogni mese.
È uno fra i tanti contributi portati sul nostro territorio nazionale dall'ondata migratoria. Il confronto con "il diverso da noi" ci arricchisce, affermano i sostenitori della società multiculturale. Peccato che, in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che ricorre ogni 6 febbraio, non si siano fatti sentire in molti. Amnesty International ha lanciato un video che chiede ai leader europei di fermare il fenomeno. Molto spesso infatti, secondo la denuncia dell'organizzazione umanitaria, le bambine vengono portate all’estero durante le vacanze estive e costrette a subire la mutilazione dei genitali, garanzia del loro status sociale e della loro idoneità ad andare in spose. Pur se alcuni stati membri dell’Unione europea si sono dotati di leggi e politiche in materia, c'è ancora ampia disparità tra Stato e Stato. Insomma la società multiculturale non riesce a garantire i diritti delle donne e dei minori.

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Mon, 06 Feb 2012 18:45:00 +0100
Il Maligno non si riposa mai http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2203
<E’ stato tolto  Cristo dalla vita della gente, è stato tolto Cristo come punto di riferimento: è questo il guaio dell’umanità>. E se non c'è Cristo, nella vita dell'uomo, è molto più facile che possa entrare Satana.  Lo ripete
don Gabriele Amorth, l’esorcista italiano più conosciuto  e più tradotto, in un nuovo libro uscito  per  la Edizioni Fede e Cultura, dal titolo “L’azione del maligno. Come riconoscerla e liberarsene”.
Il libro contiene i contributi dottrinali anche di altri autori: don Gabriele Fabris, presidente dell’Associazione Biblica Italiana, don Gustavo Sanchèz, esorcista, Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Psichiatri e Psicologi cattolici, Angela Musolesi, specializzata nel Ministero di Liberazione, Chiara Zanasi, antropologa. 
Il volume intende rispondere anche a domande particolari, del tipo: dove si trova il corpo fisico di Gesù? L’inferno è vuoto? I laici possono comandare alle legioni di miseria e alle legioni diaboliche in genere? Giovanni Paolo II cosa ha detto il 24 aprile del 1992? Lo yoga è consigliabile? Si parla poi in modo approfondito delle preghiere di liberazione.
Di questi tempi il Maligno e le sue influenze sono sempre più forti, dicono gli specialisti, e senza cadere nel morboso, pare doveroso informarsi sul fenomeno. Per chi non ci crede, sarà comunque evidente che cresce il numero di quelli che cadono nella rete di sette, maghi, ciarlatani più o meno pericolosi e che il fenomeno necessita di una conoscenza più completa. Un libro come quello citato può senza dubbio aiutare.
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Mon, 06 Feb 2012 18:39:39 +0100
"Corrado lo sogno e mi parla. Ma di cucinare non ne posso più" http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2201
Cinzia Petrini è stata la valletta di Corrado ne “Il pranzo è servito”, trasmissione cult degli Anni ’80. Ci ha tenuto compagnia per cinque anni e mezzo (ha sostituito Linda Lorenzi nel 1986), ogni giorno, dalle 13 alle 13.30. Poi è sparita. È diventata mamma e ha preferito la famiglia al mondo della tv. Ora ha 50 anni (tra pochi giorni, auguri), fa la naturopata e scrive fiabe.



Cinzia Petrini, che accoglienza.
«Crostata e the. Quanto zucchero?».
Uno, grazie. Beh, come dire: la merenda è servita. La torta l’ha fatta lei?
«Mi piace cucinare, sono creativa. Quando stare ai fornelli diventa un dovere, però, è meno affascinante e troppo ripetitivo».
Lo è diventato?
«Un po’, avendo tre figli. Edoardo ha 21 anni, Maddalena 17 e Marianna 15. Vivono con me e li ho tirati su da sola, perché mi sono separata molto tempo fa. È stato impegnativo, ma anche divertente. Un lungo viaggio in cui ho studiato, mi sono conosciuta a fondo e mi sono posta molte domande».
Ha trovato le risposte che cercava?
«Sì, ora vivo serena e con molto equilibrio. E aiuto gli altri».
In che senso?
«Sono diventata naturopata».
Tradotto?
«La naturopatia è un modo per curare le persone con metodologie olistiche, medicina naturale. Io lavoro con i fiori australiani e con i fiori di Bach, gocce che agiscono a livello vibrazionale».
La gente la riconosce?
«Nooooo!».
Nemmeno dal nome?
«Per fortuna no! Anche quando facevo “Il pranzo è servito” non amavo autografi e domande, non sono mai stata fatta per l’ambiente della tv. Figuriamoci ora».
A proposito di tv, la guarda?
«Poco. La Dandini e qualche film».
I reality?
«Ho seguito, con i miei figli, un po’ di “Amici”. Non riesco a definirlo, diciamo che non lo trovo di mio gusto. Poi ho visto, sempre con loro, una puntata di “Uomini & Donne”. L’ho trovato demenziale, mi ha innervosita. I giovani non hanno quei valori lì, non sono solo apparenza. Non sono così».
Cinzia, torniamo a quando era lei giovane. Anzi, bambina.
«Nasco a Torino il 14 febbraio 1962. Sì, tra pochi giorni sono 50 anni».
Appuntamento importante. Come lo vive?
«Sono contenta da morire, non vedo l’ora».
Festeggerà?
«Non in discoteca. È un bel traguardo, qualcosa farò».
Ha la lampada di Aladino a disposizione: cosa si regala?
«Io adoro la natura. Mi piace camminare e quando lo faccio - non prendetemi per pazza che non lo sono - parlo con le piante. Ecco, il mio sogno sarebbe vivere in campagna».
Lei compie gli anni il giorno di San Valentino. Domanda a bruciapelo: è innamorata?
«No, se intende innamorata di un uomo no. Da un po’ di tempo. Non sono stata molto fortunata in amore, ma con tutte le mie sfighe ho imparato ad amare me stessa».
Torniamo a 50 anni fa, alla baby Cinzia.
«Un maschiaccio. Ho due fratelli e cresco giocando con loro. Papà Piero è medico dentista, mamma Marisa casalinga».
Ricordo dell’infanzia?
«Come un Muro di Berlino. Fantastica fino a 11 anni: sono un animaletto selvatico, una ribelle creativa soprannominata “il fiammifero” perché mi infiammo rapidamente».
E dopo gli 11 anni?
«Cambiamo casa e ho una stanza tutta per me, moquette color salmone e fiori disegnati sulle pareti. Per me è uno shock, un trauma. Da maschiaccio mi ritrovo donnina».
Scuole?
«Liceo scientifico e poi università. Lettere. E nel frattempo, per essere indipendente, comincio a lavorare per la pubblicità».
Primi spot?
«Fotografie per la Lines, assorbenti. Proprio in una réclame mi vede Gianna Tani, che organizza casting, e mi chiama per partecipare a “M’ama non m’ama”».
Il gioco condotto da Predolin.
«Già, sulle mie biografie in rete però non c’è. In compenso ci sono solo falsità».
In che senso, scusi?
«Qualcuno si è inventato la mia carriera mettendo programmi che non ho mai fatto. Ad un certo punto, su Wikipedia, c’era addirittura scritto che sono stata spostata con un certo Bistazzoni».
Il portiere ex Samp e Milan?
«Proprio lui. Non so nemmeno chi sia. Quando i miei figli l’hanno letto si sono divertiti molto».
Altre falsità?
«Tutte. Prenda la biografia».
Dice che che ha iniziato alla tv di Torino con Bettega nel 1979. Poi che ha fatto la telefonista al centralone di Portobello. Poi che...
«Bugie, solo bugie. Secondo lei con un curriculum di quel genere, poi, sarei sparita?».
Buona questa. Raccontiamola noi, allora, la sua carriera. Eravamo arrivati a “M’ama non m’ama”.
«Sempre da concorrente, nel 1984, partecipo a “W le donne” condotto da Amanda Lear e Andrea Giordana. Ci vado solo per distrarmi, perché mi sono appena lasciata con il mio primo grande amore e sono devastata».
Vince?
«Sì, tutte le altre mi guardano con invidia. Ma del successo a me non frega nulla, penso solo a lui, il mio ex fidanzato».
Nel 1985 affianca Arigliano nello spot del Digestivo Antonetto.
«Questo è vero. Sono nascosta dietro al piano, esco con in mano la scatoletta e dico: “Leggere attentamente le istruzioni...”».
Poi?
«Mi telefona ancora Gianna Tani, dice di prendere un aereo per Roma che stanno scegliendo la nuova valletta per “Il pranzo è servito” di Corrado. E quando atterro ho la sensazione che nella Capitale mi fermerò a lungo».
L’impatto con Corrado?
«Arrivo in ritardo al provino, per ultima, e mi prende in giro. Ma sempre con dolcezza. Sa che lo sogno ancora spesso?».
Davvero?
«Lo vedo che sta bene, lo saluto e mi parla del programma».
Torniamo a quel provino.
«Mi scelgono e inizio a lavorare. Sto in un residence, ma vivo quasi barricata. Non esco mai, non ho amici».
Lei affiancherà Corrado e Vittorio Marsiglia per cinque anni.
«Il programma è semplice e divertente, si vincono pochi soldi e l’ambiente è meraviglioso. Registriamo anche tre puntate al giorno, ma si trova sempre il modo di ridere».
Tipo?
«Le battute migliori, Corrado, le fa fuori onda. Soprattutto con le sarte».
Senza offesa. Da ridere, rivisto oggi, è anche il suo look.
«Tremendo! Capelli cotonati, spalline e vestiti casti. Quando i miei figli hanno guardato le registrazioni non mi hanno riconosciuta».
Qualche suo errore clamoroso?
«Pochi, ero  molto attenta e precisa. Un giorno, però, decidono di farmi uno scherzo. Devo consegnare 10 gettoni a un concorrente, e me ne danno solo 9. Io capisco dagli sguardi che c’è qualcosa di strano e, tenendoli dietro la schiena, li conto. E al momento della consegna salto un numero, così arrivo a dieci. E tutti ci restano male».
A “Il pranzo è servito” lei si fidanza.
«Con uno scenografo. Mi innamoro e ci sposiamo».
Dopo cinque anni e mezzo lascia.
«Corrado se ne va, cambia l’ambiente. E non mi diverto più. Spiego che vorrei prendere una pausa, ma i dirigenti mi convincono - anzi, diciamo che mi costringono - a restare».
E inizia la nuova serie con Lippi.
«In estate però resto incinta. Lavoro fino al quinto mese e poi sto a casa. Sapendo che difficilmente tornerò».
Perché?
«Mi piace fare la mamma, sono felice e voglio altri figli. Non sento la necessità né la mancanza degli applausi del pubblico. E comunque, nel frattempo, non arrivano altre offerte».
La famiglia si allarga con Maddalena e poi con Marianna.
«Il matrimonio, però, va in crisi e mi separo. È un momento difficile».
E il lavoro?
«Interpreto due pubblicità, ma non mi trovo. E torno a fare la casalinga. Credo di essere stata una buona mamma e un buon punto di riferimento per i miei figli».
Le proponessero ora qualche lavoro in tv?
«Non mi interessa quell’ambiente. A meno che fosse qualcosa di mirato. Tipo un programma sulla naturopatia o sulle fiabe».
Perché le fiabe?
«Scriverle è il mio hobby. Ho pronto un libro di sei racconti, parla di un’anima che si chiama Helix e parla ai terrestri. Sono fiabe per adulti».
Cinzia, ultime domande veloci. 1) Presentatore preferito?
«Corrado».
2) Di adesso?
«Bah. Conducono sempre gli stessi e alla fine la tv uccide chiunque. Frizzi forse è il più genuino».
3) Ha guadagnato molto in quei cinque anni di tv?
«Poco. Nel senso che se avessi avuto un agente avrei incassato quattro volte tanto».
4) Musica preferita?
«Ascolto di tutto. Grazie ai figli sono preparata su tutte le novità».
5) Un film nel quale le piacerebbe vivere per una settimana?
«Nemo».
6) Rapporto con la religione?
«Non amo molto le religioni perché si legano troppo al potere».
7) Paura della morte?
«No, non più».
8) Rapporto con il sesso?
«Fantastico, se trovo un partner giusto e sono innamorata. È un tipo di linguaggio, un completamente molto importante del rapporto di coppia».
9) Cinzia Petrini ha un sogno?
«Molti. Ma perché si realizzino non vanno raccontati...».
Ultima. Come si immagina tra dieci anni?
«Saggia e serena. Nonna? No, grazie. Ho già tanto tanto come mamma».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

 Scrivete a alessandro.dellorto@liberoquotidiano.it

Già pubblicati: Maurizio Seymandi; Mino Damato; Lino Toffolo; Liù Bosisio; Andrea Balestri (Pinocchio); Angelo Licheri (Vermicino); Mago Silvan; Jimmy Fenomeno; Alessandro Nannini; Guido Nicheli (Cumenda); Alberto Camerini; Sabrina Salerno; Paolo Canè; Stefano Salvi (viceGabibbo); Manuela Blanchard (Bim Bum Bam); Giorgio Bubba (90° minuto); Dora Moroni; Fabrizia Carminati; Selen; Guido Angeli; Renée Longarini; Gigi Sabani; Marco Ferradini; Sammy Barbot; Ettore Andenna; Annamaria Rizzoli; mago Alexander; Giorgio Mendella; Cristina Moffa; Pasquale Finicelli (Mirko dei Bee Hive); Ivan Cattaneo; On. Antonio Guidi; Pasquale Africano; Elisabetta Viviani; Novello Novelli; Luca Levis (Mago G); Lodovico Peregrini (Signor No); Lorena Forteza; Totò Antibo; Paolo Montero; Mario Tessuto; Gabriella Golia; Sara Bartoli (Papa Wojtyla); Davide Mengacci; Maurizio Agliana; Zed; Fiorella Pierobon; Cannelle; Roberta Termali; Marco Bellavia; Ramona Dell’Abate; Sergio Baracco; Davide Marotta (Ciripiripì Kodak); Peppiniello Di Capua; Stefania Senno (Seveso); Luciano De Maria (banda via Osoppo); Ernesto Pellegrini; Franco Rosi; Massimo Catalano; Virgilio Savona e Lucia Mannucci (Quartetto Cetra); Mago Gabriel; Fiorenzo Magni; Alessandro Canino; Schulz (Maurizio Costanzo Show); Simone Jurgens (Carletto, Corrado); Nevio Scala; Lara Motta (Pic Indolor); Edoardo Romano (Trettré); Minnie Minoprio; Gigi Sammarchi; Isabella Biagini; Enzo Braschi; Enrica Bonaccorti; Gery Bruno (Brutos); Federica Moro; Sergio Saladino (Buonaseeera); Daniela Ferolla (Miss Italia 2001); Tito Stagno; Farouk Kassam; Lilli Carati; Alfredo Pigna; Linda Lorenzi; Gianni Drudi (Fiky Fiky); Tony Binarelli; Astutillo Malgioglio; Pippo e Mario Santonastaso; Enrico Beruschi; Edo Soldo (Velino); Alessandra Di Sanzo (Mery per sempre); Marco Milano (Mandi Mandi); Jocelyn; Bruno Pizzul; Sergio Vastano; Paolo Limiti; Giovanna Amati (F.1); Luciano Rispoli; Scialpi; Fioravante Palestini (Uomo Plasmon); Maurizio Ferrini; Giussy Farina; Sharon Gusberti (I Ragazzi della 3ª C); Mario Marenco (Riccardino); Liliano Frattini; Carlo Massarini; Claudio Caniggia; Febo Conti; Renzo Villa; Susanna Messaggio; Mauro Di Francesco; Fra’ Cionfoli; Topo Gigio; Gian Fabio Bosco (Gian); Aleandro Baldi; Marco Predolin; Rosa Fumetto; Dario Baldan Bembo; Nino Castelnuovo; Nadia Cassini; Christian; Azeglio Vicini; Pamela Petrarolo (Non è la Rai); Armando De Razza; Alessandro Patelli (Lega); Guido Prussia; Sydne Rome; Marina Morgan; Giorgio Bracardi; Francesco Calabrese; Raffaella Del Rosario; Simona Tagli; Giorgio Ariani; Simona Mariani; Gloria Piedimonte (La Guapa); Maurizio Cocciolone; Valeria Rossi; Carlo Sassi; Le bambine de “Il caffe della Peppina” (Zecchino d’oro); Carlo Nervo; Carmen Lasorella; Flavia Fortunato; Paolo Barabani (Hop hop somarello); Andrea Baroni; Adriano Aragozzini; Stefano Nosei; Enzo Cannavale; Elda Lanza; Jack La Cayenne; Roberta Capua; Lino Patruno; Romeo Benetti; Franco Cerri; Barbara Bouchet; Leopoldo Mastelloni; Irina Sanpiter (Magda di "Bianco, rosso e Verdone"); Federico Fazzuoli, Charlie Marchino ("Faccia da pirla"); Drupi; Pino D'Angiò; Gian Pieretti (Pietre), Marco Lucchinelli, Fabio Bussotti (Urrà Saiwa), Umberto Balsamo, Uomo Gatto (Gabriele Sbattella)
; Idris; Lee Skelton (Signora in giallo dei Ferrero Rocher); Luana Colussi; Maurizio Nichetti; Franco Malerba (astronauta); Giorgia Fiorio; Cochi Ponzoni; Luciana Turina; Alberto Fortis; Mauro Serio; Alberto Tadini (sigla Goldrake); Rondò Veneziano (Gian Piero Reverberi); Anna Maria Gambineri; Cino Tortorella (Mago Zurlì); Claudio Rocchi; Alberto Cova.
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Mon, 06 Feb 2012 12:42:33 +0100
La grande nevicata di Roma abbatte un albero sopra l'auto di Azzurra Caltagirone http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2200

La grande nevicata di Roma ha provocato un guaio anche a casa di Pierferdinando Casini. Il peso della neve ha fatto crollare un albero che si è abbattuto proprio sull’auto di Azzurra Caltagirone, distruggendola. Purtroppo la berlina era anche l’unico automezzo a disposizione della famiglia, così Casini non è potuto andare come aveva promesso a prendere a Fiumicino la figlia di primo letto. L’episodio è stato rivelato dallo stesso leader Udc ai fan di twitter. La notizia ha trovato subito la curiosità di un collega, Andrea Sarrubbi , che ha domandato ironico : “Per curiosità, era un pino padano?”, prendendosi in risposta da Pier un bel “ma vaff...”. Nonostante la disavventura, Casini ha difeso inaspettatamente il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dalle critiche degli altri fan di twitter. Anzi, ha sostenuto che il sindaco “al tg è stato abbastanza convincente”…


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Sat, 04 Feb 2012 21:35:01 +0100
Rai 5, Icone, Santoro e la sindrome di Stoccolma http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2199
Il corpo parla. E, talora nel vento del logos, ha l’alito pesante. «Quando la piazza di Palermo, rumoreggiando, in pratica disse: sì ci fa piacere che Lima sia stato ammazzato, ecco, lì ho capito che televisivamente stava accadendo qualcosa, l’agorà era diventata protagonista...»

Più o meno, così, con quest’agnizione sul futuro della “piazza” televisiva, Angelo Gugliemi, antico sciamano di Raitre ricordava a Icone, (Rai5 mercoledì seconda serata) l’avvento di Samarcanda e la nascita del culto di Michele Santoro. Icone è un bel programma di Marco Ferrante e Simona Ercolani, fatto con due euro, un’idea e un archivio poderoso. Ha come sottotitolo “Corpi che parlano”; e l’altra sera ha fatto parlare il corpaccione di Santoro. Ne ha analizzato i successi con intellettuali alla Guglielmi -da Il Rosso e il nero a Tempo reale, da Il raggio verde a Annozero-. Ne sminuzzato, con giornalisti alla Franco Bechis, la “drammaturgia”, il protagonismo assoluto, la lucidità guascona che l’ha spinto ad essere detestato dalla destra e odiato dalla sinistra: si è riproposto, per dire, in onda ora la telefonata in diretta di Masi trattato da Michele come una colf , oltre all mitico sguardo di D’Alema segretario Ds anni 90 cazziato da una spettatrice comune, roba che costò a Santoro l’esilio dalla Rai e il passaggio a Mediaset. Il programma ha anche esaltato, di Santoro, la gestualità teatrale -Santoro nasce attore recitando Pirandello e Brecht- attraverso le parole di critici tv alla Massimo Bernardini. Il quale ne ha anche fotografato il sempiterno conflitto con Silvio Berlusconi, dalle origini a quell’esperimento di scardinamento del sistema che è Servizio pubblico dall’idea di Sandro Parenzo. Ora, Icone funziona, come Sfide di cui è diretta gemminazione. E con la scusa della prossemica, dell’espressione del corpo si racconta un mito d’oggi, per dirla alla Barthes.

E Santoro ci fa un figurone, inserito fra altre “icone” un tantinello più illustri: Fallaci, Agnelli, Trapattoni, Moro, Vasco Rossi, Armani, Craxi, Lady Gaga, Andreotti, Giovanni Paolo II. E noi potremmo essere d’accordo su questo. Ma stranizza assai che la mitizzazone del tribuno la faccia proprio quella Rai che l’ha cacciato, e proprio quel Ferrante che l’attaccò con ferocia ; e che ora, con lo scudo del vezzo semiotico, ne celebra le gesta. Dalla sindrome del tribuno alla sindrome di Stoccolma...




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Sat, 04 Feb 2012 16:54:41 +0100
La Pravda arancione http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2198
 Mentre i milanesi tentano di imitare Carolina Kostner per restare in piedi sui marciapiedi completamente ghiacciati, ecco cosa compare in questo momento (ore 12 di sabato 4 febbraio) cliccando sul sito istituzionale del Comune di Milano. Primo titolone: "Stanziati 2,7milioni per la pulizia delle strade. Impegno eccezionale, il piano ha funzionato". Va tutto bene, madama la Marchesa. Come, non vi siete accorti del caos? Fidatevi di Giuliano, nel suo universo parallelo il vento è cambiato e ha salato i marciapiedi. Capitolo Area C. La quinta notizia del sito è la seguente: "Area C. A Londra e Stoccolma nessun danno al commercio con la congestion charge". Notizia di fondamentale importanza, se non fosse che i negozi del centro di Milano, da quando c'è il ticket di 5 euro, sembrano il deserto dei Tartari. Ma non finisce qui: scorrendo con il mouse, ecco la terza notizia-bomba. "Freddo. De Corato scivola sui numeri", con tanto di replica livorosa a un comunicato stampa dell'esponente Pdl. E pensare che qualcuno si collega al portale web del Comune di Milano - pagato con i soldi dei cittadini - per trovare qualche informazione di servizio. 

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Sat, 04 Feb 2012 12:13:31 +0100
Date alle Cucciari le "Invasioni", allora si che saranno barbariche http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2197

Ammettiamolo, non tutto il male viene per nuocere. Perché la nevicata che ha mandato in tilt Roma, come fosse un flipper particolarmente sensibile, mi ha costretto a vedere la puntata delle invasioni Barbariche condotta da Daria Birignao Bignardi. Per carità, non sono così masochista, ma visto che il menù televisivo della serata non offriva molto altro (Attenti a quei due, sulla Rai, è pornografia pura), ho scelto per il male minore, facendo anche una piacevole scoperta. Perché la sciuretta Bignardi, in apertura, ha ospitato Geppy Cucciari, uno dei volti più interessanti de La7, nonostante non venga affatto valorizzata dalla rete. Si, d’accordo ha la titolarità di un preservale, quello che anticipa il Tg Mentana, il vero one man show dell’informazione, ma non le è stato concesso l’onore della prima serata. Invece se la meriterebbe eccome. Magari proprio al posto della Daria Bignè, ormai simile ad un babà venuto male, tanta è la pesantezza. La Cucciari, invece, riesce a volare leggera anche su gli argomenti più ostici,  offrendo sempre al telespettatore un lato al quale agganciarsi per comprese l’argomento del momento. La Bignardi, invece, è ormai troppo concentrata su se stessa per ricordarsi che sta facendo televisione.

 E, in fondo, il problema della Bignardi è lo stesso di quella eletta schiera di personaggi chiamati da Polo Ruffini a comporre il palinesto de La7, che non si sta rivelando affatto vincente. Gli ultimi dati d’ascolto hanno implacabilmente dimostrato che le scelte fatte non sono state poi così vincenti. Ecco la circostanza sarebbe l’occasione giusta per un sapiente gioco delle parti. Dati alla Cucciari le invasioni barbariche e solleverete il mondo, mentre consegnando alla Bignardi  il preserale il mondo vi sarà grato. In quel modo Bigné Birignano potrà pontificare su tutto e tutti, magari mettendoci finalmente del suo, una volta tanto,  mentre Geppy avrebbe finalmente l’occasione  per fare domande vere. Perché in tutto questo la vera comica della situazione è la Bignardi, non la Cucciari. E non è certo colpa della neve se così va il mondo.


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Sat, 04 Feb 2012 01:36:00 +0100
Rita Dalla Chiesa fa palle di neve contro Alemanno http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2196

Nella giornata campale di Roma andata in tilt per una nevicata a cui non era abituata Twitter è stato come sempre protagonista. E una delle agit prop anti-neve, pronta a dare l’assalto al sindaco Gianni Alemanno. è stata la conduttrice tv Rita Dalla Chiesa. Che di primo mattino a dire il vero ha reagito infastidita per le lamentele sui primi fiocchi che cadevano: “ma dove la vedi la neve a Roma?????? Tre fiocchi e tanta pioggia!”. Poi però la Dalla Chiesa ha iniziato a fare i conti con gli ingorghi. E a un’amica confessava :” In questo momento di blocco totale per una spruzzata di neve su Roma , avrei una voglia pazza di quella nave…”. Alle 16 e 43, allarme Dalla Chiesa: “Nella mia strada, devastata e fortemente in pericolo per le radici degli alberi che ne hanno alzato il livello, cadono rami..”. Alle 16 e 48 Rita però cerca di spegnere  l’allarme neve a Roma lanciato da Tgcom 24: “guardate che e' una normale nevicata, come ce n e sono tante a Mi, Bo, To, Ve! Solo che a Roma non ci sono abituati..”. Dieci minuti dopo la Dalla Chiesa inizia a perdere la calma: “sto cercando di tornare a casa. Ho vissuto in mezzo alla neve del nord per tanti anni, so cosa significa. Ma qui e' follia”. La conduttrice è intrappolata nel traffico, ma cerca vie di fuga: “La Nomentana e' più praticabile, sempre che non ci cada un albero addosso”. Alle 17 e 06 inizia il panico: “Aiuto, mi sta prendendo un attacco di claustrofobia! Siamo bloccati sotto un tunnel, con tutte le macchine che suonano! Alzato al max musica”. La situazione peggiora: “qui e' twitter. Stazione Tiburtina impraticabile. Servirebbe elicottero o miracolo!”. La strada per casa è ancora lunga: “Ai Parioli. Tre ore di macchina e ancora credo me ne debba fare altre due o tre. Lo sapevano della neve. Sacchi di sale, no?”. Rita è ancora fiduciosa e scrive a Paola Perego: “Pero' aspettami per cioccolata! Non ce la faccio più. . Ma si può bloccare una città per un po' di neve? Voglio casa!!!!” La Dalla Chiesa inizia a buttarla in politica: “se oggi e' andata bene a Roma, figuriamoci quando va male!!! I romani non si meritano "questa" Roma!!! Alberi caduti ovunque..”. Alle 19 e 09 decide di Twittare direttamente con Alemanno: “scusi, sindaco, ma dopo cinque ore di macchina, una domanda: dove sono i vigili per regolare un po' di traffico agli incroci?”. Il sindaco vede la protesta vip e risponde subito: “tutti gli uomini disponibili sono in azione per interventi e soccorsi - stiamo facendo l'impossibile.”.  Rita si fa sarcastica: “per tre cm di neve????? Stiamo rasentando il ridicolo davanti all'Italia che la neve l'ha avuta davvero!”. La Dalla Chiesa ci riprova con Alemanno: “in macchina da ormai sette ore. Roma nord bloccata! Alberi caduti dappertutto. Ma al nord, con la neve vera, come fanno?”. Il sindaco ritwetta cortese, ma spazientito: “scusi, secondo lei mezzo metro di neve è finta? Capisco la sua rabbia ma noi abbiamo fatto l'impossibile.” Rita tronca la discussione e si rivolge a tutto il social network minacciosa: “lunedì ce ne sara' per tutti a Forum! E senza bavagli”.


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Fri, 03 Feb 2012 22:05:15 +0100
BerlusMonti e guai a sinistra http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2195
Ce ne fosse bisogno, ci sono tre piccoli segnali del fatto che la politica italiana ha subito più cambiamenti in due mesi che negli ultimi diciott'anni. Primo: l'intervista di Berlusconi al Financial Times. L'ex premier non ha detto nulla di nuovo, ma l'ha detto adesso e proprio mentre Monti avrà più che mai bisogno del suo aiuto, per uscire dalla grana giustizia e per fare la riforma del mercato del lavoro. Poi, forse, per un rimpasto. Secondo: il colloquio di Monti con repubblica.tv, in cui ha fatto capire quanti problemi frontali avrà con la sinistra sui temi di cui sopra. Il terzo segnale arriva prima delle due interviste ma in un certo senso le spiega. E' una recente analisi   di Andrea Romano, politologo oggi impegnato con le truppe di Luca Montezemolo, sull'effetto Monti a sinistra, in un inglese molto secco e comprensibile. Merita leggerla tutta: è qui.
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Fri, 03 Feb 2012 21:44:50 +0100
Malpensa fa litigare Reguzzoni e Michele Serra http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2194
Michele Serra, penna della sinistra chic, non ha mai nascosto la sua antipatia nei confronti della Lega e delle sue battaglie. Nell’ultimo numero de L’Espresso ha confermato la tradizione picchiando duro su Malpensa. L’aveva fatto anche in passato. Questa volta ha scritto: “Non c'è solo la Concordia adagiata davanti al Giglio: molti altri simboli degli errori umani sono disseminati nel nostro Paese. Ci si chiede ad esempio cosa sia quella gigantesca struttura di cemento nella boscaglia alla periferia di Varese”. Marco Reguzzoni da Busto Arsizio, ex capogruppo della Lega alla Camera ed esponente di spicco del cerchio magico bossiano, ha preso carta e penna rispondendo per le rime. Ecco la sua lettera integrale:
Mi piacerebbe fosse vero quello che sostiene il giornalista Michele Serra nel suo articolo su
L’Espresso, quando afferma che Malpensa è un aeroporto che sorge nel nulla. Ma…
Nel celebre romanzo ”La storia infinita” dello scrittore tedesco Michael Ende e nel film che ne ha reso celebre il nome, il nulla è un’entità che si nutre dell’assenza di fantasia. Nella filosofia invece il concetto di nulla è stato interpretato in una miriade di modi e sensi, spesso (ma non solo) in contrapposizione o come negazione al concetto di “essere”. Secondo quanto sostiene il giornalista Michele Serra nel suo articolo su “L’Espresso” invece, il nulla rappresenta quella parte della Padania che ospita nella boscaglia una sterminata distesa di cemento chiamata Malpensa. Distesa di cemento, ovviamente “silenziosa”, che è altrettanto ovviamente il residuo di una civiltà scomparsa (cioè che non è).
Se fosse così, allora al nulla non si potrebbero far pagare le tasse! E non si potrebbero imporre regole e burocrazie e ministeri di uno Stato che invece è. Purtroppo Serra non ha ragione….
Certo non è mia intenzione mancare di rispetto all’opinione di un così autorevole giornalista, che la Storia riconoscerà di certo al fianco dei più prestigiosi scrittori e filosofi, ma non posso non pensare che questo nostro nulla è perlomeno “atipico”. A Malpensa e intorno a Malpensa infatti, diciamo in Provincia di Varese (e lasciamo stare per un attimo Milano), mi risulta che vivano circa 884mila persone (il che la rende la quarta provincia più popolosa della Lombardia), che esistano 141 Comuni e che il più popoloso sia fra l’altro, guarda caso proprio vicino al nulla di Malpensa, Busto Arsizio (circa 81mila abitanti). Tanto per riderci sopra, inoltre, se non ricordo male, in Provincia di Varese ci sono 6 siti Unesco, e quindi il nulla “serriano” diventa un nulla “patrimonio dell’umanità”. Non vorrei sottolineare poi, ma devo farlo per onor di cronaca, che il sopradescritto nulla, pur vessato da sprechi, assistenzialismo eccetera eccetera, produce e paga le tasse anche per tutto il resto del Paese. E in questo senso sì, si può dire che sia quasi una situazione “aliena”…
Sorvolo, più che altro per decenza, sul paragone quantomeno irrispettoso che affianca la tragedia della Costa Concordia a Malpensa, perché ritengo si commenti da sé e non meriti troppa attenzione. Chiudo però con un’ultima considerazione, e cioè prendendo atto che quella di Serra, e naturalmente la mia, altro non è che pura (ma nel suo caso sarà poi così pura?) satira. E per tornare al nulla (quello della storia infinita, quello della filosofia o quello serriano, fate voi), lasciatemi dire che, per la Provincia di Varese, per il Nord e per l’Italia, mai nulla fu più prezioso e rumoroso. Con i suoi problemi, certo, con i suoi sogni da conquistare, certo, ma con la potenzialità di diventare, come ho sempre sostenuto, il cuore pulsante del Nord.
Un nulla, direi quindi, con la “N” maiuscola. Un Nulla che mantiene quella parte del Paese che invece esiste, parla e spesso sproloquia…

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Fri, 03 Feb 2012 15:34:12 +0100
"La pillola difettosa" http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2193

La casa farmaceutica Pfizer ha annunciato di aver immesso sul mercato un anticoncezionale difettoso. In pratica la pillolina non conterrebbe la quantità di principi attivi e inerti necessari a prevenire la gravidanza. Che detto in soldoni significa: liberi, signori, di fare sesso con chi volete ma “del doman non v’è certezza”, se la pillola  è difettosa potreste anche sfornare un bel bebè. Per l’America, dove le pillole sono state vendute, e dove l’azienda si appresta a ritirare un milione di confezioni, la notizia ha avuto l’effetto di uno tsunami. Devastante negli effetti e imponderabile nel panico che ha generato. Famiglie, con già uno o due figli a carico, letteralmente prostrate dall’imprevista e probabile gravidanza. Ragazzine che fino a ieri credevano di potersela spassare senza pagare pegno alla spensieratezza costrette a fronteggiare la responsabilità più grande della vita e a vedersela con genitori furibondi. E le amanti, migliaia, attente fino all’altro ieri a occultare ogni pulviscolo di tradimento inchiodate alle loro scappatelle da una pancia in continua crescita. Gli avvocati che seguono il caso giurano che ci saranno migliaia di cause milionarie e che chi chiederà i danni potrà far rivalere sull’azienda produttrice del farmaco i costi di pannolini, vestitini, scarpe da ginnastica e libri scolastici. Tutto quello che serve alla crescita di un figlio. Vi sembra tanto? Pensate che per una vasectomia difettosa un’azienda straniera, anni fa, fu costretta a risarcire 650mila dollari. Ora il punto della questione non è tanto il panico  che la notizia  ha generato. Non sono tanto le cifre delle persone interessate. Ma la possibilità che qualcuno faccia causa per la nascita di un figlio. Più facile a dirsi che a farsi. Immaginate la scena. La mamma, a sua insaputa e suo malgrado, fa causa all’azienda in questione e naturalmente non dice niente al ragazzino. Il ragazzino cresce, matura, chiede in giro. Magari qualcuno gli spiffera qualcosa, magari spunta tra le carte un vecchio documento. Fa due conti e scopre di essere al mondo senza che mamma lo volesse. Un trauma. Uno sfacelo…Per questo mi chiedo e vi chiedo: come si fa a ridurre la nascita di un figlio a una faccenda di carte bollate? Attendo lumi…..


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Thu, 02 Feb 2012 22:05:00 +0100
Lite a cena sui telefoni fra Agnelli e Berlusconi. Venti anni dopo De Benedetti-scoop http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2192

L’episodio è raccolto nel bel libro “Eutanasia di un potere” di Marco Damilano.  E’ Carlo De Benedetti a raccontare una cena finora restata inedita, appena Silvio Berlusconi approdò a palazzo Chigi nel 1994. E lo fa naturalmente scandalizzato: “Nel 1994 ci fu una cena organizzata da Agnelli in casa sua. Intorno al tavolo c’eravamo io, Marzotto, Romiti, Lucchini.Era una sorta di introduzione del Berlusconi premier di fronte all’establishment confindustriale. Agnelli gli dava del lei: ‘Adesso che è arrivato a palazzo Chigi, la prima cosa che Lei deve fare è la privatizzazione della Stet’ (la società che controllava tutti i telefoni italiani). Romiti si accodò immediatamente: ‘Assolutamente d’accordo con l’Avvocato, quello è un simbolo’. Berlusconi li bloccò subito: ‘Quella azienda ora è mia, va bene. Perché dovrei venderla?’. Il suo concetto politico era che lui era diventato lo Stato, non capiva perché bisognasse privatizzare”.

De Benedetti è colpito nel racconto da questo identificarsi di Berlusconi con lo Stato, tanto da dire “la Stet è mia”. Sinceramente, quel che colpisce è l’esatto opposto, che spiega assai meglio la storia di Italia. Un premier nuovo nel 1994 era appena stato eletto a sorpresa. Nel libro lo stesso De Benedetti rivela che a gennaio 1994 Agnelli pronosticava per Berlusconi al massimo il 3% dei voti. L’ingegnere era più generoso: il 10%. Berlusconi invece vinse, e un minuto dopo i veri padroni di Italia invitarono a cena il nuovo regnante imprevisto e gli ordinarono di vendere a loro la più grande azienda di telecomunicazioni del paese. In fondo Berlusconi era un industriale: non gradito, ma uno di loro, quindi doveva obbedire e in fretta. Lui non lo fece- e sì, disse in modo assai poco elegante e privo di cultura e di senso dello Stato: “La Stet ora è mia. Non ve la vendo”. Dopo averlo detto perse palazzo Chigi. Nel 1996 al governo salì Romano Prodi. E vendette la Stet agli Agnelli a prezzo di supersaldo. Quelli con il senso dello Stato portarono via dallo Stato il suo bene più prezioso, pagandone (poco) solo lo 0,67%, ma comandando. Non seppero fare nemmeno quello e dopo qualche anno dovettero gettare la spugna e trovarono chi aveva senso dello Stato che fece lievitare quel loro minimo investimento grazie all’Opa di Roberto Colaninno. Viva il senso dello Stato! Ogni tanto questi racconti che emergono dopo venti anni sembrano tanto simili a quelle storie popolari in cui il bue dà del cornuto all’asino…


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Thu, 02 Feb 2012 21:59:11 +0100
Addio alla signora Borsalino http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2191

E' morta l'altro giorno, a 96 anni Giovanna Raisini Usuelli. Il nome in apparenza non dice granché fuori dai confini piemontesi, ma la signora era moglie di Teresio Usuelli, cui toccò il compito di pilotare la ditta Borsalino, fondata nel 1857 in una bottega con dieci dipendenti. All'inizio si producevano dodici cappelli al giorno, poi nel Novecento con Teresio Borsalino si arrivò a 2 milioni all'anno. Erano gli anni dei film americani in bianco e nero, avere un cappello in testa cominciava a diventare sinonimo di classe ed eleganza, oltre che di benessere. Nel 1939 a Teresio Borsalino succede il nipote Teresio Usuelli, marito di Giovanna che guida l'azienda fino al 1979. Lei emiliana, di carattere fortissimo e senza peli sulla lingua, assistette al declino della tanto amata ditta, testimone degli episodi più drammatici nella vita di un’azienda che ha reso l'Italia grande nel mondo. Come quando ad uno sciopero dei dipendenti, Usuelli rispose con la serrata oppure quando, morto già il marito, la ditta fu chiusa e il terreno, centralissimo, fu ceduto insieme a tutti i capannoni dove un tempo avevano lavorato migliaia e migliaia di dipendenti. La città di Alessandria, con le sue componenti, non protestò troppo, solo alcuni operai salirono sulla ciminiera, la bella alta ciminiera, per non lasciarla abbattere. Senza risultato. Giovanna Usuelli abitava a 20 metri dalla fabbrica, (poi diventata sede dell'università cittadina), in una  villa con giardino ma senza sfarzo, la storia di una gloriosa epoca industriale e la caduta brillava nel suo sguardo ancora vivissimo.


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Thu, 02 Feb 2012 21:18:05 +0100
America Best Dance Crew, gli anti- Carlucci http://www.liberoquotidiano.it/blog.jsp?id=2190
Gli occhi -miodio- non riescono davvero a seguirli.

Giovani giapponesi coi rayban scuri che paiono sicari della Yakuza e si muovono all’unisono; ciccioni -gangsta di Harlem che, in assenza di gravità, piroettano meglio della Jennifers Beals di Flashdance; ventenni canadesi che interpretano i classici del musical letteralmente affondando nell’aria; campioncini di salto della corda che volano come Bruce Lee: tutto questo, e molto altro di fantasmagorico, è America Best Dance Crew . Cioè un talent show che ha come protagoniste alcune crew, gruppi di ballerini, i più fighi provenienti da tutti gli Stati Uniti, che rendono allo spettatore l’idea gioiosa del talento. É un peccato che Mtv Italia lasci galleggiare nell’inerzia comunicativa (non abbiamo ancora capito quando va in onda, se alle 21 o alle 15, se sono repliche o brandelli di puntate che fanno da riempitivo, boh...) un gioiello del genere. Eppure questa cosa prodotta dal musicista e compositore -nonché giudice di American Idol- Randy Jackson, è un helzapoppin di adrenalina e allegria. American best dance Crew è condotto da tale Mario Lopez, un attore belloccio di origine messicana conosciuto da noi per Beautiful che negli States ha visto un sucesso stellare proprio presentando i suddetti pichelli del ballo. A giudicarli ci sono l’artista hip-hop Lil Mama, la popstar JC Chasez e il coreografo hip-hop Shane Sparks, che è un po’ come avere da noi Brian e Garrison, la Celentano e Roberto Bolla insieme. Le performance sono scelte in tutti gli stili: break dancing, cheer leading, tip tap, arti marziali, contorsionismo, salsa; per fermare i ragazzi bisognerebbe sparargli in volo. E le puntate sono spesso impronatate su temi canori ispirati alle pop star. Ipnotiche quelle sulle note di Beyonce  o di Lady Ga Ga, dove c’erano dei tizi, gli Heavy Impact che “spaccano” come dicono i giovani d’oggi.

Il programma s’ispira a decine di film che hanno carezzato la nostra adolescenza e maturità, da Saranno famosi a Grease, Dirty Dancing a Ti va di ballare? con Banderas che di solito si muove come un dromedario ma lì sembrava Don Lurio. A vederlo, questo America Best Dance Crew, ti tira su il morale. Poi pensiamo a Vieri che balla dalla Carlucci e il morale ci ritorna sotto i tacchi...

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Thu, 02 Feb 2012 20:23:37 +0100