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Burocrazia canaglia

Spending review delle province: tutti i trucchi per non tagliarle

Contro il decreto del governo ricorsi a Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale. Ed è già scattata la compravendita dei comuni di confine...

La beffa dei "Consigli delle autonomie locali": dovranno decidere sul "riordino" delle province ma ai loro vertici ci sono i presidenti degli enti in odor di taglio...
Spending review delle province: tutti i trucchi per non tagliarle

La beffa dei "Consigli delle autonomie locali": dovranno decidere sul "riordino" delle province ma ai loro vertici ci sono i presidenti degli enti in odor di taglio...

La spending review delle Province non s'ha da fare. Da un anno si sta concretamente parlando di tagliare gli enti intermedi tra Comuni e Regioni, eppure c'è sempre qualcosa che lo impedisce. Come ricorsa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, ci si mettono "ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato o alla Corte costituzionale, accordi sindacali...". E ora c'è pure il Consiglio delle autonomie locali, il nuovo organismo che in ogni regione deve proporre non più "l'accorpamento" delle Province fuori parametri, come previsto dalla prima stesura del decreto sulla spending review, ma il loro "riordino" in base a un emendamento approvato al Senato. E qui nasceranno grane inevitabili. In Toscana, per esempio, secondo il testo del governo non sopravviverebbe una sola provincia perché Firenze a parte sono tutte con meno di 350mila abitanti e 2.500 km quadrati di estensione. A presiedere il Consiglio delle autonomie locali, di 50 componenti, è il presidente della provincia di Pisa Marco Filippeschi. Che dovrà decidere anche il "riordino" con la vicina e odiata provincia di Livorno... Nulla di fatto assai probabile. Nel Lazio a decidere sul riordino di Latina, Viterbo e Rieti sarà il Consiglio presieduto dal presidente della Provincia di Rieti, Fabio Mellilli. Lo stesso che un anno fa protestava contro il taglio delle provincie proposto dal governo Berlusconi: "La procedura è incostituzionale e non porterà da nessuna parte". In Lombardia alla guida del Consiglio c'è il leghista Fabrizio Cecchetti, esponente di un partito decisamente contrario a tagli e accorpamenti. Ma non è questione di Lega: tutti i partiti, chi più chi meno, a parole si dicono favorevoli al riassetto ma a fatti metto i bastoni tra gli ingranaggi della riforma. Ci sono poi le solite furbate all'italiana, con alcuni presidenti delle province a rischio che avrebbero addirittura provato letteralmente a "comprare" annessioni di comuni limitrofi per aumentare superificie e popolazione e superare i "tetti" del decreto. Il dubbio, a questo punto, è quasi superfluo: più che la rappresentanza delle comunità locali, alle Province interessa più che altro far sopravvivere se stesse e il loro poltronificio.

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