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Damiano esulta: sul Job Act abbiamo rottamato Renzi Ecco come...

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"Renzi all'inizio diceva che il Job Act era un "prendere o lasciare", alla fine ha prevalso la ragionevolezza. ll testo è stato modificato". Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, è uscito vincitore dal braccio di ferro con il premier sul decreto Lavoro. La sinistra del Pd, sottolinea in una intervista nella web rubrica Selfie, è riuscita a imporre una serie di correttivi che hanno ammorbidito il testo presentato dal governo. "Il premier sbaglia a ritenere superata la concertazione. Forse quelle che ho condotto io da ministro era un po' barocca, un po' lenta e antica, ma bisogna sempre trovare il modo di dialogare con le parti sociali. Fermo restando il principio che poi è il governo a prendere le decisioni".
"Siamo riusciti", continua Damiano, "a correggere positivamente il decreto lavoro in Parlamento, sono soddisfatto. E voglio sottolineare che quelle non sono le modifiche volute dalla sinistra del Pd, ma da tutto il partito. In Parlamento non c'è nessun uomo della Cgil. Io ho militato per trent'anni e quel sindacato mi ha insegnato il principio dell'autonomia: quando si sta in un partito si è autonomi dalle parti sociali". Poletti? "E' un uomo di sinistra, solo che il suo decreto conteneva un eccesso di liberalizzazioni. Io? Non credo di essere un "frenatore", sono un dialettico, non un dogmatico. Credo che alla fine Renzi abbia apprezzato il mio lavoro"

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Commenti all'articolo

  • maxgarbo

    17 Maggio 2014 - 10:10

    un bel partito: tutti contro tutti, c ontro tutto... ma fanno mucchio per lo stipendio. soliti comunisti

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  • alkhuwarizmi

    16 Maggio 2014 - 13:01

    Damiano, figuro di matrice comunista, "orgoglioso della militanza Fiom" (sue parole), la fazione più ideologicamente oltranzista della Cgil. Che vi aspettavate da quest'uomo?

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  • arwen

    16 Maggio 2014 - 11:11

    Se questo così detto Job Act (nome d'impatto) fosse stato presentato dalla dx, oggi avremmo i sindacati in piazza, scioperi generali un giorno si e l'altro pure, Repubblica pubblicherebbe articoli di fuoco, Vendola ce lo troveremmo pure nella minestra. Invece, silenzio. La stampa ossequiosa tace su un provvedimento che è di x se stesso un insulto ai lavoratori e un danno x l'economia italiana.

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