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Paolo Nespoli, nello spazio a 60 anni: "Astronauta grazie a Oriana Fallaci, poi lei mi lasciò"

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Quasi tutti i bambini dicono di voler fare gli archeologi, gli esploratori, gli astronauti e poi, cresciuti, diventano assicuratori, commercialisti, avvocati. Poi ce ne sono alcuni che invece riescono a realizzare il sogno dell' infanzia, il che conferma che questi grandi uomini, come Paolo Nespoli, sessant'anni, l'astronauta italiano che ieri è partito per la Stazione Spaziale Internazionale dove risiederà per cinque mesi (un record alla sua età) sono in fondo rimasti bambini. Nel caso di Nespoli è così vero che è rimasto bambino, che ha avuto dalla vita non una, ma due madri: una è stata quella naturale, l'altra, elettiva, è stata Oriana Fallaci, che lo conobbe da corrispondente dell'Europeo in Libano, nel 1982, quando lui era un sergente dell' Esercito addetto ai rapporti con i giornalisti e aveva venticinque anni.

Alla Fallaci, che allora aveva cinquantatré anni, piacevano gli uomini virili, coraggiosi, belli e giovani: ebbene sì, per quanto sembri impossibile, proprio come ai maschi, anche alle femmine di una certa età gli uomini piacciono giovani e belli. Nespoli, galantemente, ha fatto sempre riferimento a «Oriana» come alla «cara amica giornalista», e quando gli si fa notare che Angelo, il protagonista di "Insciallah", il romanzo che la Fallaci trasse dalla sua esperienza in Libano, somiglia molto a lui, e Ninette, la donna libanese dagli occhi viola che con lui ha una relazione, è una Fallaci giovane, risponde che è un dato romanzesco.

Di vero c'è invece che se oggi Nespoli ha coronato il suo desiderio di bambino, lo deve a Ninette ovvero Oriana, la quale, abituata a vedere gli ostacoli solo come gradini per salire più in alto, quando lo sentì scoraggiato perché non era né laureato, né sapeva l'inglese, requisiti minimi per tentare le vie dello spazio, anziché consolarlo nel naufragio del sogno, come avrebbero fatto donne meno pazze e determinate di lei, lo spronò a darsi subito da fare.

Nel giro di pochi anni, cominciò per Nespoli uno studio matto e disperatissimo, ma non di materie umanistiche come per l' infelice adolescente Leopardi, ma scientifiche, coronato dalla laurea in Scienze aeronautiche e astronautiche al Politecnico di New York, e in seguito la laurea in ingegneria meccanica a Firenze. Perché quegli studi a New York? Perché lì viveva allora la sua seconda mamma, Oriana, presso la casa della quale Nespoli visse cinque anni, e c' è chi insiste che non fu convivenza solo amichevole.

Di certo, come provano alcune brutte poesie che lei scrisse dove lo ritraeva come una specie di cavaliere impavido, la Fallaci lo vide come qualcosa di ben più coinvolgente che un amico; forse, logicamente, come un figlio. Un figlio che a un certo momento la deluse: nel 1991 Nespoli fallisce un concorso dell'Agenzia Spaziale Italiana, arriva soltanto ottavo e viene scartato. Ecco le sue parole raccolte dal giornalista Salvatore Giannella: «A questo punto si interrompono i miei contatti con Oriana. Da quel giorno non l' ho più vista né sentita. Sparita. Vede, Oriana era un personaggio speciale. Il mio fallimento, in quell' occasione, lo prese come suo fallimento e, obbedendo a una specie di senso di colpa, ha troncato i rapporti con me. Ma la mia riconoscenza nei suoi confronti è totale: lei per me è stata una madre, un' amica, una confidente. La delusione del concorso fallito potrebbe essere stata ampliata nel suo inconscio perché forse lei stessa voleva fare l'astronauta. Come provano il suo bel libro "Se il Sole muore" dedicato ai cosmonauti e l'intervista al "padre dei razzi", von Braun».

Noi ci permettiamo invece di avanzare un'altra ipotesi, per spiegare la separazione. Oriana, non essendo una mamma genetica, ma elettiva, aveva capito tutto: e cioè che il fallimento del suo figlioccio sarebbe stato seguito da altri fallimenti, senza una terapia d' urto. Le mamme biologiche consolano i figli che cadono, devono fare così per natura, e così quelli continuano a cadere. Oriana si tolse dai piedi al momento giusto, perché non serviva più, perché era d' ingombro, perché come diceva in una sua (brutta) poesia: «Noi due insieme/ siamo un'eresia/ un'ipotesi da scartare/ un fenomeno da studiare/ come i buchi neri e la teoria dei quanta». Intelligenza profonda di Oriana Fallaci, farsi da parte in quel momento, e infatti solo pochi mesi dopo Nespoli vince un analogo concorso per l'Agenzia Spaziale Europea, e comincia a mettere le basi per il suo sogno di bambino diventando addestratore degli astronauti.

Dopo un biennio alla Nasa, nel 1998 è uno dei due candidati su 427 selezionato dall'Agenzia Spaziale Italiana, e dopo un ulteriore tirocinio di nove anni, nel 2007 finalmente Nespoli vola nel cosmo con la missione Shuttle Discovery. La mamma, non quella biologica che gli aveva dato la vita, ma quell'altra che gliel'aveva cambiata, era morta un anno prima. Adesso a sessant'anni il mai cresciuto ingegnere Paolo Nespoli se ne sta nella Stazione Spaziale Internazionale a fare, come dice lui stesso, «da cavia» per una quantità di esperimenti di chimica, fisiologia, medicina. A sentirlo parlare di mondi lontani, di vita intelligente nello spazio, di teletrasporto, di basi lunari e di limiti che sembrano tali solo a chi ha una vista piccola piccola, sembra di sentire parlare un amichetto della nostra infanzia, uno di quelli che volevano fare gli astronauti, e che poi sono diventati assicuratore, "manager", o venditore di automobili. A lui, grazie anche alla fortuna di avere avuto due madri, è andata diversamente.  

di Giordano Tedoldi

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