L'editoriale

Matteo Legnani

Più li conosco e più questi tedeschi mi stanno simpatici. Credo sia perché, nonostante il complesso di superiorità che manifestano, giorno dopo giorno ci somigliano sempre di più. Fateci caso, dietro l’aria impettita ormai ne combinano più di Bertoldo o, meglio, più di Berlusconi. Altro che gelidi teutonici. Ai crucchi piace inseguire le gonnelle e, come gli italiani,  poi perdono la testa e, ogni tanto, la poltrona. È successo a Christian Wulff, l’omologo germanico di Napolitano, il quale proprio pochi giorni fa era venuto in visita da noi, a salutare il collega. Al Quirinale, rispondendo alla domanda di un giornalista, aveva detto gonfiando il petto che da loro la corruzione viene combattuta con successo, sottintendendo ovviamente che in Italia ciò non accade. Lo smargiasso è stato subito accontentato: inseguito da un’indagine della procura di Hannover, il presidente federale si è dovuto dimettere. Non era in grado di spiegare un maxiprestito di 500 mila euro ricevuto da un facoltoso amico. Un piccolo affare cui si sarebbero aggiunte nelle ultime ore altre strane operazioni, come ad esempio una fideiussione di quattro milioni concessa dal governo della Bassa Sassonia quando Wulff ne era il capo alla società fantasma di un suo amico, lo stesso che poi pagava le vacanze in alberghi di lusso al presidente e alla moglie. Insomma, al di là della supponenza, questo alto papavero tedesco non è molto diverso dal nostro Carlo Malinconico, il sottosegretario del governo Monti che amava rilassarsi all’Argentario a spese del costruttore Piscicelli, quello che rideva del terremoto in Abruzzo. Certo, noi in questi pasticci eccelliamo mentre i tedeschi sono ancora in fase di apprendistato, però diciamo che tra gaffe e ruberie imparano in fretta. Basti pensare che il predecessore  di Wulff, l’ex direttore del Fondo monetario Horst Köhler, fu costretto a dimettersi per una battuta infelice. In diretta tv aveva detto quello che tutti sapevano ma che non stava bene dire, ovvero che i soldati tedeschi erano in Afghanistan solo per difendere gli interessi commerciali della Germania. Una verità nota, in quanto tutti sanno  che a Berlino (come a Parigi) non si muove foglia che l’economia non voglia. E però aver parlato senza peli sulla lingua, cioè senza inganni, gli è costato il posto. Alla seggiola ha dovuto rinunciare  recentemente anche Theodor zu Guttenberg, ministro dell’Economia e della Difesa e astro nascente dei cristiano sociali il quale, dati i 40 anni, era ritenuto il più probabile candidato alla successione di Angela Merkel. Purtroppo per lui, essendo arrivato troppo in alto, qualcuno è andato a rileggersi la sua tesi di laurea, scoprendo che era in larga parte copiata. Ribattezzato in un amen il ministro copione, il nobile e fascinoso zu Guttenberg ha dovuto far le valigie in tutta fretta, patteggiando una condanna per 20 mila euro. Comunque, che i crucchi non fossero immacolati come volevano dare a credere lo avevamo capito da un pezzo. Non solo perché, come i greci, hanno taroccato i conti, nascondendo sotto il tappeto molti di quei debiti che oggi rimproverano ad altri Paesi europei.  Ma anche perché nel passato, quando a loro ha fatto comodo, i parametri che oggi chiedono di rispettare gli algidi custodi del rigore se li sono messi sotto ai tacchi. Ricordate nel 2003, quando a Bruxelles c’era Romano Prodi? I tedeschi, insieme con i francesi, sforarono il patto di stabilità. Ma invece di bacchettarli sulle mani come adesso la cancelliera di ferro fa con Atene, la Ue non gli fece neppure un rimbrotto, dimostrandosi comprensiva come una vera mamma. Con il risultato che, rialzata la testa e autonominatisi primi della classe, Merkel e camerati ora danno lezioncine a tutti. In economia, come nello stile. Sobrietà e rigore. Angela però dimentica che anche un grande statista come Helmut Kohl, l’uomo che riunificò la Germania, alla fine si dimostrò meno sobrio di quel che si pensava, finendo per patteggiare una multa di 300 mila marchi per lo scandalo dei fondi neri, finanziamenti occulti ottenuti dal suo partito in spregio alle regole parlamentari.  A far ritornare alla realtà la signora ci ha però pensato l’uomo che lei aveva voluto a tutti i costi alla guida del Paese, il presidente Wulff, con le sue vacanze in Florida, alle Baleari e nel mare del Nord a spese degli «amici». Anni e anni passati a costruirsi un’immagine di rigore e poi tutto va a pallino per una figura di Merkel. Ah, i tedeschi. A guardarli bene sanno farci concorrenza anche nel male. A quando una figura da Schettino anche per loro? di Maurizio Belpietro