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Trabucco: l'Italia a piedi per chiedere indietro il 4 novembre

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Qualche giorno fa abbiamo parlato di amor patrio, qui l’approfondimento https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/25105920/4-novembre-riprendiamoci-amor-patrio-valore-piu-nobile-tutti.html

e un bell’esempio è quello di Pasquale Trabucco, ufficiale in congedo (non si è mai “ex-ufficiali”) dell’Esercito che sta portando avanti da due anni un’impresa per chiedere il ripristino della Festa del 4 novembre.

Per dimostrare quanto ci crede, si è fatto tutta Italia a piedi da Predoi (il comune più a nord) a Capo Passero (quello più a sud), è sceso nelle profondità del mare sul relitto di nave Lince, affondata dagli inglesi nel ’43, ed è volato nel cielo con la replica del biplano SVA di Baracca per portare ovunque il Tricolore. Centinaia di km, tempo, fatica, sudore e rischi per amore dell’Italia e per il ricordo dei nostri Caduti. 

Nel 1919 la festività fu fissata il 4 novembre per celebrare la Vittoria italiana nella Grande Guerra. Ricordava quel fatidico giorno dell’anno precedente in cui era entrato in vigore l’Armistizio di Villa Giusti  grazie al quale l’Austria-Ungheria si era arresa all’Italia.

Oggi, per qualche strana timidezza, si tende a evitare la parola “Vittoria” tanto che, nel 2018, si è preferito celebrare, anche in sede internazionale, la “fine della Prima guerra mondiale”. 

Eppure se c’è qualcuno da ringraziare per aver fatto terminare il conflitto, questi sono proprio gli  Italiani, che l’hanno vinta non solo per se stessi, ma per tutta la Triplice Intesa, francesi, britannici e americani compresi. Ne abbiamo già scritto, qui l’approfondimento.

 

In ogni caso, Trabucco chiede ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio, ai ministri della Difesa, dell’Interno e dell’ Economia che venga ripristinata la festa per come è stata dal 1919 al 1976 passando indenne perfino attraverso i drammi e le lacerazioni della Seconda guerra mondiale.

Nessuna perdita di giornate lavorative, al PIL non mancherà il suo tributo: semplicemente si tratterebbe di stornare una giornata dalle ferie normalmente previste per rendere non-lavorativo il 4 novembre.

Dal 1977 la festa è stata infatti resa “mobile” nel senso che si festeggia la domenica più vicina. Il che equivale praticamente ad abolirla nel sentimento comune. Se pensiamo che, secondo un paradosso inspiegabile, perfino la Festa del Lavoro si festeggia non lavorando, si comprende quanta e quale importanza “morale” rivesta il giorno festivo per una festa nazionale.

il Presidente Ciampi ben lo sapeva e infatti, con quel senso patrio che lo ha mirabilmente distinto nella nostra storia recente, ripristinò il 2 giugno come Festa della Repubblica non lavorativa. Trabucco vorrebbe che avvenisse lo stesso per il 4 novembre del 2021, nell’anno in cui ricorrerà il Centenario del Milite Ignoto. Ricordiamo come si è speso fino ad oggi questo vero idealista:  il 9 luglio 2018, dopo aver percorso più di 1750 chilometri, è giunto a Roma, ha reso gli onori al Milite Ignoto e ha incontrato la Sindaca di  Roma, Virginia Raggi.  Poi ha scritto a tutti i Comuni italiani ed ai 945 nostri rappresentanti in Parlamento. Il 9 ottobre 2018, insieme ad altre 9 persone ha dato vita al Comitato Nazionale di cui è Presidente.  Tra le iniziative intraprese ricordiamo l’aver fatto  aderire a questa “battaglia”  oltre ad ASSOARMA, che comprende 50 Associazioni Combattentistiche e d’Arma,   anche  il COCER Interforze. Il 27 marzo del 2019  Trabucco con il suo  Comitato e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma hanno deposto una corona al Sacello del Milite Ignoto e successivamente organizzato una conferenza nella Sala della Protomoteca del Comune di Roma. 

Il Presidente della Repubblica ha fatto sapere di apprezzare il lavoro del Comitato e dal 24 luglio il Tricolore del suo viaggio, dopo essere stato custodito nel Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, è stato portato nel Sacrario delle Bandiere di Serravalle di Vittorio Veneto.della città della Vittoria. 

 

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