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Esultanze da Mondiali di calcio per l'aborto in Argentina e la "provvidenziale sciatica" di Bergoglio

Un paradosso continuo e nessuno dice niente; andrà tutto bene?

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Urla isteriche di gioia in piazza, coriandoli, fumogeni, bandiere e poi, titoli entusiastici in tutto il mondo. No, non vi siete persi la finale dei Mondiali: finalmente anche in Argentina c’è l’aborto!

Proviamo a immaginare simili manifestazioni per un’eventuale reintroduzione della pena di morte. I giornali conformisti (non si dice mainstream) si sarebbero indignati ferocemente, anche se, in quel caso ipotetico, almeno, sarebbe emersa una certa, ancestrale sete di vendetta della collettività verso i criminali. Ma sarebbe stato comunque sgradevole e di cattivo gusto.

C’è invece qualcosa di impressionante, di innaturale - forse di malvagio - in quelle esultanze per la legge argentina sull’aborto. Qualcosa di osceno che disturba.

E – attenzione -  lo possiamo dire al di là delle posizioni pro o contro l’interruzione di gravidanza: si tratta sempre e comunque della soppressione di una vita umana in fase iniziale. Questo è banalmente dimostrato dal fatto che sia lo scrivente, che voi lettori, che quelle persone che ballavano in piazza a Buenos Aires sono stati embrioni e feti all’inizio della loro esistenza, esattamente come quei feti che saranno fatti “diversamente nascere”  grazie a questa conquista civile. Se le loro mamme li avessero “interrotti”, oggi, i pro aborto non sarebbero lì con le bandiere. E questo è un fatto.

Poi si discute se quella vita umana allo stato iniziale sia più o meno degna di vivere e di essere vissuta, se qualcuno abbia più o meno il diritto di sopprimerla senza chiederle il permesso. (Che un feto non sappia firmare un modulo è assodato).  Da qui i due schieramenti:  pro e contro l’aborto.

Parliamone, dunque, ricordando che però, a quanto pare, non si tratta solo di vite umane, ma anche di figli. E ce lo spiega Michela Murgia quando scrive: “Si abortisce (e in misura minore si abbandona il figlio nato) perché talvolta non si vogliono figli”.

Il “figlio-nato”? Perché, c’è anche un figlio-non-ancora-nato dunque? Altrimenti che bisogno c’era di specificarlo? “Talvolta non si vogliono figli”? Quindi forse l’embrione e il feto sono figli allo stato iniziale? Interessante.

Comunque sia, anche gli abortisti di più antica tradizione convengono sul fatto che questa sia una SCELTA DRAMMATICA, che comporti delle problematiche psicologiche molto dure per le donne. Gli stessi promuovono anche la soppressione di feti malati per evitare loro una vita di sofferenza, oppure per “riparare” a una violenza sessuale subìta …

Punti di vista, varie interpretazioni, ma un minimo comune denominatore c’è: quello di considerare la questione-aborto un dramma, una scelta grondante sofferenza. Lacrime, lacrime e ancora lacrime. Di dolore, non di gioia come si sono viste fra gli argentini vestiti di verde in piazza che esultavano come se il loro centravanti avesse segnato al 90° minuto.

In tutto il mondo si registra questa smania di aborto, questa – innaturale, in periodo di pandemia  -fame di distruzione della vita umana al suo inizio. Poi qualcuno dice che LA NATURA SI RIBELLA ALL’UOMO  E CI RIPAGA CON IL COVID, ma la colpa è delle bottiglie di plastica in mare, e delle flatulenze delle mucche, mica del fatto che l’uomo è l’unico mammifero che sopprime volontariamente i propri cuccioli prima che nascano.

Comunque, la ciliegina sulla torta è il fatto che molto spesso sono leader presuntamente cattolici a proporre l’aborto, addirittura fino al nono mese in certi casi, come Biden (ne abbiamo scritto qui), o il presidente argentino FERNANDEZ, grande amico di Bergoglio.

Forse Francesco non sapeva che Fernàndez, da lui conosciuto da 45 anni, si autodefinisce “un cattolico che crede che l’aborto non sia un peccato ”. (Quindi sono i fedeli a decidere cosa è peccato e cosa no. Ottima notizia).

Così come Bergoglio forse nemmeno sapeva che, alla sua ottima amica Emma Bonino, da lui definita “Grande dell’Italia” si devono 6 milioni di cittadini italiani respinti al mittente dal 1978 a oggi.

A questo punto, però, dato che Francesco non ha mai nascosto le sue freddezze verso Donald Trump per le posizioni contro l’immigrazione, stupisce tutta questa affettuosa disponibilità verso leader come Fernàndez che, per il Cattolicesimo, propongono qualcosa un milione di volte più grave che non costruire un muro per difendere i confini nazionali.

Infatti, non c’è nulla nella dottrina che impedisca a uno stato, in caso di necessità, di chiudere le proprie frontiere. Mentre, viceversa, l’aborto è considerato uno dei “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”. Ne abbiamo parlato qui:

Comunque, oggi, per fortuna, una “provvidenziale” sciatica ha risparmiato all’inquilino di Santa Marta il dover commentare questa nuova conquista di civiltà che si è attuata nel suo paese natìo, nel quale, chissà perché, non è mai tornato.

Torna invece alla memoria quel Giovanni Paolo II che, pure, ridotto allo stremo dal Parkinson, trovò la forza per affacciarsi all’Angelus ed emettere un gemito che voleva dire tutto. Torna alla memoria Benedetto XVI che, teutonicamente impassibile, rimaneva inginocchiato per ore davanti al Santissimo, assorbito nella adorazione più totale e che, quando fu scaraventato a terra da un folle, si rialzò come niente fosse.

Gli usi cambiano: Francesco riesce facilmente a mettersi carponi per baciare i piedi a dei capi di stato africani, ma non accetta l’aiuto di nessuno, né un cuscino per inginocchiarsi almeno un poco di fronte al principale mistero della religione di cui è a capo: l’Eucaristia. E oggi, un po’ di sciatica lo costringe a lasciare senza la sua presenza a Messa un miliardo e 285 milioni di cattolici. Ma si sa: è finito il tempo dei martiri che si facevano squartare, mangiare dai leoni, bruciare sulla graticola per testimoniare il Vangelo. Ora, la salute prima di tutto.

Si dirà: “Ma Francesco ha, pure, avuto parole molto forti sull’aborto!”. Vero: il riferimento alla “cultura dello scarto” collegato ai migranti. Comunque, a maggior ragione, visto che  ha definito “AFFITTARE UN SICARIO” chi ricorre all’aborto, perché supportare e vezzeggiare leader politici che legalizzano l’affittare sicari? Qual è la ratio, sempre che ve ne sia una?

Insomma: è tutto così. E nessuno dice niente. I cattolici si voltano dall’altra parte. I cardinali sono in ferie. I maggiori intellettuali italiani, coloro che dovrebbero illuminarci, cominciano appena a balbettare qualcosina: timide lallazioni in un panorama di generale incomprensione ottusa e desolante.

Qualcuno con un curriculum accademico interminabile ha appena colto che Francesco non si cura molto dei cattolici. Un altro super giornalista, firma prestigiosa,  dopo sette anni ha capito che questo pontificato è in crisi. Un altro ancora ha cominciato a sollevare un sottile dubbio che tra Ratzinger e Bergoglio non ci sia proprio tutta quella continuità che viene propagandata dalle fiction di Netflix.

Piano piano, intanto non preoccupatevi: mettete l’arcobaleno alla finestra e andrà tutto bene.

Buon anno.

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