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Slavoj Žižek, coronavirus: "Rinasce un nuovo pensiero comunista". Perché forse, purtroppo, non sbaglia

Andrea Tempestini
Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, a "Libero" dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.

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"Un nuovo senso di comunità: ecco cosa vedo emergere da questa crisi. Una sorta di nuovo pensiero comunista, diverso però dal comunismo storico".
Slavoj Žižek (Repubblica)

Il filosofo sloveno poi delinea la differenza rispetto al comunismo storico: "Stiamo scoprendo che per battere il virus servono coordinamento e cooperazione globale. Ci accorgiamo di aver bisogno gli uni degli altri come non era mai accaduto prima. Persone e nazioni". Sembra quasi una giustificazione all'idea di rinascita comunista. Idea sterile? La cooperazione tra le persone - quelle comuni, chiuse in casa, senza virus - non la vedo granché: forse "cooperazione" è diffidare (sicuramente a ragione veduta) degli altri, oppure insultare il runner dal proprio balcone, chissà. Certo poi ci sono i virtuosi e i virtuosissimi: minoranza della minoranza della minoranza della minoranza (ad libitum). Eccoci poi alla cooperazione tra Stati. Beh: sono necessarie argomentazioni per mettere in luce quella che a mio modestissimo giudizio assomiglia a una fragorosa assenza?

Mister Zizek è un marxista convinto: questo soltanto per chiarire, definitivamente, il fatto che quando parla di "nuovo senso di comunità" l'accezione è positiva, accrescitiva. Sul "nuovo senso di comunità" concordo, sull'accezione migliorativa tutt'altro. In primis in relazione alle due argomentazioni del filosofo: rapporto tra persone e rapporto tra Stati, che come accennato (fenomeno macro) mi sembra stiano andando in direzione opposta. Poi perché questa "nuova comunità" suppongo sarà influenzata dalla paura, dal sospetto del contagio, dallo spettro del razionamento, da una povertà che probabilmente in questa misura non avevamo conosciuto, dal ricordo (?) delle libertà limitate, da nuove nevrosi. E insomma forse ha ragione mister Zizek: potrebbe nascere una "sorta di nuovo pensiero comunista". Però non me ne compiacerei.

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