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Coronavirus, Wolfgang Schäuble: "La dignità è un valore assoluto, ma ciò non esclude che dobbiamo morire"

Andrea Tempestini
Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, a "Libero" dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.

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"Se c'è un valore assoluto ancorato nella nostra Costituzione, è la dignità delle persone, che è intoccabile. Ma questo non esclude che dobbiamo morire"

Wolfgang Schäuble (Der Tagesspiegel)

Il pensiero del presidente del Bundestag si comprende meglio aggiungendo quanto detto dallo stesso Schäuble al Parlamento tedesco, in un discorso destinato a restare: "È assolutamente sbagliato subordinare tutto alla salvaguardia della vita umana". Parecchio radicale. Schäuble, 77 anni, nella fascia d'età a più alto rischio per la pandemia, chiede - mi si perdoni la sintesi - di riaprire e di farlo in fretta. Insiste sulle conseguenze economiche, certo, e anche su quelle psicologiche. Ma soprattutto insiste sul fatto che "tutti lasciamo questo mondo prima o poi", ragione per la quale, aggiunge, la sua "paura è limitata".

Per certi versi, in questi giorni, parole rivoluzionarie. Mi spiego: qui da noi le argomentazioni di chi avrebbe voluto vedere un netto cambio di passo già domenica sera (tra cui, per quanto ininfluente, io) sono un poco più semplicistiche, partono sempre dall'ovvio presupposto del "mantenedo il distanzialmento sociale e adottando tutte le precauzioni possibili", proseguono con accenni a denari e psiche e, circa, con questi si concludono. Ovvio, corretto, e infatti Schäuble sostiene lo stesso. Però a corredo aggiunge che "se c'è un valore assoluto nella nostra Costituzione, è la dignità delle persone, che è intoccabile. Ma questo non esclude che dobbiamo morire". E apprendo dal Corriere della Sera che la frase "la dignità delle persone è intoccabile" è quella con cui si apre l'articolo 1 della Costituzione tedesca.

Radicale anche in premessa, con la dignità "ancor più intoccabile", e dunque importante, della vita. Di fatto la dicotomia su cui si avviluppa l'irrisolvibile dibattito sul fine vita, la prevalenza cattolica della vita sulla dignità contro la prevalenza (radicale, e non solo) della dignità su differenti sfumature di vita. Ma Schäuble - ed è questo il salto qualitativo - non parla di persone in coma irreversibile o di un tetraplegico che ha voglia di farla finita: di fatto parla di se stesso e si rivolge a chi si sente rappresentato da quel tipo di pensiero in questo momento. 

Insomma ci vuole coraggio, e pensiero fine, per rivendicare quella posizione, al Bundestag e non solo. Mi sento quasi in imbarazzo a maneggiarlo, quel tipo di ragionamento, per dire che in fin dei conti sono perfettamente d'accordo con lui. E non parlo di astrazioni ma del caso specifico che stiamo vivendo, con quasi due mesi di lockdown e occhio poco esperto che segue curve epidemiologiche, bollettini ed eccetera. A rendere extra-ordinario il pensiero di Schäuble è la commistione tra principi filosofici e un caso particolare, ben circostanziato, la pandemia, in cui lo Stato agisce - magari sbagliando ma in buona fede - al fine di preservare delle vite. Oltre che coraggioso, ribadisco, lo trovo rivoluzionario. 

Dopo quanto è stato (correttamente e faticosamente) fatto da noi tutti, arriva un momento in cui deve tornare a prevalere l'individuo. Anche a 77 anni. Forse è sbagliato ma non riesco proprio a ritenere - io individuo - che lo sia. "Mantenedo il distanzialmento sociale e adottando tutte le precauzioni possibili" potremmo anche morire, e arriva il tempo in cui l'ipotesi andrebbe presa in considerazione. È una questione di Würde, dignità.

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