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Gabriella morta senza la sua Rosa

Brunella Bolloli
Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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La speranza è che Rosa a 18 anni chieda di loro, di quei genitori che l'hanno tanto voluta e amata e che se la sono vista strappare dalle mani con cattiveria feroce da giudici ignari dell'amore e assistenti sociali che hanno sbagliato mestiere. E la speranza, soprattutto, è che Luigi Deambrosis, che oggi ha 80 anni ed è rimasto solo, si faccia forza e resista ancora, su questa terra, per potere abbracciare sua figlia. Perché Rosa è, a tutti gli effetti, figlia sua e di sua moglie Gabriella Carsano, stroncata qualche mese fa da un mesotelioma e da un dolore che non l'ha mai abbandonata. La storia, tristissima, è quella dei "genitori-nonni" di Mirabello Monferrato (Alessandria).  Troppo anziani per mettere al mondo una creatura eppure così determinati da averle provate tutte, finché è arrivata lei, la piccola Rosa. Una gioia infinita per questa mamma 57enne e per suo marito di 68. Avanti con gli anni, certo, nessuno lo nega.  Ma con tutto il diritto di tenersi quella bambina, uscita dal grembo di lei e così amata, così desiderata, la principessa in una famiglia che, oltretutto, non aveva problemi economici né pendenze di alcun genere. Eppure, l'astio di qualcuno, le malelingue, forse qualche passo falso, una dimenticanza di pochi minuti mentre scaricavano la spesa dalla macchina, ha fatto sì che questi genitori venissero denunciati per abbandono di minore e la piccola allontanata, data in adozione. Che cosa terribile per una mamma. I due, poi, hanno trovato giudici contrari e hanno perso la causa di primo grado e anche l'Appello, avrebbero dovuto ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma hanno preferito combattere la loro battaglia giudiziaria e umana in Italia, perdendola. Purtroppo. Quella bambina non è mai più tornata nella cameretta preparata nella grande casa di Mirabello Monferrato e Gabriella c'è morta di dolore perché le hanno strappato il sangue del suo sangue, l'amore più grande. Ha fatto bene Maria Corbi, l'altro giorno, sulla Stampa, a ricordare questa vicenda straziante attraverso le lettere che Gabriella ha scritto per Rosa, affinché sapesse quanto loro la adoravano. Una vicenda che lascia sgomenti perché al giorno d'oggi è lecito per quasi tutti avere dei figli, anche andando all'estero, affittando un utero e pagando una donna che partorisca e, invece, a questi due anziani coniugi è stato negato il piacere più anelato. Qualcuno invece ha deciso che i Deambrosis non fossero degni, non potessero essere chiamati mai papà e mamma. Luigi vive ancora, ma è un uomo piegato dalla vita e senza Gabriella è durissima. L'auspicio è che Rosa, che oggi ha 12 anni, voglia conoscerlo e abbracciarlo quando avrà 18 anni. E lui si senta finalmente chiamare papà, perché lo è. Mentre la mamma era Gabriella, che è morta senza poter riabbracciare la sua bambina.      

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