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Rai 1, "La Musica che unisce": da tele-lavoro a beneficenza

Francesco Specchia
Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d'adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all'Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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«Sarà una serata anomale in cui tanti amici, tanti cantanti, tanti artisti si riuniranno idealmente dalle loro case per fare insieme musica, in cui ci stringiamo insieme alla Protezione Civile, per aiutarla ad aiutarci". La voce di Vincenzo Mollica è una sicurezza, una sorta di io narrante in stile Il Paradiso può attendere. Introduce La musica che unisce - martedì Raiuno prime time -, esperimento di economia circolare della cultura che trasforma la musica da camera (nel senso che ogni artista canta da camera sua) in poesia e la poesia in fondi per la Protezione civile sul fronte del Coronavirus. L' immagine iniziale è una Roma vista dall'alto, mentre la musica si arrampica sui tetti e - direbbe, appunto, il diavolone allegro del film di Lubitsch - «sui cuori degli uomini di buona volontà». Eppoi, ecco la sfilata delle star: da Cremonini che suona il piano assieme ad un Ficus Benjamin a Tiziano Ferro in maglioncino esistenzialista («Spero che l' estate 2020 ci veda rinascere») nel salotto trasformato in un antro blues con chitarre appese; da Bolle e la Raffaele che ballano dentro due cellulari a Tommaso Paradiso, a Calcutta, a Mahmood, Fedez, Emma, Elisa, Mengoni, Gabbani, Diodato, il Volo su su fino alla la crapa pelata di Ludovico Einaudi vista da un drone. Ed inoltre, in una maratona formidabile, ecco i Favino, le Cortellesi e i Proietti che si lanciano in monologhi inarrestabili. E, aveste pensato a un qualsiasi artista di peso infiammato dall'orgoglio di essere italiano, be', ve lo sareste ritrovato, l'altra sera su Raiuno. Alla parte ludica s' è anche aggiunto l' ovvio cotè scientifico con l' intervento dei soliti, indispensabili virologi che affollano, di 'sti tempi, i nostri palinsesti.

Di questa "serata anormale" della tv di Stato che ha fatto 14,1% di share per 3,5 milioni di spettatori e zeppa di artisti a costo zero e ad alta solidarietà, si ricorderà parecchio. Vengono in mente un paio di considerazioni. Che, conoscendone la bravura e il guizzo talora eversivo sull' indisciplinata Raitre, non avrei mai immaginato che Stefano Coletta sarebbe entrato così presto nel ruolo pop e generalista di direttore a Raiuno. E che, visto il successo dello smart working, del lavoro dei cantanti da remoto, probabilmente avverrà - come per le aziende - un lento e inesorabile ridimensionamento nelle location, nelle pretese contrattuali, nei cachet degli agenti.

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