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Alessandro Cattelan, ma cosa vuole fare da grande?

Francesco Specchia
Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d'adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all'Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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«Se fare intrattenimento significa intrattenere sia chi sta bene sia i tanti che stanno passando un brutto periodo, se intrattenere significa non ignorare quello che accade ma ricordarci che c’è anche dell’altro, noi questa sera siamo qui per voi». Con questo prologo, con la sua bella “faccia facciosa” (come diceva Oreste del Buono di Charlie Brown), l’Alessandro Cattelan ha acceso la nuova edizione su Sky Uno e Now  Tv “l’unico late night show delle tele italiana”.

La prima di  E poi c’è Cattelan-Epcc Live è stata straniante: un vidiwall che era un divertito mosaico di maturandi del liceo milanese Parini (“Il mio essere diciottenne di un tempo avrebbe tranquillamente barattato tre mesi di isolamento pur di essere promosso aglio esami di maturità senza doverli fare”, battuteggia Ale); e la densa ospitata di Linus che, con gli anni e digiuno dalla corsa causa Coronavirus, appare sempre più saggio (“dopo i 40 anni si diventa o ludopatici o maniaci sessuali o runner”); e l’intervento dell’incantevole Elodie, coinvolta in un gioco a 9 con altrettanti vip mentre annunciava di avere scoperto, nell’isolamento, l’ossessione per i Lego e la convivenza con Marracash che “passa l’aspirapolvere”. Cazzeggio gentile, tempi televisivi da mago davanti ad un pubblico invisibile sempre causa Covid19, solito talento scenico che gli dona luminescenza a seconda dell’ospite che ha davanti: questo è il Cattelan di Epcc. Non vedevo Cattelan da anni. E devo dire che, protetto dagli dei televisivi delle piccole cose, il ragazzo fa sempre la sua porca figura. Anche l’ascolto è lo stesso: 0,5%, 1 240.527 spettatori medi, anzi con una lieve crescita se si considerano i contatti on line. Certo, nell’oasi di Sky, fissa a 4,8 milioni di abbonati circa, il pubblico e sempre uguale, di alta gamma, e gli ascolti contano poco. Semmai il discorso è un altro: cosa vuol fare Alessandro Cattelan da grande? Non entrerò nella polemica attizzata dal potente agente di Amadeus Lucio Presta; il quale, in risposta ad un’intervista rilasciata da Cattelan a Dagospia, insinua il malizioso sospetto che, di fatto, il conduttore Sky sia un bluff vaporoso e corroso dall’invidia. Ma, al contrario confermo che Cattelan possiede, rispetto ai suoi coevi, una marcia in più. Marcia che però non sta usando per produrre nuovi scatti di carriera. Siamo onesti fino in fondo. X Factor perde colpi; il suo late show è bel prodottino ma di nicchissima; e lui, come presentatore e anchorman ha già l’età -tra poco sono 40-  in cui Baudo, Mike, perfino Fazio erano già diventati padroni dei palinsesti generalisti. 

Cattelan confida a Dagospia, con finto understatement, di essere stato contattato per condurre Sanremo ma di “non vivere per fare Sanremo”, e questo io non lo credo. In un tempo in cui Sky si sta sempre più trasformando in broadcaster d’informazione pura (la sua vera vocazione), sempre più orientato verso i contenuti in mobile, be’, l’intrattenimento di SkyUno assumerà, ad occhio, sempre più una funzione ancillare rispetto alla precedente gestione. Sicché il bravo Ale -che una volta, in tempi di magra di conducator, paragonai a “Goldrake, l’ultima speranza dell’umanità”-  dovrà arrivare, data la maturità, ad un bivio: o buttarsi sul mercato testando finalmente il suo enorme potenziale su pubblici ben diversi, o continuare il cazzeggio di nicchia, col rischio che un nuovo, giovane Cattelan si profili all’orizzonte…

 

 

 

 

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