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La strana parabola del deretano di Maradona

Per non dimenticare, tra alti e bassi, El Pibe de Oro

Francesco Specchia
Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d'adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all'Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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Maradona in Messico Foto: Maradona in Messico
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Barcolla come un plantigrado strafatto di Xanax, un otre al posto della pancia e infradito ai piedi.  Accenna a due passi di samba fuoritempo con l’ex fidanzata Veronica Ojeda finta bionda in minigonna leopardata. E, mentre la folla degli amici, sgraziata, si gode lo spettacolo, lui si ferma, tira giù le mutande e mostra un culo nudo e flaccido a cui nulla è rimasto d’umano.

 C’è una tristezza infinita nel video di Diego Armando Maradona che viola le regole del lockdown argentino youmedia.fanpage e Dagospia stanno mandando a manetta. E c’è pure “una spirale d’indignazione per come viene mostrato l'Ex Pibe de Oro.v Nel giorno dell'anniversario del celebre Gol del Secolo, segnato nel 1986 contro l’Inghilterra”. In effetti, per chi ha amato il calcio pirotecnico del Pibe, è una stretta al cuore. Ma per staccare il personaggio, dai picchi e dalle infinite depressioni bisognerebbe trattarlo non come un uomo ma come una telenovela vivente. E per questo basta smanettare su Netfilx, dove Maradona è presente in ben due documentari. Il primo è Maradona in Messico, una docu-serie di sette puntate che riassume i dieci mesi in cui l’argentino ha guidato i Dorados di Culiacan, squadra di calcio della 2a divisione di un paese centroamericano in cui la criminalità innerva il tessuto sociale. E qui Maradona è come Micheal Caine che allena la (all’apparenza) scalcinata squadra di alleati in Fuga per la vittoria, solo che al posto dei nazisti ci sono i narcos. Diego entra negli spogliatoi e somministra grinta a giocatori senza speranza (“Ragazzi non abbiate paura a passare la palla, por favor!”); improvvisa balletti ad ogni rigore andato a segno; cazzia gli arbitri e identifica il “riscatto” di una squadra in coda alla classifica nel proprio. Il secondo documentario, Diego Maradona, è diretto dal regista anglo-indiano Asif Kapadia; ed è, invece, più intimista e spettacolare. Si narrano dal un lato le origini povere, i successi mondiali, i gol spettacolari di ascendenza mistica compreso quello con la mano ai mondiali (“Non l’ha fatto Maradona l’ha fatto Dio”); dall’altro il calcio considerato “gioco dell’inganno” che spinse Maradona all’autodistruzione, droga, figli illegittimi, arresti, camorra e tutto il resto. Da vedere con un groppo alla gola, per cancellare quel terribile deretano stanco…

 

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