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Che fine hanno fatto i soldi in più del canone Rai?

Francesco Specchia
Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d'adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all'Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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Fabrizio Salini, ad della Rai Foto: Fabrizio Salini, ad della Rai
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Che fine ha fatto l’ “extragettito”, ossia “le maggiori entrate del canone Rai” che dovrebbe avere la Rai e che invece spariscono nelle saccocce dello Stato?

Una domanda cocente si è sfilata dalle pieghe delle conferenze stampa istituzionali del Festival di Venezia (su RaiPlay) ed infiamma Giancarlo Leone, presidente dell’Apa, i produttori italiani di audiovisivi. Leone, che fu vicedirettore Rai, si appella all’ad Rai Fabrizio Salini: “Rivolgo la richiesta al Governo di riconoscere a Rai l’intero extra gettito che proviene dal canone in bolletta, restituendo di fatto al servizio pubblico oltre 100 milioni l’anno per investimenti nella produzione. In caso contrario, affronteremo un grave calo degli investimenti con ripercussioni preoccupanti per l’audiovisivo e per il cinema”. Insomma, mancano dei soldi dal servizio pubblico che potrebbero salvare gli imprenditori di un settore sull’orlo dell’abisso. Le cose stanno così. Lo Stato incassa circa 2 miliardi di euro attraverso il canone in bolletta,  trattiene però circa 350 milioni. Danari che i cittadini pagano per il servizio pubblico ma che vengono usati per altre, diciamo, “finalità”. Ogni famiglia paga 90 euro trattenute in bolletta ma nelle casse di viale Mazzini ne arrivano 74, lo Stato trattiene 16 euro, il 18%. Di quei soldi non v’è traccia, né si conosce la loro destinazione (dovrebbe essere reinvestiti, per legge, nel servizio pubblico informativo). Sicché l’idea, in ‘sti tempi post-Covid, sarebbe che lo Stato restituisca la “trattenuta” alla Rai in cambio magari di un abbassamento dei tetti pubblicitari; per consentire alla tv di Stato di aiutare i produttori di film, documentari ecc e magari tutta la filiera di un settore dell’informazione. E qui mi torna, sul tema, una vecchia proposta di Agostino Saccà, il Kant della tv, già dg Rai e ora produttore. Quella di usare l’”extragettito” per, nell’ordine: a) riforma, profonda, di viale Mazzini con qualità e puntando all’ascolto più alto possibile, come alla Bbc; b) salvezza del Fus, Fondo Unico dello Spettacolo; c) sostegno di tutto l’audiovisivo italiana; d) e, togliendo così alla Rai gran parte della pubblicità, utilizzo dei fondi rimanenti per i giornali e tv locali in agonia. La Rai col canone intero e fuori dal sistema pubblicitario consentirebbe di salvare dei mondi. Non so come finirà. Ma conoscendo i precedenti, il peggio possibile…

 

 

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