Corteggiato

Mauro da Mantova, da untore e star no-vax al lettino dell'intensiva

Francesco Specchia

E’, probabilmente, una questione di karma.

Uno fa il Non Vax implacabile; e dichiara pubblicamente di aver fatto l’untore senza mascherina nei supermarket (“una soddisfazione impagabile, ero con il naso fuori così ho disseminato per bene i germi”), così, a sfregio; e si diverte come un matto a Radio24 nello spararle grosse tipo stregone, dalle frequenze della Zanzara in radio,  radiovisione  e nei talk televisivi, sul canale della testata; e dà, in diretta, dei fessi a 44 milioni d’italiani che si vaccinano; e be’, alla fine, dopo tutto questo, sembra quasi normale che il Fato perda le staffe. E procuri, all’inarrestabile antivaccinista, un Covid della Madonna, portandolo alle soglie del decesso. Però, al di là dell’aspetto sciamanico della faccenda, merita certo attenzione il caso di cui sopra, quello di “Mauro da Mantova”, appunto: il Torquemada radiofonico No Vaxissimo oggi ricoverato all’ospedale di Borgo Trento di Verona perché dalle sue “parti i medici sono tutti comunisti”.

Mauro da Mantova si chiama in realtà Mauro Buratti, ha 61 anni, è carrozziere al paesello di Curtatone; ed è stato per mesi una punta di diamante di quella banda di freaks negazionisti che stanno affollando le nostre cronache televisive. Fino a quando, almeno, il virus non s’è appunto scatenato contro di lui. Gli è zompato addosso di soppiatto; e il Mauro, appannato dalla febbre a 39° si ostinava a ritenerlo un’influenzetta passeggera. Fortunatamente diversi ascoltatori e lo stesso conduttore della Zanzara Giuseppe Cruciani l’hanno convinto a ricoverarsi. Il carrozziere pare fosse uno di quelli che ritengono i reparti di terapia intensiva una sorta di set cinematografico con attori al posto dei medici; e che pensano al Coronavirus come una balla inventata dalle multinazionali, o dall’intelligence russo. Ci auguriamo, ovviamente, che ne esca vivo.

Epperò non serve neanche più cedere alla rabbia o al risentimento di un tizio che ha caparbiamente superato il senso del grottesco. Ha ragione David Parenzo, altro conduttore della Zanzara quando afferma: «L’ascoltatore Mauro, inconsapevolmente, sta diventando il miglior brand ambassador dei vaccini. La sua storia è talmente forte sul piano emotivo e pubblico che, più di qualunque altro esperto virologo, fa capire quanto la vaccinazione sia determinante a salvare vite». Giusto. Ma io non posso evitare di pensare a quest’omone eccessivo dentro e fuori ora attaccato ad un casco d’ossigeno mentre lotta per rispondere alle cure. Non posse non riflettere su quanti No Vax come lui si siano ostinatamente proiettati alla morte, inzeppando le terapie intensive degli ospedali (sono l’80-90% dei ricoverati). È stata una progressione spaventosa, solo negli ultimi giorni: le due amiche napoletane No-vax morte al Cotugno; il veneto di 56 anni che si era curato da solo; l’imprenditore triestino di 50 anni che rifiutava le cure; l’esperto di Brand Positioning convinto che il Covid fosse una cospirazione; il gelataio ex maresciallo delle Finanza che rifiutava i vaccini; il luogotenente dei carabinieri che muore lasciando una moglie e una figlia di 9 anni, entrambe infettate. Tragedie indicibili, figlie di un’ostinata minchioneria. Mi piacerebbe che Mauro da Mantova, una volta scampato al camposanto, incontrasse Amedeo Giorgetti, lo spazientito medico di Recanati che salva i pazienti antivaccino ma poi li ricusa ritenendo offensivo solo ascoltarli. E vorrei che, incontrando il dottore, Mauro l’abbracciasse piangendo lacrime di gioia, e gli sussurrasse: “Dottore, sono stato un coglione, ma ora sono vivo e combatto insieme a voi…”.