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Immigrazione, l'ultima strage in Libia? Con i porti aperti i morti nel Mediterraneo sono triplicati

Lorenzo Mottola
Lorenzo Mottola

Milanese sulla quarantina, storico bocconiano, nel senso che la Bocconi l'avevo cominciata, ma poi mi sono laureato in storia (altrimenti mica sarei qui a fare il giornalista). Caporedattore centrale di Libero da parecchi anni, mi occupo principalmente di politica. Ma anche di pandemie, quando qualche genio decide che è giunto il momento di scoprire di cosa sa un pipistrello alla piastra. Su questo blog cercheremo di trattare di tutto. Per insulti: [email protected]

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Con i porti aperti i morti nel Mediterraneo sono triplicati.

C’è qualcosa che non torna nelle analisi pubblicate dopo l’ennesima strage al largo dell’Africa. I fatti sono noti: un gommone carico di profughi è salpato per l’Italia tre giorni fa in condizioni meteo disastrose. La guardia costiera libica non è riuscita o non ha voluto intervenire proprio per il maltempo. Risultato: uno degli scafi si è ribaltato ed è colato a picco, mentre la nave di una Ong, la Ocean Viking, cercava di raggiungere i naufraghi.

La reazione alla vista delle foto dei cadaveri scattati dai volontari è stata la solita: colpa dell’Italia e dell’Unione Europea, che non si attrezzano per intervenire con operazioni di salvataggio tempestive. Il Pd chiede il ritorno a Triton (o Frontex Plus), missione che nel periodo in cui il flusso da Tripoli – dopo la fine del regime di Gheddafi – era stata concepita per evitare nuove tragedie in mare. Ovviamente con il concorso delle Ong. Ma siamo sicuri che sia questa la ricetta? In realtà quella missione è stata a dir poco un disastro. Nel 2016 con il picco degli sbarchi, siamo arrivati a contare ben 4500 morti l’anno. Le nostre navi schierate al largo delle coste africane erano diventate una calamita per i gommoni.

Poi qualcosa è cambiato. L’unico intervento politico che pare aver ridotto sensibilmente il numero di morti è proprio quello di Matteo Salvini e di Marco Minniti prima di lui. La chiusura dei porti ha infatti determinato un calo drammatico delle partenze. E diminuendo le partenze sono diminuite anche le vittime. Nell’anno di Salvini al Viminale sono state 1200. Lo scorso anno le cose sono continuate a migliorare, il traffico nel canale di Sicilia è stato poco significativo a causa della pandemia. Il nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese  ha insistito con l’azione di contrasto alle Ong. Da qualche mese però il quadro è mutato di nuovo: la maggioranza giallorossa ha cancellato i decreti sicurezza voluti dalla Lega. Su Libero avevamo pronosticato un aumento delle partenze e di conseguenza dei morti. E’ andata esattamente così.

Lo scorso anno erano stati 149 le vittime al 24 aprile, quest’anno siamo a 357. A queste, bisogna aggiungere i 130 annegati dell’altro giorno. Insomma, abbiamo già triplicato i numeri dello scorso anno. Si tratta di dati di un’agenzia Onu, ovvero dell’International Organization for migration. Da notare: le agenzie Ue stimano che a fine pandemia l’Europa verrà investita da un’ondata di profughi dal terzo mondo, dove la crisi per il Covid si è fatta sentire anche più che da noi. Bisogna capire quale strategia vogliamo adottare. Provare a fermare le partenze alla base (come sta cercando di fare Mario Draghi e fece all’epoca Silvio Berlusconi con gli accordi con Gheddafi) o tentare di salvare chi cola a picco in mare?

Qui sotto trovate i dati dell’Oim:

https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean?migrant_route%5B%5D=1376

 

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