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Sputnik, informazioni false dal Brasile contro il vaccino: la Russia accusa gli Usa di boicottaggio

Lorenzo Mottola
Lorenzo Mottola

Milanese sulla quarantina, storico bocconiano, nel senso che la Bocconi l'avevo cominciata, ma poi mi sono laureato in storia (altrimenti mica sarei qui a fare il giornalista). Caporedattore centrale di Libero da parecchi anni, mi occupo principalmente di politica. Ma anche di pandemie, quando qualche genio decide che è giunto il momento di scoprire di cosa sa un pipistrello alla piastra. Su questo blog cercheremo di trattare di tutto. Per insulti: [email protected]

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La questione dello Sputnik sta degenerando in un’incredibile spy-story. Nelle ultime ore le autorità che gestiscono gli accordi di fornitura del vaccino russo hanno pubblicamente accusato gli Stati Uniti di boicottare la diffusione nel mondo del loro farmaco. Per sostenere la tesi, sui social network gestiti dall’istituto che produce l’antivirus – il Gamaleya di Mosca - è stato diffuso un documento del dipartimento della salute di Washington, nel quale gli americani spiegano di essere riusciti a convincere il Brasile a non firmare contratti di fornitura con l’amministrazione di Vladimir Putin. "Hanno confermato di aver convinto loro i sudamericani, ma simili iniziative non sono etiche e mettono a rischio la vita della gente”, si legge in un post su Twitter.

Dietro lo scontro c’è la bocciatura rifilata al siero russo da parte delle autorità sanitarie brasiliane. Tutta la vicenda in effetti ha degli aspetti molto curiosi. Gli scienziati sudamericani nei giorni scorsi hanno diffuso  un documento nel quale si affermava che lo Sputnik potrebbe potenzialmente nocivo, perché conterrebbe virus in grado di replicarsi. La notizia ha rapidamente fatto il giro del pianeta. Molti virologi italiani hanno dichiarato che si trattava della dimostrazione dell’inefficacia del vaccino, oggi distribuito in mezzo mondo. Nel giro di poche ore, tuttavia, sono emersi alcuni “dettagli” che hanno rimesso in discussione tutta la storia.

A quanto pare, in Brasile non è stato effettuato alcun test sul farmaco. Gli scienziati dell’Anvisa (equivalente locale dell’agenzia del farmaco italiana) hanno spiegato di aver elaborato il loro studio “sulla base dei dati arrivati dalla Russia”. I dirigenti dell’istituto Gamaleya hanno citato le parole di Gustavo Mendes, un alto funzionario dell'Anvisa che avrebbe affermato che l'agenzia brasiliana "non ha ricevuto campioni del vaccino da testare" e non "non ha eseguito un test per un adenovirus replicato".

I russi, di conseguenza, hanno annunciato di essere pronti a citare in giudizio l’Anvisa, con l'accusa di "aver diffuso consapevolmente informazioni imprecise". Ieri mattina i brasiliani hanno quindi spiegato di essere pronti a rivedere le loro posizioni e il loro no all’utilizzo dell’antivirus realizzato nell’Europa dell’est. "I dati forniti possono essere rivisti, corretti e inviati di nuovo”, ha detto, Antonio Barra Torres, il capo dell'agenzia.

Nel frattempo la Turchia si è aggiunta alla lunga lista dei Paesi dove l’utilizzo dello Sputnik è stato legalizzato. Tra questi, c’è anche San Marino, che da questa estate offrirà ai turisti una dose di siero russo, purché si soggiorni per almeno sei notti nella Repubblica. Unico problema: la regola prevede che i cittadini italiani non possano accedere all’iniziativa, almeno finché l’agenzia europea del farmaco non avrà autorizzato l’uso dell’antivirus di Mosca.

 

 

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