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Luciano Moggi
Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce a Monticiano il 10 luglio 1937. Dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, vince sei scudetti (più uno revocato), tre Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea, una Coppa Intertoto e una Coppa Uefa. Dal 2006 collabora con Libero e dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

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Amici siamo nel pallone. Ormai il Coronavirus ha infettato questo mondo dove si ragiona talvolta per convenienza e intanto si cercano soldi dal Governo per le eventuali perdite, come se il campionato fosse già terminato.

Nessuno che, a fronte delle perdite, abbia fatto riferimento all' eventuale utilizzo del fondo federale "Rischi ed oneri", accantonato in bilancio e approvato dal Consiglio federale Figc per il 2020/21, quasi si conoscesse l' inconsistenza del fondo stesso, previsto però dall' articolo 18 dello Statuto federale. Soltanto l' avvocato Balata, presidente della B, ne ha fatto espressa richiesta alla Presidenza federale, appunto per attingere risorse a favore delle società di quella Lega, in tante sull' orlo del fallimento causa l' eccezionalità imprevista del Coronavirus. Suggerendo tra l' altro al Presidente della Figc, Gravina, di erogare a favore delle società stesse le somme messe a disposizione da Sport & Salute s.p.a (ente che fa capo al Ministero delle finanze). La risposta è stata piccatamente negativa. Chissà se il Presidente del Coni, Malagò, ne sa qualcosa e soprattutto conosce il perché di questo secco diniego.

Intanto la video conferenza di martedì tra il presidente della serie A, Dal Pino, e i 20 delegati delle società, ha trovato tutti concordi nello stilare un documento che Gravina dovrà sottoporre al Governo per chiedere aiuto economico affinché il calcio possa sopravvivere. Mentre diversa e anche contraria è la posizione degli stessi dirigenti, se rapportata alla posizione di classifica della propria squadra sino alla 26sima giornata, quando il calcio si è dovuto fermare.

LE VARIE POSIZIONI
Qui ovviamente entrano in ballo discorsi di convenienza che vanno al di là della calamità che ci ha colpito. Tutti a prevedere il futuro senza tener conto del presente e degli sviluppi legati al Coronavirus. Lotito è tra gli ottimisti e vorrebbe riprendere il campionato prima possibile, anche perché la sua squadra sta brillantemente tenendo testa alla Juventus che la precede di un solo punto. Andrea Agnelli, al pari del dg dell' Inter Marotta, non è contrario ma predica prudenza e responsabilità nel caso dovesse essere ripresa l' attività. Tra i possibilisti ad una ripresa anche il dt del Milan Maldini, mentre Marino dell' Udinese è favorevole fin d' ora all' annullamento.

Nettamente contrari alla ripresa quei presidenti le cui squadre stanno lottando per non retrocedere.
Tra questi, su tutti, Cellino (il cui Brescia è attualmente ultimo) che tuona su Lotito: «Se vuole lo scudetto dateglielo pure». Manca come si vede unità di intenti tanto da far pensare che il virus, per qualcuno, possa anche essere un' opportunità, una porta aperta per uscire da una situazione critica.

Per finire, l' Associazione Calciatori ha dato disponibilità al taglio degli stipendi allo scopo di alleggerire il costo del lavoro, ma soltanto da aprile a giugno e solo nel caso di sospensione definitiva del campionato. Come si può intravedere troppa è la diversità di opinioni, il calcio è attualmente spaccato da interessi che in gran parte sono lo specchio della classifica di ciascuna squadra. Se è vero che l' unione fa la forza, nel calcio c' è tanta, forse troppa debolezza proprio per le tante divergenze che circolano nell' ambiente. Nessuno può sapere del futuro perché la guerra è contro un avversario invisibile, ciò nonostante ognuno parla a salvaguardia dei propri interessi, aggiungendo, ogni qualvolta e ad abundatiam, giusto per cavarsela in calcio d' angolo, «la salute è l' unico bene da salvare».

TOCCA A GRAVINA
La palla adesso passa al presidente Gravina che, giustamente, deve prevedere una eventuale ripresa per non farsi trovare impreparato, ammesso che il virus lo permetta.

Si è parlato del 20 maggio, improbabile secondo noi, e sempre che il governo non proroghi l' ordinanza del 3 aprile. Magari più praticabile una ripartenza a giugno per permettere alle squadre di poter riprendere la preparazione e chiudere il campionato. Sarebbe un' ancora di salvezza per il movimento calcistico perché ripartirebbero i diritti tv e con essi gli sponsor e tutte le attività collaterali, andrebbero in Champions ed Europa League le squadre aventi diritto, sarebbe regolare la lotta per non retrocedere, evitando così ogni lamentela. Se ciò non dovesse essere possibile, l' alternativa potrebbe essere congelare il campionato alla 26sima giornata, non assegnare lo scudetto, comunicare alla Uefa le squadre per Champions ed E-League in base alla classifica di quella giornata e congelare le retrocessioni. Assorbendo le prime due della B, Benevento e Crotone, per un campionato a 22 squadre per la prossima stagione.

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