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Finché coronavirus non ci separi: così la quarantena mette a dura prova il matrimonio

Marzia Coppola
Marzia Coppola

Avvocato matrimonialista, educata alla resilienza e alla libertà. Laureata in Italia e in Francia, ho continuato gli studi per diventare anche avvocato della Sacra Rota. Lavoro con l'Avv. Annamaria Bernardini de Pace e mi occupo di diritto di famiglia a 360 gradi (e più!). Convinta che anche dalla relazione peggiore si possa imparare qualcosa.

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La quarantena sta mettendo a dura prova la convivenza e il matrimonio. I partner, infatti, sono costretti a stare insieme 24 ore su 24, 7 giorni su 7 nelle loro case, più o meno grandi, ma dalle quali, comunque, niente sfugge o passa inosservato. C’è chi ha avuto modo di conoscere meglio il partner e chi di riscoprirlo. Chi, grazie allo smart working, ha compreso più a fondo il lavoro dell’altro, chi ha ritrovato la gioia e il desiderio di condividere tempo, hobbies e rapporti sessuali e ha, in questo modo, riordinato le proprie priorità.  

Ma c’è anche chi vive la convivenza come una carcerazione, una trappola, fisica ed emotiva. Sto parlando, soprattutto, di coloro che hanno un amante oppure, indistintamente, soffrono la monogamia. Sofferenza per la quale non c’è cura conosciuta ma, al contrario, una continua alimentazione (basti pensare ai siti di incontri riservati a relazioni tra persone sposate che intendono tradire il coniuge con una donna/ un uomo a sua volta sposato/a). 

In ogni caso, in questo momento, gli amori clandestini, proibiti, fedifraghi e illeciti sono messi a dura prova. Infatti, come è ovvio, gli amanti non solo non si possono incontrare ma, nella claustrofobia domestica, hanno difficoltà anche a telefonarsi o a scambiarsi messaggi e foto. Quando lo fanno, il rischio di essere scoperti è dietro l’angolo (in senso letterale). 

Il problema, poi, è che smascherato il tradimento, in questo preciso momento storico, si è comunque obbligati a rimanere in casa. Insieme. Tutto il giorno. E a volte potrebbe venir da pensare “avrei preferito non saperlo”. A ogni modo, il matrimonio implica il dovere di fedeltà. La violazione, quindi, ha conseguenze giuridicamente rilevanti. Infatti, quando il coniuge tradito può dimostrare che è stata proprio la relazione clandestina a causare l’intollerabilità della convivenza, il giudice pronuncia il c.d. “addebito della separazione” a carico del coniuge traditore. Questo implica la perdita del diritto a ricevere un assegno di mantenimento, nonché l’immediata uscita dall’asse ereditario (che, altrimenti, avverrebbe in sede di divorzio). 

Il numero degli amori clandestini smascherati durante la quarantena, lo si potrà conteggiare solo alla fine di questo periodo quando, se guardiamo a quello che è successo in Cina, le aule dei tribunali saranno letteralmente assaltate da coniugi che, depositando domande di separazione e di divorzio, chiederanno al giudice di essere autorizzati a non doversi vedere mai più.  L’alternativa è quella di evitare di raccogliere il guanto di sfida e sfruttare l’occasione per trovarsi a quattro occhi, parlare e cercare di capire se veramente quel tradimento sia stato la causa o l’effetto di una crisi di coppia preesistente. 

Che la soluzione sia l’una o l’altra, è bene darsi alle pulizie. Anche nella relazione, poiché la polvere si accumula anche sotto i tappeti della coppia. 

di Avv. Marzia Coppola 
[email protected]
Studio legale Bernardini de Pace 

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