Coppie

Separazione, quando è possibile il trasferimento dei figli in un'altra città?

Tutti gli ex mariti e le ex mogli sono liberi/e di trasferirsi in qualsiasi parte del mondo. Senza vincoli e senza che l’altro possa interferire su questa decisione. Se la coppia ha dei figli, però, la musica cambia. La libertà di trasferirsi, infatti, incontra l’invalicabile limite della valutazione dell’interesse del minore. Questa questione, infatti, è da annoverare tra le decisioni qualificate di “maggior interesse” riferibili ai bambini. Una di quelle scelte, in altre parole, che la mamma e il papà devono assumere di comune accordo. Sempre. 

Per questo motivo se, per esempio, i coniugi si separano e la mamma vuole trasferirsi (con il figlio) in un’altra città per essere più vicina all’abitazione del nuovo compagno, questa decisione dovrà essere per forza condivisa con il papà del bambino e, comunque, assunta nel suo esclusivo interesse. Questa regola trova la sua ragion d’essere nel fatto che è necessario non allontanare il figlio dall’altra figura genitoriale. Ed è anche necessario tutelare quanto possibile le abitudini che il bambino ha costruito fino a quel momento e la familiarità con gli amichetti, gli insegnanti, magari i nonni e così via. Circostanze che, invero, qualsiasi genitore coscienzioso e amorevole dovrebbe tenere in considerazione anche se questo non fosse fermamente imposto dalla legge. 

Purtroppo, invece, capita troppo spesso che gli adulti siano guidati dalla vendetta nei confronti dell’altro, dal cieco desiderio di aver ragione oppure da mere ragioni personali ed egoistiche. Per tentare di disincentivare questi comportamenti degli adulti – che di adulto hanno davvero poco – la Corte di Cassazione ha letteralmente rimproverato tutti i genitori che, in fase di separazione, non tengono bene a mente il principio di interesse superiore del minore e, quasi indistintamente, prendono i figli e li portano da una città all’altra. In un’importante sentenza, infatti, la Corte Suprema ha previsto che “quali siano state le ragioni del fallimento del matrimonio ogni genitore responsabile, consapevole dell’insostituibile importanza della presenza dell’altro genitore nella vita del figlio, deve saper mettere da parte le rivendicazioni e conservarne l’immagine positiva agli occhi e nel cuore del minore, garantendo il più possibile le frequentazioni”. 

Allora, per fare le cose con intelligenza e ordine, se un genitore desidera trasferirsi altrove con il minore e l’altro non è d’accordo, il primo dovrà rivolgersi al giudice spiegando le ragioni per le quali intende trasferirsi. Non è detto che il Giudice neghi il trasferimento, ma è ovvio che la richiesta dovrà essere fondata su motivazioni valide e quanto più possibile documentate. Per esempio, un’opportunità di lavoro insostituibile e che cambierebbe notevolmente la situazione economica familiare. Oppure la disponibilità di un immobile che garantirebbe alla famiglia un importante risparmio in merito a costi che, altrimenti, difficilmente potrebbero essere sostenuti.  Quando, invece, a causa dell’irruenza di uno dei genitori si deve partire dalla fine, e cioè dal fatto che un minore è già stato traferito, l’altro genitore non potrà che opporsi rivolgendosi al giudice e chiedendo la “rilocazione” del minore. 

L’essere un bravo genitore, d’altra parte, non si misura in quanto il papà riesca ad avercela vinta sulla mamma (e viceversa). E nemmeno nel perseguimento e nel raggiungimento dei propri interessi. Al contrario, l’attitudine di un genitore a essere un bravo educatore si misura alla luce della capacità di realizzare l’interesse del minore non a parole, ma in termini concreti. 

di Avv. Marzia Coppola
marzia.coppola@abdp.it
Studio legale Bernardini de Pace