Cerca
Logo
Cerca
+

"Stranieri Ovunque", la Biennale di Pedrosa che evoca Albert Camus

Nicoletta Orlandi Posti
Nicoletta Orlandi Posti

Nicoletta Orlandi Posti è nata e cresciuta alla Garbatella, popolare quartiere di Roma, ma vive a Milano. Giornalista professionista e storica dell'arte, cura su LiberoTv la rubrica "ART'è". Nel 2011 ha scritto "Il sacco di Roma. Tutta la verità sulla giunta Alemanno" (editori Riuniti); nel 2013 con i tipi dello stesso editore è uscito "Il sangue politico": la prefazione è di Erri De Luca. Il suo romanzo "A come amore", pubblicato a puntate su Facebook, ha dato il via nel 2008 all'era dell'e-feuilleton. A febbraio del 2015 è uscito il suo primo ebook "Expo2051". Nel 2016 Castelvecchi ha pubblicato il suo libro "Le bombe di Roma"; nel 2019 è uscita la seconda edizione. Sta lavorando a un romanzo erotico. Il titolo del blog è un omaggio al saggio del prof Vincenzo Trione.

Vai al blog
  • a
  • a
  • a

Stranieri Ovunque” è il bellissimo titolo che il brasiliano Adriano Pedrosa, primo latino americano a curare una Biennale, ha dato all’edizione numero 60 della mostra di arti visive di Venezia che inaugurerà ad aprile del prossimo anno. Ma "Stranieri Ovunque" è anche il titolo di alcuni lavori realizzati nel 2004 dal Collettivo Claire Fontaine ed è pure il nome di un collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva il razzismo e la xenofobia in Italia. Ma nel convocare a raccolta i suoi artisti in Laguna, figure della cultura queer, outsider, indigeni posti ai margini delle loro società, Pedrosa avrà rivolto un pensiero anche a L’Étranger di Albert Camus e a quell’assurdo esistenziale che lo scrittore rappresenta attraverso il suo stralunato personaggio al cospetto delle "cose" del mondo.

 

 

 

"Vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri; sono/siamo dappertutto", ha spiegato Pedrosa in conferenza stampa di presentazione della Biennale. "In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è veramente sempre stranieri". "Tutti prima o poi siamo stranieri", dice Pedrosa, che ha nel curriculum già le biennali di Istanbul e San Paolo, città dove dal 2014 è direttore artistico del Masp, il museo progettato dall’architetta italiana Lina Bo Bardi, una straniera che ha sempre mantenuto il suo accento italiano.


La prossima Biennale di Venezia sarà dunque una esposizione di "arte politica". "Si parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasporici, emigrés, esiliati e rifugiati, in particolare di coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo", ha anticipato Pedrosa sostenendo che "l'arte non può cambiare il mondo, ma la maniera in cui noi lo guardiamo". 
Ecco allora che la figura dello straniero sarà associata a quella dell'estraneo e pertanto la mostra “si svilupperà e si concentrerà sulle opere di ulteriori soggetti connessi”. Ci sarà quindi “l'artista queer, che si muove all'interno delle diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l'artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell'arte, proprio come l'autodidatta o il cosiddetto artista folk; e l'artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra".

Il "nucleo contemporaneo" dell'Esposizione mette in mostra nel percorso espositivo le opere di artiste e artisti che non hanno mai partecipato alla Biennale. "Ho chiamato solo una artista presente in un’edizione passata: il suo lavoro era troppo adatto, non potevo farne a meno. Con alcuni lavorerò per la prima volta. Per ora siamo a più di cento. Non mi interessa il numero, ma che abbiano uno spazio adeguato, giusto per le loro opere", ha spiegato Pedrosa.
Poi, ci sarà un "nucleo storico" (tre sale), con opere del secolo scorso provenienti da America Latina, Africa, Asia e mondo arabo. Un modo anche per interrogarsi e mettere in discussione "i confini e le definizioni di Modernismo", ben conosciuto in una chiave euro-americana ma spesso sconosciuto nelle sue declinazioni nel Sud. Una parte sarà dedicata alla diaspora degli artisti italiani nel mondo nel corso del Novecento.

Dai blog