Negli ultimi anni, la ricerca sulla longevità e sulla prevenzione del declino cognitivo ha evidenziato l'importanza dell'interazione tra genetica, epigenetica e stile di vita.
Sebbene alcuni geni possano aumentare il rischio di malattie neurodegenerative, fattori ambientali e comportamentali giocano un ruolo chiave nel modulare l'espressione genetica. Simone Gibertoni, CEO di Clinique La Prairie, clinica svizzera di fama internazionale e leader mondiale nella medicina preventiva e longevità, spiega come, attraverso uno stile di vita ottimale, test preventivi, genetica ed epigenetica sia possibile vivere una vita più lunga e più sana.


Come interagiscono genetica ed epigenetica nella prevenzione del declino cognitivo? E quali sono le implicazioni pratiche per chi non ha una genetica favorevole?
"La genetica ha un ruolo indiscutibile nelle malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer e il Parkinson, poiché esistono geni associati a un rischio maggiore di svilupparle. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che lo stile di vita ha un impatto significativamente più rilevante rispetto alla predisposizione genetica. Uno studio recente condotto nel Regno Unito ha confermato che circa l'80% del rischio di sviluppare malattie neurodegenerative è legato allo stile di vita, mentre solo il 20% dipende dalla genetica. L'epigenetica, ovvero la regolazione dell'espressione genetica attraverso fattori ambientali e comportamentali, è cruciale in questo contesto. Strategie come un'alimentazione ottimizzata, l'esercizio fisico, il sonno di qualità e la stimolazione cognitiva possono influenzare positivamente la salute cerebrale, ritardando l'insorgenza del declino cognitivo e migliorando la plasticità neuronale".
Qual è il ruolo della riserva cognitiva nella protezione dal declino neurologico?
"Il concetto di riserva cognitiva è centrale nei programmi di prevenzione del declino cognitivo. Più il cervello viene stimolato nel corso della vita attraverso apprendimento, attività fisica e interazioni sociali, più è in grado di compensare eventuali danni neurologici e di ritardare l'insorgenza di patologie neurodegenerative. In questo contesto, strumenti diagnostici avanzati come la risonanza magnetica cerebrale (Brain MRI) supportata dall’intelligenza artificiale permettono di identificare i primi segnali di degenerazione con oltre dieci anni di anticipo rispetto alle tecniche tradizionali".
Avete da poco introdotto il nuovo programma Brain Potential, dedicato alla longevità cognitiva, quali biomarcatori vengono monitorati e come vengono personalizzati gli interventi?
"Il programma "Brain Potential" utilizza un approccio multidisciplinare, monitorando biomarcatori genetici ed epigenetici, insieme a parametri fisiologici e metabolici. Tra i principali indicatori vi sono: marcatori genetici: per identificare eventuali predisposizioni a malattie neurodegenerative, marcatori epigenetici: per valutare l'impatto dello stile di vita sull'espressione genetica; infiammazione sistemica: attraverso esami del sangue specifici, poiché l’infiammazione è strettamente legata alla neurodegenerazione; neuroimaging avanzato: Brain MRI per valutare lo stato strutturale e funzionale del cervello; test di performance cognitiva e fisica: per monitorare i progressi nel tempo e adattare gli interventi. I protocolli di personalizzazione si basano su dati individuali e includono interventi mirati su nutrizione, movimento, sonno e stimolazione cognitiva".


In che modo la stimolazione sonora a bassa frequenza, come quella utilizzata nel sistema "Audiovitality", può influenzare la plasticità neuronale e il ciclo sonno-veglia?
"Sebbene il meccanismo preciso non sia ancora completamente compreso, gli studi preliminari indicano che la stimolazione sonora a bassa frequenza può avere effetti benefici sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV), che è un importante indicatore dello stato di benessere generale. La HRV, ovvero la variabilità della frequenza cardiaca, è un parametro chiave: maggiore è la variabilità, migliore è la capacità del corpo di adattarsi agli stress. I dati raccolti finora suggeriscono che "Audiovitality" possa migliorare la qualità del sonno, ridurre lo stress e, indirettamente, supportare le funzioni cognitive".
Qual è il ruolo del microbioma intestinale nella salute cerebrale e come il programma "Brain Potential" interviene per ottimizzarlo?
"L’asse intestino-cervello è ormai riconosciuto come un elemento chiave per la salute cognitiva. Un microbioma intestinale sano favorisce la produzione di neurotrasmettitori e riduce l’infiammazione sistemica, contribuendo alla prevenzione delle malattie neurodegenerative. Il programma "Brain Potential" interviene con un approccio olistico basato su: nutrizione mirata: l’integrazione di probiotici e prebiotici, insieme a un’alimentazione personalizzata, contribuisce all’equilibrio della flora intestinale. Attività fisica: essenziale per migliorare la motilità intestinale e la produzione di metaboliti benefici. Monitoraggio diagnostico: test specifici per valutare la composizione del microbioma e l’infiammazione intestinale".
La parte diagnostica è sempre piu importante. Quali sono i vostri test all’avanguardia?
"Abbiamo appena lanciato Longevity Master Assessment, il sistema di analisi di medicina preventiva più avanzato al mondo. Una valutazione esclusiva che misura oltre 300 biomarcatori offrendo una profondità diagnostica senza precedenti. Un processo all’avanguardia in 8 test chiave: analisi dei Glicani, analisi delle Ceramidi, Wellbeing Index Assessment, Movement Index Assessment, Sequenziamento del Microbiota del DNA, Test Genetici, Nutrition Index Assessment. Questo sistema di test avanzato diventa un pilastro del nostro metodo e sarà disponibile nei nostri centri da Aprile 2025, in tutti i programmi di Clinique La Prairie".
Tornando all’epigenetica quali sono le innovazioni?
"Un processo chiave nell'epigenetica è la metilazione, in cui i marcatori chimici si legano al DNA, attivando o disattivando i geni. Tuttavia, con l'invecchiamento, i processi di metilazione spesso si disturbano, accelerando l'invecchiamento e aumentando la disfunzione cellulare. Per lavorare su questo processo abbiamo sviluppato EPINOME il primo longevity supplement che agisce sulla metilazione a livello molecolare, utilizzando composti vegetali avanzati e nutrienti mirati per ripristinare i modelli di metilazione sana. Questo integratore innovativo, parte della nostra collezione Holistic Health, consente di mantenere i modelli di espressione genica che supportano un funzionamento cellulare sano e resiliente, prevenire l'attivazione di geni dannosi, in particolare quelli coinvolti nell'infiammazione, promuovere effetti antinfiammatori e antiossidanti, essenziali per rallentare il processo di invecchiamento".
Quali fattori economici e sociali rendono la longevità un settore strategico di investimento?
"Negli ultimi anni, diversi fattori hanno accelerato l’interesse per il settore della longevità. Innanzitutto l’invecchiamento della popolazione: l’aumento della speranza di vita ha reso necessario sviluppare strategie per mantenere la qualità della vita nella terza età. L’economia della salute è stimata valere 5,6 trilioni di dollari di cui 1,089 miliardi dedicato alla cura della persona e alla bellezza, 1,079 miliardi al cibo salutare, alla nutrizione e alla perdita di peso. Entro il 2050, si prevede che la popolazione mondiale over 60 raggiungerà i 2,1 miliardi, trasformando profondamente economie, forze lavoro e sistemi sociali. Da segnalare poi l’effetto post-Covid: la pandemia ha accelerato l’attenzione verso la salute preventiva e il potenziamento del sistema immunitario. Investire in longevità è importante. Per questo abbiamo lanciato Longevity Fund by Clinique La Prairie, il primo fondo europeo dedicato alla longevità".
Come funziona e a chi è rivolto?
"Il fondo, di diritto lussemburghese, ha un target di 300 milioni di euro e una vita media attesa di 5-7 anni più massimo altri tre, con 3 closing. Lo scopo del fondo sulla longevity è un-IRR (Internal Rate of Return) fra il 15 e il 20% con un ritorno massimo di 3 volte il capitale investito nell’arco della vita del veicolo. Il taglio minimo è flessibile, oscilla attorno a 500.000/1 milione di euro per permettere anche ai clienti della clinica svizzera di poter investire. Il fondo di Clinique La Prairie è stato pensato per 20 fino a 50 investitori (la stessa clinica svizzera dovrebbe entrare con una quota compresa fra l’1% e il 3%). Tra i potenziali investitori family office, fondazioni, fondi di fondi, anche fondi pensione. Per guidare questa iniziativa, Clinique La Prairie ha stretto una partnership con il professor Stefan Catsicas, un illustre esperto con una vasta esperienza in biotecnologia, ricerca e investimenti su larga scala che presiederà insieme a me il comitato di investimento".
Quali criteri guideranno gli investimenti?
"Dal punto di vista della tipologia di società target, sono quattro gli ambiti di interesse, gli stessi che costituiscono i pilastri della filosofia con cui opera da sempre Clinique La Prairie: Medicale (tecnologie ed innovazione medicale per alzare le difese immunitarie, abbattere lo stato infiammatorio, alla base dell’invecchiamento e soprattutto del cattivo invecchiamento); Nutrizione (innovazione e ricerca nello sviluppo del cibo funzionale e della neuro-nutrizione); Movimento (tecnologie che creano esercizi personalizzati per ridurre le infiammazioni, rinforzando il metabolismo, la mobilità e la flessibilità, wearable); Benessere (tecnologie che riducono lo stress, aumentano la salute mentale, sostengono il sonno, contribuiscono al benessere emozionale e fisico, compresi gli strumenti digitali)".
Qual è l’impatto atteso del Longevity Fund sulla sanità e sul wellness nei prossimi dieci anni?
"L’obiettivo è creare un ponte tra la ricerca scientifica e il mercato, garantendo che le innovazioni raggiungano rapidamente i pazienti. Questo contribuirà a migliorare la prevenzione e la gestione delle malattie legate all’invecchiamento, rendendo il settore della longevità sempre più rilevante a livello globale".
Autrice dell'articolo Orchidea Colonna
Orchideacolonna@yahoo.com





