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Complimenti per la trasmissione

E' stato solo un flirt, alla faccia del plagio

Se la Clerici viene battutta dalla De Filippi

25 Aprile 2012

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Poche emozioni

Antonella Clerici, conduttrice di "E' stato solo un flirt" su Raiuno

Se c’è un merito che va riconosciuto a “E' stato solo un flirt” (Raiuno sabato prime time) è la rivalutazione degli strizzatissimi abiti giallo-catarifrangenti di Antonella Clerici. 
Tale abbigliamento che in condizioni normali potrebbe sembrare terribilmente vistoso, qui ha perlomeno il merito di emozionare lo spettatore distogliendolo così, dalla narcosi del resto del programma. Il quale programma,pur partendo bene, ben girato e ben montato, ad ogni istante che passa tende ad accartocciarsi in deja vu torpidi e infiniti. “E’ stato solo un flirt”  viene tecnicamente chiamato people show o date show ; e dovrebbe avere, secondo lo slogan “protagoniste della trasmissione le grandi e piccole storie d'amore, mai dimenticate, che hanno segnato la nostra gioventù”. In realtà è un clone grossolano di Carramba, C’è posta per te e Stranamore (si staglia anche l’inviato Massimiliano Pani, arruolato a rassemblare cocci di cuori infranti in giro per il mondo…); con la differenza, rispetto ai modelli, che qui non esiste l’elemento “drama”, ossia il rischio che un vecchio amore se possa fottere di te e della Clerici e non presentarsi davanti alle telecamere. Qui va tutto bene. Qui l’atmosfera da romanzo Harmomy, il lieto fine e il buonismo esasperato sono talmente zuccherosi da raggiungere il pericolo diabete. 

A contorno c’è un uso improprio delle docufiction, uno sventolio di “scatole dei ricordi” e una “porta del tempo” schiusa verso il passato che potrebbe tranquillamente spingere Maria De Filippi ad intentare causa per plagio. Le storie raccontate sono troppe (cinque/sei) e troppo melense. Alcune di esse, adirittura, meriterrebbero la fuciliazione degli autori ,  come quella del bambino di nove anni che cerca disperatamente la fidanzatina perduta, o quella del paraplegico che incontra la sua ex ,ora bellissima ,che gli dice, un po’ sputtanandolo: “Come sei cambiato”. Ci mancano solo la storia gay e quella del reduce di guerra, e siamo a posto. Più che veccchio, è un programma oltretombale. La Clerici si trova  perfettamente a suo agio nel condurlo; ma non è detto che sia un bene. La trasmissione perde il confronto con Amici – share 18,7% contro 20,7%- Mentre su Canale5 l’ ospite era Dustin Hoffman, qui cantava Richard Sanderson del “Tempo delle mele”. Richard Sanderson. Probabilmente l’hanno anche pagato. Continuiamo  così, facciamoci del male…. 

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    03 Maggio 2012 - 17:29

    ...Caro pi.bo42, come si vede che non mi conosci. Io, se sono brutti, riesco a criticare i programmi Mediaset perfino dal TgCom. Pensa un po'... fs

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  • francescospecchia

    29 Aprile 2012 - 13:17

    Vero, plagi come piovesse. Gerry Scotti non riesco mai a vederlo, ma mi ci metterò...

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  • pi.bo42

    28 Aprile 2012 - 23:19

    Non parla di Money Drop perchè è su un programma Mediaset.....e non potrebbe dirne male!

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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