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Sotto il tacco di Vladimir

Effetto-Obama anche in Ucraina:
Putin sa che può fare quello che vuole

Il presidente Usa ha lasciato mano libera al russo in Siria. E anche stavolta non farà nulla contro l'invasione della Crimea

3 Marzo 2014

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Non e’ vero che l’America, e l’Occidente, “non possono fare niente per la Crimea”, come va la vulgata dei pacifisti senza se e senza ma. Oltre a “sospendere i preparativi” per il G8 di giugno a Sochi, in Russia nientedimeno, si puo’ espellere dal g8 Putin da subito. E per il tempo che la Crimea e’ occupata, punto. E si possono tagliare i tanti legami finanziari che i gerarchi russi, anche nel Kremlino stesso, hanno nelle banche occidentali, come fanno sempre tutti gli autocrati dei paesi non liberi. Si possono anche condurre asfissianti indagini sulle posizioni contabili delle imprese russe governative o paragovernative che oggi godono di uno status “normale”. Non solo in Svizzera ma anche negli Usa, a Londra e pure in altri paesi europei e asiatici, ci sono tanti conti correnti di entita’ e privati russi “putiniani” che possono essere congelati. E poi si possono annullare tutti i visti personali di viaggio nel mondo libero dei dirigenti pubblici russi, che si sono abituati a sfruttare tutte le liberta’ occidentali che hanno all’estero, e si devono rendere conto che la mossa di Mosca li ricaccia dietro un nuovo Muro. E poi si possono mandare le navi della Sesta Flotta Usa nel Mare del Nord, e la nuova unita’ che porta il nome di Bush il Vecchio, George H.W. Bush, puo’ essere piazzata nel Mediterraneo orientale, come suggerisce il Wall Street Journal. “Putin dichiara la guerra”, ha titolato il giornale Usa, dopo che il presidente russo, da 15 anni al potere ininterrottamente, ha chiesto e avuto il via libera dal parlamento-fantoccio di Mosca che alla unanimita’ ha stabilito che gli interessi russi vanno difesi militarmente in tutta l’Ucraina.

E poi c’e’ la Nato: dal 2008 ha una “partnership particolare” con Kiev, che doveva essere il primo passo per una adesione dell’Ucraina. Se non e’ il caso oggi di ‘iscrivere’ Kiev d’ufficio, per la situazione di crisi aperta, almeno dovrebbe essere espulsa da Bruxelles la delegazione presso la Nato dei militari russi, un ovvio nido di spie, ospitato in Belgio sotto la ridicola e inutile sigla di “Consiglio Russia-Nato”. Non e’ produttivo recriminare ora su che cosa si sarebbe potuto fare “prima” di arrivare alla occupazione militare dei russi di parte dell’Ucraina, ma tanto per essere onesti con la storia andrebbe ricordato il precedente della Georgia. Anche l’altra ex repubblica sovietica voleva aderire alla UE, e George W. Bush aveva spinto l’Europa ad accettare il suo ingresso, ma non ottenne nulla da Bruxelles, perche’ gli europei erano, e sono, sempre preoccupati di “offendere Putin”. Quattro mesi dopo il fallimento di una intesa concreta e immediata per il percorso agevolato della Georgia, e in linea successiva, dell’Ucraina, ci fu nel 2008 l’invasione della regione georgiana dell’Ossezia. Ora siamo di fronte al bis con la Crimea, e gli europei devono ringraziare la loro durezza nei confronti di Kiev durante le trattative, quando volevano la liberazione immediata della Timoschenko, che apri’ lo spazio a Mosca di fare la famosa “offerta che non si puo’ rifiutare” al governo dell’ex presidente ukraino filo-russo. Quello appena deposto dal voto del parlamento ukraino, dopo i 100 morti nella repressione dei cortei di manifestanti pro Europa, e che e’ finito sotto l’ala protettiva di Putin, come Edward Snowden.

La storia non ha percorsi lineari e prevedibili al millimetro, ma certe lezioni di massima dovrebbe darne, ed essere imparate. Incoraggiare gli aggressori con le sole “aperture” della diplomazia, come sta facendo oggi il governo americano di Barack e di Kerry, e gli alleati occidentali con sfumature diverse, peraltro, non ha mai prodotto nulla, vedi Hitler. Ma quando le parole sono minacciose e non si traducono in azioni e’ anche peggio: come non pensare che la “linea rossa” tirata da Obama in Siria a proposito delle armi chimiche di Assad, seguita dal nulla, anzi dalla consegna a Putin della direzione delle operazioni di smantellamento, non sia stata bene imparata da Mosca? Putin sapeva, e sa, di poter fare di tutto e di piu’ per ricostruire il nuovo impero ultranazionalista russo sulle ceneri dell’Unione Sovietica. E lo sta facendo.

E Obama? Su Kiev per ora soltanto parole che suonano suppliche piu’ che minacce serie. E nelle stesse ore in cui la Russia procede nella conquista armata di un paese sovrano, il leader Usa si e’ rivolto con tono ultimativo al premier israeliano Netanyahu, in visita alla Casa Bianca, dicendogli che deve trovare “un compromesso” con i palestinesi per non far fallire i colloqui di pace. E gli ha promesso che fara’ di tutto per impedire che l’Iran abbia la bomba atomica, ma dopo aver firmato il famigerato pre-accordo con Teheran che non ferma assolutamente la marcia dell’ayatollah verso il nucleare. E’ solo con gli amici veri dell’America che Obama sa fare la voce grossa.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • Migen

    04 Marzo 2014 - 00:12

    Sono sicuro che molti degli soldati ucraini circondati nelle loro caserme possono ricordare le memorie dei loro nonni sulla sterminio di circa 3 milioni di contadini ucraini per ordine diretto di stalin durante la carestia indotta dagli russi nell 1936. E di sicuro si ricordano delle memorie delle purghe,polizia politica,terrore etc dell comunismo portato dagli carri armati russi. E ancora oggi devono vivere questa tragedia, con il mondo che sta a guardare,come nell 1936 e in seguito. Intanto non si vede nessun corteo contro la guerra,manifestazione o altro di pacifinti e compagnia. Che disgrazia per il mondo libero questo Obama presideniente. Mi sono andato vedere il discorso di Reagan in cui parla della difesa della liberta(quello per la campagna di Barry Goldwater). Inutile dire che non ce paragone. E intanto in Crimea si prepara l'ennesima invasione dell Ucraina da parte russa,l'ennesimo atacco alla liberta di tutti , l'ennesimo ultimatum della dittatura alla liberta. AMEN,

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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