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Trilussa, la fiction uccisa da un sonetto

L'inutile biopic di Raiuno sul poeta romanesco

16 Marzo 2014

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Trilussa, la fiction uccisa da un sonetto

L'inutile biopic di Raiuno sul poeta romanesco

“Ma cosa sta succedendo qui?...”, c’è una frase, in Trilussa, storia d’amore di poesia pronunciata da Monica Guerritore nei panni della serva (che qua non serve, direbbe Totò) che fotografa esattamente il caos narrativo della suddetta fiction di Raiuno, ora visibile su Raimovie e sito Rai.
Il biopic sulla vita di Carlo Alberto Salustri “er sommo poeta dialettale” della Roma della prima metà del 900 è una delle produzioni più sfilacciate che la Rai abbia ordito ai danni del telespettatore. Non ha caso ha fatto solo il 10% di share perdendo la serata col Segreto di Canale 5, non esattamente un cult movie. Di Trilussa si fa prima a dire quel che si salva: l’inossidabile Michele Placido nel ruolo gigionesco del protagonista. Punto. Anche se, a dirla tutta, mettere un foggiano a recitare l’icona più romanesca d’ogni tempo è impresa ardita; come dare la parte della servetta del popolo destinata all’avanspettacolo per scommessa, all’unica attrice che non ha accento trasteverino (in Rai di solito avviene il contrario: nelle fiction ambientate a Torino o in Trentino parlano tutte come la Arcuri…). Per il resto Trilussa è un prodotto aereo: incolore, insapore, che sorvola su tutto: verosimiglianza, narrazione, scavo psicologico dei personaggi. Sembra una di quelle produzioni da avanspettacolo che negli anni 90 Pingitore allestiva per sfruttare l’effetto- Bagaglino. Dentro ci trovi di tutto: tragedia che si mescola all’improvviso in pochade con gerarchi che prima storpiano a sangue gli ebrei e poi spezzano il crescendo drammaturgico finendo ad essere presi a borsettaie dalla moglie; giovani anarchici i quali per sfuggire alle ispezioni trattengono il fiato dentro una vasca da bagno zeppa di cicoria (?); personaggi da macchietta a iosa (il parrucchiere gay, Mussolini tutto mossette; le squadre dell’Ovra in stile Banda Bassotti, il Papa che chiede a Trilussa: ‘a Trilù, che te serve?). Ci sono banalità e/o voragini di sceneggiatura (la storia d’amore rubata a Rostand, il gerarca che scorta personalmente il prigioniero che scappa e torna, come nulla fosse, a casa). Ci sono perfino inquadrature impossibili dal buco di una serratura, e battute copiate da Carlo Verdone, “questa mano può esse’ piuma e può esse’ fero…”. La trama è, per dirla affettuosamente, un quadro d’insieme, ve la evito. Se Trilussa fosse vivo, epigraferebbe con un sonetto: “So’ fuffa, so’ storie n’po’ cialtrone/te le magni co’ la televvvisione…”

 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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