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Quel Dracula somiglia al Conte di Montecristo

La nuova versione telefilm del grande classico richiama un po' Edmond Dantes, un po' Il Grande Gatsby

24 Marzo 2014

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Quel Dracula somiglia al Conte di Montecristo

La nuova versione telefilm del grande classico richiama un po' Edmond Dantes, un po' Il Grande Gatsby

Dracula-Edmond Dantes. Questa, nonostante la passionaccia gotica che mi costringe ad inalare ogni film di vampiri sulla piazza, non l’avevo mai sentita.

Vedere Dracula trasformarsi nel Conte di Montecristo con una striatura del Grande Gatby di Di Caprio (la differenza sta nel pizzo, e nella follia, Di Caprio è più divertente) e una spruzzatina visionaria alla Adriano Olivetti, be’, è davvero guizzo che mai avrei immaginato, finchè Mya Premium Mediaset l’ha propinata nel prime time sabato sera. Firmata dalla stessa, sontuosa produzione di Downton Abbey, la nuova serie Dracula interpreta –per non dire snatura- il romanzo di Stoker con un taglio inedito. Inizia, in Romania nel 1881, alla Indiana Jones con due signori che s’infilano in un sepolcro; il primo signore sgozza il secondo, il cui sangue nutre la ricomposizione del corpo putrefatto del principe delle tenebre. E fin qui rientriamo nel clichè banalotto del draculismo. Dopodiché, la scena si sposta nella Londra di dieci anni dopo, e cambia tutto. C’è l’attore –sopravvalutato- Jonathan Rhys Meyers nei panni di Vlad Tepes che, fingendosi Alexander Grayson, un imprenditore americano, si reca nella Londra vittoriana “per introdurre la scienza moderna contro i poteri forti che vogliono mantenere lo status quo”; ma soprattutto per vendicarsi della massonica Loggia del Dragone (cui, in realtà il vero eroe rumeno apparteneva) che gli aveva ammazzato la moglie. La vendetta avviene conquistando le quote azionarie di una società tecnologica, con tanto di seduzione di vedova annessa. C’è un festone che Dracula organizza alla Bruce Wayne, coinvolgendo tutta la Londra che conta e facendo accendere mille lampadine senza filo citando “Edison e Nikola Tesla”. Ci sono i personaggi classici del libro: Jonathan Harker che fa il giornalista rampante; e la bella Mina Murray apparente reincarnazione della defunta moglie; e il professor Van Helsing che, invece di essere l’avversario-principe del principe scopriamo esserne il socio, nonché lo sgozzatore di cui sopra.

Dracula, qui, uccide sotto falso, proprio come Montecristo; ma le vittime sono esseri senza scrupoli addetti a torture, stupri ed omicidi. E gli autori fanno balenare il sospetto che le imprese di Jack lo Squartatore coprissero, in realtà, quello di vampiri di campagna in trasferta urbana (plagio da Alan Moore). Produzione originale, tocca ammetterlo…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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