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Legalizzazione

Cannabis libera, quello che non si può dire sulla marijuana

18 Aprile 2014

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Cannabis libera, quello che non si può dire sulla marijuana

La marijuana è legale per scopi ricreativi, non solo medicinali, nei due stati americani del Colorado e di Washington, e anche se resta nell’elenco federale delle sostanze classificate come droghe pericolose l’attorney general Eric Holder ha deciso che nessuno sarà di fatto perseguito per il suo uso (qualche giorno fa, lui stesso ha detto che l’aveva fumata). Ma non è solo legale, di diritto o di fatto. E’ cool, è di moda, è politicamente corretto fumarla, è "dalla parte moderna della Storia". Tanto che i volponi dei Democratici stanno proponendo referendum in vari Stati americani per far passare la liberalizzazione: così i giovani, disamorati dalle politiche del governo che non crea per loro il lavoro promesso, trovano magari la voglia di andare ai seggi e, già che mettono la croce sulla cannaby, poi ne aggiungono una sul nome del candidato deputato, o senatore, o governatore dello stesso partito di Obama. Un altro che peraltro non ha fatto mistero di aver fumato in gioventù, e che dice ancora oggi che l’erba non fa male, o almeno “non più male dell’alcool o del tabacco”. 

Io mi sono sempre chiesto, terra terra, perché chi difende, e usa, la pratica del fumo dell’erba come piacevole ed innocente non subisca, nella percezione popolare benpensante di sinistra (a destra lo fanno ma si vantano meno), le stesse pressioni dei consumatori di altre sostanze. Per le sigarette si è arrivati alla scritta “il fumo uccide” sui pacchetti, e per la buona ragione che è (abbastanza) dimostrato il nesso tra fumo e tumori. Dell’alcol si conoscono i guasti del suo abuso che porta alla assuefazione, e alla cirrosi. Ma anche dell’uso largo del cotechino e del salame e dei grassi animali, delle patatine fritte del fast food, del troppo sale e del troppo zucchero, della Coca Cola e della pizza unta, e perfino della carne in generale attaccata dai vegetariani e dai vegani, si fa un gran parlare. Si discute dei danni. E si fanno sacrifici e rinunce. Ma mentre chi parla contro il lardo bianco di Colonnata è uno serio, attento alle dieta e al colesterolo, chi azzarda che la marijuna avrà pure il suo lato oscuro e negativo (dopotutto è fumo ingerito, e inebria) è visto come un bigotto che conculca una libertà ereditate dal Sessantotto e ora diventata intoccabile, quella di “farsi”.


Per gli scettici della “bontà dell’erba”, finalmente, è arrivata una ricerca della Northwestern University, pubblicata dal Journal of Neuroscience, che ha fatto spuntare le prime prove degli effetti materiali dell’erba fumata sul cervello in formazione dei giovani. “Anche il solo uso casuale crea cambiamenti nel cervello in aree che nessuno vorrebbe vedere cambiate”, ha detto il coautore dello studio Hans Breiter, psichiatra matematico presso l’ateneo. Quali sono queste aree? Quelle che governano il processo delle decisioni, la condizione emotiva, l’assuefazione e la gratificazione. Hai detto niente.
I ricercatori sono arrivati a questi risultati, oggettivamente inquietanti per loro, ma chissà se lo saranno per il partito dell’erba, esaminando il cervello di 20 fumatori di marijuana e di 20 non fumatori, tutti studenti dell’area di Boston tra i 18 e i 25 anni, tutti allo stesso livello culturale e di personalità, tutti consumatori di alcool e con lo stesso grado di ansietà psicologica.

La sola differenza, appunto, l’erba. Utilizzando immagini raccolte con la tecnica MRI (Magnetic resonance imaging, o risonanza magnetica), gli scienziati hanno individuato tra i due gruppi due differenze-chiave in due aree del cervello, quella che ha a che fare con l’assuefazione e con la esperienza delle gratificazioni (Nucleus accumbens septi), e quella che è responsabile del processo delle emozioni e della paura (Amigdala). La densità della materia grigia in queste due aree è aumentata tra i consumatori, il che indica una crescita anomala di neuroni, ed inoltre queste zone del cervello hanno assunto forme abnormi. E la dimensione delle modifiche è direttamente correlata alla quantità di marijuana consumata. L’anatomia dell’organo subisce “cambiamenti che mostrano come il cervello dei fumatori di marijuana si adatta anche ad esposizioni di basso livello, potenzialmente rendendo una persona più vulnerabile alla assuefazione alle droghe o cambiando i loro processi mentali ed emotivi in modi sconosciuti”, hanno scritto i ricercatori.

L’erba qualcosa fa, insomma, non è solo piacere innocente, anche se è approvato da Obama. Cinque grappini e un fiasco di barbera al giorno ti ingrossano il fegato, tre etti di prosciutto per sera ti fanno impazzire i trigliceridi, troppe bevande gassate e gli hamburger del fast food ti fanno diventare obeso, due pacchetti di sigarette al dì ti anneriscono i polmoni. E la marijuna ti gonfia e deforma l’amigdala e il nucleus accumbens septi. Basta saperlo. Poi, libertariamente liberi tutti di indulgere.

di Glauco Maggi

twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • grooltor

    24 Luglio 2014 - 09:09

    Giuste osservazioni. Ma visto che i grappini e il barbera, il prosciutto e le sigarette sono legali e facilmente reperibili, perchè non dovrebbe esserlo anche la marijuana? Poi è chiaro che ogni abuso sia da condannare, ma anche appunto quello di grappini o prosciutto. P.S.: sono note anche le proprietà terapeutiche della marijuana, quelle del prosciutto ancora no. Fate voi.

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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