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Quel gran pezzo dell'Italia che ti strapazza l'intellettuale

Il nuovo programma di Raitre sulle orme di Berselli

13 Maggio 2014

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Quel gran pezzo dell'Italia che ti strapazza l'intellettuale

Il nuovo programma di Raitre sulle orme di Berselli

Inizia col Montanelli meravigliosamente cinico negli anni della Rai imperiale, quello che “sfruculiava gli italiani” e li crocefiggeva alle proprie contraddizioni; e finisce col Benigni-Mario Cioni ucciso –la Rai controcorrente del’76- nella sua stalla di riferimento, tra le mucche, da un esasperato Mago Zurlì vestito da donna. E, nel mezzo, la puntata d’esordio di “Quel gran pezzo dell'Italia, era già tutto scritto ma ci eravamo distratti” (Raitre, giovedì, ore 22,50) lascia scorrere un’idea della nazione non inedita ma ironicamente formativa.
“Quel gran pezzo dell’Italia” condotto e scritto da Riccardo Bocca (con Romano Frassa e Andrea Quartarone), è il frutto di un riuscito innesto tra i viaggi enogastronomici di Mario Soldati sulla valle del Po e il saggio-culto Venerati Maestri dell’ indimenticato Edmondo Berselli. Berselli aveva una cifra stilistica raffinatissima. Passava da Mina alla crisi del Pci, da Totò al neoliberismo; era talmente snob da risultare genuinamente pop. E Bocca, sulle letture di Gioele Dix dallo stesso Berselli, gli va dietro: “ Era già tutto scritto ma ci eravamo distratti, ecco la fabbrica dei venerati maestri, ovvero come grandi personaggi delle cultura, intoccabili per definizione sono all’improvviso diventati tali”, dice davanti. Da lì l’indagine sullo stato della cultura in Italia partendo dal disegno della parabola da “brillante promessa” a “venerati maestro”, passando dalla fase del “solito stronzo”. E scorrono immagini di repertorio in un montaggio che avrebbe risposto al bisogno berselliano di “apparato concettuale”: Vasco Rossi dannato e cannato agli esordi; Arbore, Ferrara sulla bilancia del trash, Dario Fo e Franca Rame; Nanni Moretti nel memorabile litigio con Monicelli che riteneva il suo strombazzato Ecce Bombo “solo grazioso” e dal palco dei girotondi; Oriana Fallaci intervistata con o senza sigaretta; la splendida Gloria De Antoni che incontra Baricco nelle sue varie incarnazioni, specie in quella del solito stronzo che gli riesce benissimo”. C’è pure la complice partecipazione di Carlo Freccero, il quale, alla domanda sulle necessità del “solitostronzismo”, tratta “Benigni da istituzione anche se ingloba valori irritanti” e “Baricco da Spirito Santo di Renzi”. Non so se, nell’omaggio a Berselli, qui ne sia stato reso lo spirito. Il programma a volte ridonda, e pecca di dosi d’estetismo eccessive, ma è una delle cose più intelligenti in circolazione.

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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