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Avanti c'è posto

Il sindaco De Blasio dà ai clandestini
le chiavi della città di New York

19 Maggio 2014

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Il sindaco De Blasio dà ai clandestini
le chiavi della città di New York

Del primo incontro ufficiale del sindaco di New York De Blasio con la stampa italiana, in occasione della visita americana del ministro degli esteri Federica Mogherini venerdì' 16 maggio, sono stati gia' doviziosamente riportati dai giornali i concetti alati, e quelli personali, espressi da un uomo politico professionista di (estrema) sinistra che ha riportato il partito democratico alla guida di City Hall dopo 20 anni di governi repubblicani (8 con Rudy Giuliani e 12 con Michael Bloomberg, che ha in realta’ ha oscillato tra il GOP e gli Indipendenti). De Blasio ha rivendicato, spalleggiato dalla Mogherini , il ruolo trasformativo che avra’ il suo “progressivismo” (ora si chiama pudicamente così' il socialismo) nella battaglia che va oggi di moda in America: la “eliminazione delle diseguaglianze” attraverso programmi di welfare sempre piu’ estesi, ovviamente a carico dei contribuenti e degli imprenditori (e quindi in ultima analisi dei consumatori) nella logica della “redistribuzione della ricchezza”. E’ un programma ‘retorico’, da eterna campagna elettorale, in cui si distingue da anni Obama sul piano nazionale, e de Blasio pensa si concretizzarlo sul piano municipale attraverso l’ampliamento della disponibilita’ di alloggi ad affitto popolare e la creazione di asili nido "gratuiti" (lui vorrebbe pagarli con piu’ tasse sui newyorkesi con reddito oltre 500mila dollari, ma dovra’ “accontentarsi” di averi i fondi dal budget dello Stato di New York, e sempre tasse sono).

Ma cio’ che di concreto e’ uscito dal veloce scambio con la stampa italiana, in verita’, piu’ che il futuro dei residenti riguarda quello dei tanti italiani (e non solo) che sognano la Grande Mela. Il sindaco e il ministro hanno parlato dei benefici reciproci che potra’ avere lo sviluppo dei flussi turistici, ma questa e’ una banalita’. La vera dritta che ha offerto, in codice, de Blasio e’ la conferma che la sua giunta, e il Consiglio municipale controllato dai liberal, stanno predisponendo le carte d’identita’ per gli illegali che si trovano a New York, e che lui ha definito “cittadini come noi”. Ai quali dare quindi tutti i diritti (il voto per ora no, ma anche i sandinisti come lui hanno imparato nel tempo che la rivoluzione non si realizza in quattro e quattr’otto) di risiedere, lavorare (in nero) , aprire il conto in banca, affittare una casa, farsi la patente, essere curati negli ospedali pubblici. Ufficialmente. Quindi, mentre a Washington il suo compagno Obama sta lavorando ad un progetto nazionale di sanatoria per gli 11 milioni di clandestini, il sindaco di New York sta “praticando l’obiettivo”, come diceva Mario Capanna, occupando la Statale, a proposito della eliminazione del rapporto gerarchico borghese tra docenti e studenti nel nome dell’anti autoritarismo.

Gia’ prima di de Blasio, la polizia di New York (come quella di San Francisco e di qualche altra citta' - ‘santuario' della clandestinita’) non aveva la possibilita’ di fermare le persone e di verificare che avevano la cittadinanza, la green card o un regolare visto di lavoro o studio per essere qui. Per essere sottoposti ad un controllo bisognava essere colti a commettere un reato. Ora, con de Blasio, chi riesce a superare i cerberi della Immigration al JFK e a salire sull’Air Train per arrivare in citta’, e’ salvo al 101%: ha anche un sindaco simpatetico che sente il dovere morale di proteggere gli immigranti, al diavolo la burocrazia dei documenti. “I miei nonni vennero qui all’inizio del secolo scorso e accettati, ebbero una chance”, ha ricordato de Blasio. L’emozione e l’orgoglio di essere di discendenze italiane umili sono risuonate nelle sue parole, anche se e’ una performance minima e facile, per un politico, apparire cosi’. Ed anche se, nel merito, l’affermazione e’ storicamente risibile, perche’ falsa: gli italiani di un secolo fa, come altre legioni di arrivati affamati da tutto il mondo, non furono certo trattati con i guanti, ma sfruttati in stile ottocentesco, discriminati, ghettizzati, osteggiati dagli “stranieri’ che erano qui prima di loro. “Noi dobbiamo accogliere oggi gli immigrati con lo stesso spirito con cui furono accettati i miei nonni”, come ha detto de Blasio, e’ una bugia buonista. Ma per chi coltiva il sogno di venire qui non conta la preparazione storica del sindaco, conta la sostanza del suo approccio. “Ho ammirato il fatto che avete avuto una ministra africana, la Kyenge”, ha detto alla Mogherini che annuiva. “Emigranti (irregolari) di tutto il mondo unitevi”.

di Glauco Maggi

 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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