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Complimenti per la trasmissione

Questi strani "Legàmi" del sabato sera

La soap di Raiuno che non dovrebbe stare lì

3 Giugno 2014

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Legami


Quando dalla programmazione torpida e un po’ attempatella del sabato sera di Raiuno è affiorato Légami (prime time) la mente m’è corsa alla commedia sadomaso di Almodovar del ’90.
E ho pensato a un eversivo calo degli zuccheri del direttore di rete Giancarlo Leone, qui immaginato, per un attimo, avvolto nel latex con mascherina nera e frustino. Una scena raccapricciante. In realtà, avevo sbagliato l’accento. E il Legàmi che va in onda al posto di Carlo Conti i è una telenovela. Telenovela portoghese. Una roba ispirata - indirettamente- un po’ alle Due orfanelle (Orphans of the Storm) film del 1921 diretto da David W. Griffith, un po’ al Conte di Montecristo. Con una trama ambienta in parte nel 1994 quando due sorelle, Marta e Ines, tutte di biancovestite, cadono in un fiume e la sorellina creduta morta viene raccolta da una coppia di disperati che prima quasi la investe con il Suv, e poi l’adotta col nome di Diana. E, in parte, la soap è girata ai giorni nostri quando Marta la sfigata scopre la sua vera origine e vuole farla pagare alla sorella colpevole di averle rovinato la vita. Da questo momento in poi, « l’unico obiettivo di Marta/Diana, sarà quello di vendicarsi della sorella grazie all’aiuto di Ricardo e riprendersi la vita che, secondo lei, per colpa di Ines, ha perso, a partire dai beni materiali, fino ad arrivare al fidanzato, Joao». Un Joao nelle soap c’è sempre. Un plot cruentissimo; non a caso il titolo originale è Laços de Sangue. Ora, la suddetta telenovela non è malfatta. Anzi. Coloratissima nelle scene di massa e mercato, con location urbane fighette e interpreti fighissimi, vanta una buona regia che si sofferma sui pianti, sui sorrisi e sul dolore generazionale. Vale per Legàmi -che ha vinto un Emmy- lo stesso discorso d’alta professionalità del Segreto su Canale 5. Ma c’è una differenza.
Il segreto lo paga Mediaset. Legàmi lo paghiamo noi, e non c’è alcuna ragione, né di servizio pubblico, né di opportunità, per ficcarla nella fascia pregiata del sabato sera. Poi dice: cercati un pubblico giovane. La colonna sonora è Gigi D’Alessio che canta «Non lasciarti andare mai/resta sempre quel che sei» . Forse velatamente riferito a Leone...
(PS l'amica Sonia Bianco che s'è pregiata di vedere il finale della serie, mi dice che Diana alla fine simulerà la propria morte e pagherà un tizio per tirarla fuori dalla bara. Una che telefona per farsi tirare fuori dalla bara, ripeto, non è una bella cosa per Raiuno. A meno che non sia una metafora della Raiuno stessa)

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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