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Sicurezza interna

Obama dà la caccia ai terroristi made in Usa e dimentica Al Qaeda

5 Giugno 2014

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Obama dà la caccia ai terroristi made in Usa e dimentica Al Qaeda

C’era bisogno di far ritornare nell’esteso campo di battaglia dal Medio Oriente all’Afghanistan cinque tra i piu’ pericolosi comandanti talebani, che erano al sicuro nelle celle di Guantanamo, in cambio di un soldato che aveva abbandonato il suo plotone? Cioe’ che aveva commesso il reato di diserzione che il codice militare punisce con la pena di morte? Obama ha ritenuto di si’, perche’ per lui, del resto, la guerra con i terroristi islamici era gia’ finita da tempo, dalla vigilia della sua rielezione nel 2012, quando Al Qaeda assaltava il consolato di Benghazi e gli uccideva l’ambasciatore in Libia. Anzi, per rimarcare da dove vengano davvero i pericoli per gli americani oggi, mentre il suo compagno Di Blasio sindaco rosso smantella la divisione di polizia che infiltrava e teneva sotto controllo moschee e comunita’ musulmane a New York, il suo ministro della Giustizia Eric Holder da’ la notizia che la gente inviperita per la liberazione dei talebani killers si attendeva: il ripristino di una speciale divisione dell’FBI dedicata alla lotta al terrorismo domestico. Ma non quello degli estremisti islamici. No, l’altro, quello dei suprematisti bianchi, degli intolleranti difensori della Costituzione, dei radicali anti
tasse e anti governo, dei razzisti (purche’ non islamici) antisemiti.

Una task force di questo tipo, anti “bianchi cattivi”, era stata ideata dopo l’attentato del 1995 ad Oklahoma City contro un palazzo federale ad opera di un suprematista bianco neonazista. Ma l’11 settembre 2001 l’ha fatta abortire, perche’ tutte le attenzioni erano state trasferite contro il pericolo di Al Qaeda.  Ora, dopo che un anziano antisemita ha ucciso tre persone in un Centro ebraico di Kansas City in aprile, e che una sparatoria a un tempio Sikh nel Wisconsin aveva fatto sei vittime nel 2012, e’ tempo, ha detto Holder a nome del governo Obama, di “preoccuparci per il pericolo che viene dall’interno dei nostri confini da individui che possono essere motivati da una varieta’ di cause, dal livore antigovernativo ai pregiudizi razziali”.

Trasparente il tentativo di trarre una equiparazione tra i rischi che vengono dagli islamici radicali e quelli che vengono dalle “teste calde” razziste che ricorrono alla violenza, vere e proprie mosche bianche in America. A meno di non infilare nella lista dei pericolosi tutti gli iscritti alla NRA (National Rifle Association), ossia coloro che hanno il porto d’armi e difendono il secondo emendamento che da’ il diritto a possedere pistole e fucili. E’ la centesima conferma che Obama e i suoi seguono solo la bussola della politica politicante e non la realta’.

Un rapporto appena pubblicato a cura di Seth Jones, direttore del Centro di politica della Difesa e della Sicurezza Internazionale della Rand Corporation, lancia l’allarme sul pericolo terroristico vero e sistemico, non sulle schegge di follia individuale che possono muovere il pazzo di turno a fare le sue sparate, per tragiche e assassine che siano.  Dunque, ha scritto Jones in un articolo sul WSJ in cui ha presentato i risultati della sua ricerca, “dal 2010 al 2013 il numero dei gruppi jihadisti nel mondo e’ cresciuto del 58%, passando da 31 a 49. Il numero dei jihadisti combattenti e’ raddoppiato ad una stima di circa 100mila militanti. Il numero degli attacchi attribuiti ad Al Qaeda e’ salito da 392 a circa un migliaio.

La minaccia piu’ significativa per gli Stati Uniti viene dai gruppi che operano in Yemen, Afghanistan, Pakistan e Siria”. Alcuni di questi gruppi, sostiene Jones, “hanno un interesse e la capacita’ di colpire sul territorio degli Stati Uniti”. E cita Al Qaeda nella Penisola Araba in Yemen e il “cuore” di Al Qaeda sul confine tra Afghanistan e Pakistan, dove “il suo leader, Ayman al-Zawahiri, rimane impegnato nel colpire gli Stati Uniti. E’ affiancato da un certo numero di americani, come Abdullah al –Shami e Adam Gadahn, che appoggiano il suo obiettivo”. Secondo lo studioso della sicurezza della Rand, “dati l’alto livello della minaccia posta da questi gruppi, e le limitate capacita’ dei governi locali, gli Usa dovrebbero dedicare un impegno di lungo termine in Yemen, Pakistan, Afghanistan e possibilmente in Siria.

La strategia dovrebbe comportare speciali operazioni clandestine, di intelligence, diplomatiche e di altra natura per colpire i gruppi di Al Qaead e le loro reti di supporto finanziario, logistico e politico”. Il contrario di cio’ che ha fatto Barack rafforzando i Talebani con lo scambio folle.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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